Ciao Romina e grazie di questa intervista. Siamo onorati che hai deciso di partecipare come giurata alla 25 edizione di Miss Trans Italia SudAmerica. Come ti stai preparando a questa esperienza?
L’onore è mio, è la prima volta che partecipo in qualità di giurata e devo ammettere che sono molto emozionata. Sicuramente cercherò di provare qualche capo d’abbigliamento degno della serata, cercando di essere all’altezza delle concorrenti, ma a giudicare dai video delle edizioni precedenti ammetto che sarà dura. Le concorrenti sono delle meravigliose dee con make up impeccabili e un portamento da far sfigurare ogni diva! Non vedo l’ora di godermi lo spettacolo (e la gara)! 

E’ vero che ti sei avvicinata al mondo della musica grazie alla tua vicina di casa transgender?
Vero, ho trascorso l’adolescenza con una guida vera e propria. Giò mi ha fatto da seconda mamma; passavo le ore a casa sua era nel mio stesso palazzo. Sono cresciuta con lei accanto, in un periodo per me molto particolare. Giò è un’artista incredibile, mi ha fatto conoscere lei Marlene Dietrich e il divismo. E’ un mezzo soprano naturale e cantava l’opera ogni pomeriggio; io così capivo che era a casa e correvo da lei, come fosse una campanella. Non solo mi ha fatto appassionare a un tipo di musica che proprio non conoscevo, ma mi ha insegnato l’importanza della MESSA IN SCENA. Mi ha insegnato a stare sui tacchi e a credere che anche se ero un’adolescente chiusa e orrenda, dentro di me c’era un bel cignetto. Crescere con una persona che ne ha passate di tutti i colori, ma che è riuscita a decidere di cambiare la sua vita, non rinunciando mai ai desideri, è stato un dono. Contare su se stessi prima che lo facciano gli altri e sapersi reinventare è una cosa che non tutti sanno fare. Se oggi ho movenze femminili, e sul palco mi sento bene, è tutto merito suo.

Sei molto amata dalla comunità lgbtqi, si può dire di te che sei una icona gay in erba?
E’ un piacere. Oddio è una responsabilità, non so se ne sono degna. Penso di non essere capita tanto quanto mi capisce la comunità lgbtqi, parlo dei miei testi crudi e del mio modo di fare. Sono fiera di essere ricambiata con amore e rispetto; fiera di scendere in piazza per provare a cambiare le cose, che si, sono cambiate, ma non ancora come tutti vorremmo. Quando i discografici mi dicevano che esageravo con certi concetti, ricevevo nello stesso momento degli inviti a cantare le mie canzoni proprio perchè erano brutalmente sincere. Posso dire che mi ha capita prima la comunità, che non gli addetti ai lavori, e questo io, che mi sono sudata pure l’aria che repiro, non lo dimenticherò mai!

Sei anche molto amica di Immanuel Casto, con cui collabori professionalmente da anni. Vuoi parlarcene?
Immanuel è un genio, una persona con la quale posso parlare proprio di tutto. Siamo maniacali su cose diverse, ci teniamo a curare i nostri progetti con dedizione e lucidità e ci confrontiamo sempre. Mi fido ciecamente di lui. Conosce ogni lato di me, mi ha vista nuda, felice, a pezzi, impaurita… Senza Casto non avrei mai avuto la libertà di esprimermi che ho ora, mi ha fatto capire che con il duro lavoro e la cura dei dettagli tutto è possibile. Avere un amico/ collega simile è una bella botta di fortuna. 

Hai fatto anche Sanremo e X Factor. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze? 
Sanremo è un’esperienza atomica, l’unica vera vetrina della musica in Italia. Cantare con quell’orchestra è una soddisfazione, roba da tachicardia. X Factor lo consiglio a chi canta bene ma non ha ancora chiaro come collocarsi. Per me X Factor è stato traumatico. E’ un programma televisivo ottimamente gestito da veri professionisti, ma è bene che la gente sappia che la gavetta è fondamentale e che per creare una carriera con basi solide non basta un programma televisivo.  

Romina Falconi, ora sei in giro per promuovere il tuo ultimo singolo “Cadono Saponette” che ormai è diventato un tormentone su Spotify e non…
Sono ancora incredula. Il fatto è che non si può mai dare nulla per scontato quando si fa questo lavoro. Essere in top viral italia è come sentire tutti insieme mille abbracci. Ho lavorato tanto per cercare di fare del mio meglio e ancora lavoro da matti, facendo orari da fuso orario di Pechino, per essere all’altezza dell’affetto che ricevo. Cadono Saponette è la storia della mia vita, quando dopo qualche batosta non sai se lasciarti andare o meno. Cerco di incitare me stessa in primis a non lasciarmi precludere nulla perchè la troppa prudenza a volte può essere limitante. 
In questo brano ha suonato quella che considero una divinità: Gary Novak. Per le rifiniture e tutto il mondo intorno ci sono Rio e Zangirolami, miei produttori e amici preziosi. Le parole sono mie e del mitico Diego Passoni. Insomma, non mi sono sentita sola stavolta; sono fiera che quella canzone nata tra le mura di casa mia, in tempi non sospetti, quando mi sentivo sfiduciata e chiusa, ora stia piacendo tanto…

 Album in vista?
Oh si! Sto preparando tanto materiale, nel 2018 uscirà questo album che mi ha fatto sognare, incazzare, soffrire e sudare tantissimo. Ci sono musicisti internazionali e un lavoro maniacale dietro, ma è giusto così. Le cose più belle che otteniamo sono proprio quelle che abbiamo desiderato tanto e sulle quali abbiamo speso tempo e duro lavoro. L’attività di cantautore è come un orto: semini tanto e non sai come sarà il raccolto. La cosa più importante, proprio perchè nessuno ha il dono della preveggenza, è essere certi di aver dato il massimo e amare il risultato di quelle lunghe sessioni in studio. Piano piano prende forma questo disco ed io sono molto soddisfatta.

Che progetti hai per il futuro?
Provo a iscrivermi a Sanremo con un brano molto particolare e teatrale, preparerò tutti look/ suoni e temi diversi per i vari singoli, perchè non mi accontento mai. Andrò avanti a testa bassa ma con delle estensioni ai capelli favolose!

Grazie a Romina Falconi per questa bella intervista e appuntamento a Miss Trans Italia e SudAmerica!

 

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