Intervista a Stefania Zambrano che ci parla di ‘Robinù’, film sui baby-boss di Napoli Stefania Zambrano Interviste

Stefania Zambrano ci parla di ‘Robinù’, film sui baby-boss di Napoli

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Qualche giorno fa è stato trasmesso su Rai2 il docu-film “Robinù” che racconta, senza filtri ne finti perbenismi, il fenomeno dei baby-boss a Napoli.
Figura chiave del documentario è Emanuele Sibillo, boss morto a soli 19 anni, fondatore della paranza dei bimbi di Forcella, nuovo pioniere della Camorra, e ora diventato martire per i protagonisti del documentario del giornalista Michele Santoro.
Al documentario ha partecipato anche la napoletana icona LGBT Stefania Zambrano, allora alla sua prima esperienza davanti alle telecamere. L’abbiamo intervistata e ci siamo fatti raccontare da lei la sua esperienza.

Stefania Zambrano ci parla di ‘Robinù’, film sui baby-boss di NapoliCiao Stefania, raccontaci in che modo hai partecipato al docu-film “Robinù”, come è nata la tua partecipazione?
Ciao a tutti, allora mi chiamarono i collaboratori di Michele Santoro per partecipare a questo film, cercavano proprio un personaggio come me. Io inizialmente non ero convinta, ma poi mi chiamò la mia amata amica Loredana Rossi e mi disse proprio così: “Uè, femminiella, ti hanno contattata i ragazzi di Santoro” e mi spiegò che dovevo giocarmi quella carta. Allora io, dopo che vennero anche a casa mia a spiegarmi tutto, decisi di far parte di questo film. Dopo una settimana iniziammo a girare il primo ciak.

Eri emozionata?
Beh, certo era la mia prima esperienza ma sono stata bene, anzi, super bene! Sono stati tutti molto gentili e professionali. Sapevano come controllarmi l’ansia e l’emozione e, come prima volta davanti alla camera, è stato tutto positivo.

Da lì poi è iniziata ufficialmente la tua carriera di attrice, giusto?
Si. Dopo sono stata scelta per girare il film “La Parrucchiera”, in un ruolo bello e importante per cui sono stata anche premiata. Però, l’emozione che ho provato e la tranquillità che mi davano gli operatori di Santoro non le ho più provate. Ricordo ancora uno di loro in particolare, Mikaela, una persona davvero squisita.

Il docufilm “Robinù” racconta della realtà dei baby boss a Napoli, tu che cosa ne pensi?
Si racconta una realtà che oggi conosciamo guardando i giornali e telegiornali. Questi ragazzini fanno tutto questo a causa dell’educazione dei genitori e del poco lavoro che c’è al sud. Napoli infatti offre poco ai ragazzi. Quando ho visto il docu-film Robinù per intero la prima volta non ci ho fatto caso, ma la seconda volta, a casa da sola, mi sono fatta un mare di pianti. C’è tanta sofferenza negli occhi di questi ragazzi e delle loro famiglie.

Stefania Zambrano ci parla di ‘Robinù’, film sui baby-boss di NapoliQualche giorno fa è stato trasmesso a tarda sera su RAI 2: finalmente anche la tv si sta “svegliando” e mostra al grande pubblico questo fenomeno.
E’ stato importante trasmetterlo in tv. Sai, sono ragazzi senza futuro, quando hanno 26/27 anni o vanno in carcere oppure perdono la vita e questo è un dolore per la famiglia ma anche per la mia città.

Come personalità di spicco del mondo Lgbt italiano e profonda conoscitrice delle problematiche della tua città, come pensi si possa arginare questo fenomeno?
Vorrei che venissero seguiti ed educati fin da bambini, perché parlano con sofferenza e quando ridono…si sente che sono risate finte.
Quando devi far di tutto per vivere, anzi sopravvivere, la tua vita non è serena e non si può restare indifferenti.

Una città come Napoli, così bella ed emancipata, dovrà muoversi a curarsi dei bambini perché loro saranno il futuro della nostra città. Serve amore, educazione e rispetto: se non lo insegniamo, non si potranno mai mettere in pratica.

Grazie Stefania Zambrano, speriamo di vedere presto in tv anche il tuo documentario sulla realtà trans, realizzato in collaborazione con Piccole Magazine Tv e Piccole Trasgressioni!
Grazie a voi e si…presto proporrò “Il seme della bellezza” alla Rai, incrociamo le dita!

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