Regina Satariano

Regina Satariano

intervista esclusiva a Regina satariano

Abbiamo contattato telefonicamente Regina Satariano, che ci ha raccontato e spiegato a cuore aperto e con tanta sincerità…

regina satariano si racconta

ecco a voi la rivelazione di  regina satariano

Regina Satariano

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Regina Satariano

Regina Satariano

intervista esclusiva a Regina satariano

Abbiamo contattato telefonicamente Regina Satariano, che ci ha raccontato e spiegato a cuore aperto e con tanta sincerità…

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ecco a voi la rivelazione di  regina satariano

Regina Satariano

Regina Satariano

Buongiorno Regina Satariano, dopo aver letto la tua dichiarazione, voglio farti i complimenti, perché sei stata onesta e leale, e in questo mondo di ipocrisia l’onestà e la lealtà sono una virtù e una qualità insostituibili. Quindi vorrei entrare più direttamente nella dinamica della tua anima per capire come una donna, che appariva ai miei occhi di una forza straordinaria, sia inciampata in questa tremenda solitudine.
Guarda, ti posso dire che, partiamo da lontano, ho avuto una storia di vent’anni molto importante, che credevo fosse la storia della mia vita, ma che poi è finita cinque anni fa per motivi miei personali, ma anche per orgoglio e per eccessiva volontà di dimostrarmi più forte di fronte a certe situazioni. Ho accantonato per quasi due anni questi ricordi e ho cercato d’ingoiare tutto e non parlarne, diciamo che non ho affrontato la cosa in modo adeguato, come doveva essere.
Insomma, vent’anni non sono un giorno. Ho fatto un locale con questo mio compagno, ma soprattutto pensavo che le cose fossero per sempre, anche se per sempre non c’è nulla, se non solo la morte.
Allora, io in quel caso ho probabilmente cominciato a non pensare, per non dover rimuginare e rimpiangere questa situazione. Ho cominciato ad avvicinarmi in un qualche modo a queste medicine. Allora praticamente sono tornata per questi due anni a nascondere a me stessa il disagio che c’era, e non dico la vergogna, perchè non si parla di vergogna, ma sai, quando tutti quanti ti chiedono “cos’è successo? come mai?” etc, io cercavo, per tergiversare, di allontanarmi da questa cosa ed ecco, questo è stato uno dei motivi, in primo luogo, che mi hanno portata ad avvicinarmi a una terapia, che io uso dire “del dimenticare”, perché dormendo e non affrontando le cose ho cercato in una qualche maniera di non affrontare questo mio problema. Soprattutto avevo perso l’autostima; nel senso che anche con i clienti mi sentivo a disagio.
Sono stata spronata da un’amica, anzi una vera amica, che sta a Palermo, che mi ha detto “vieni qua perchè io voglio che tu venga a trovarmi”. Con lei sono andata a Palermo, città dove ci sono bravi corteggiatori e li anche uno scarrafone diventa una star, e da allora ho cominciato a riprendere un po’ di autostima, in me però allo stesso tempo non avevo affrontato quello che era successo.
Poi mi sono trovata con questioni legali, dopo vent’anni e con un bar-tabacchi-ristorante insieme al mio compagno ho deciso di lasciarglielo; non avrei dovuto farlo perché i soldi li avevo messi io, ma al di la di questo non sono pentita, però sono caduta in una depressione che cercavo di non mostrare agli altri, poichè avevo problemi più importanti.
Avevo tanta gente che si appoggiava a me e non volevo dare a loro il senso della mia fragilità.
Questo è un errore perché quelle persone che ho aiutato erano anche in grado di darmi, a loro volta, un aiuto e non le ho messe nelle condizioni di farlo. Ecco, diciamo che al Consultorio ad esempio, le mie psicologhe si sono rese conto del mio disagio e mi hanno permesso di affrontarlo.
Però la depressione era qualcosa che mi veniva quando poi ero da sola, perché alla fine il dottore mi ha detto che uno dei problemi che hanno soprattutto gli adulti è la solitudine. Crescendo si è meno giovani e se non hai una storia, perché è finita, perdi fiducia in tante cose e allora ti racchiudi in una triste situazione che è la solitudine.

Intervista a Regina Satariano, un'anima fragile
Allora Regina io vorrei focalizzare un aspetto: diciamo quello più naturale perchè la psiche umana si difende nell’oblio, cioè cercando di dimenticare ed accantonare.
Tu hai cercato di aiutarti in questo modo, con l’uso di un farmaco che però non è stato in grado di enucleare ed emarginare questi ricordi. Hai una personalità fortissima; sei un capo, sei una leader, sei una persona carismatica e quindi sei incorsa in quello che è il peccato d’orgoglio. Dopo questa prima esperienza rinasce una nuova Regina, una Regina che è consapevole di essere anche Donna, anche umana, anche fragile e quindi sarà una Regina migliore quella che troveremo davanti a noi nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e forse anche più vera.
Ci sono persone che apprezzano la fragilità, perché essere a tutti i costi quella che ha sempre la risposta pronta ed è sempre forte non sempre paga. A volte bisogna mostrare il vero aspetto perché in fondo, siamo esseri umani.
Certo, ho avuto anche alcune tragedie che non volevo condividere con altri, che riguardavano la mia famiglia.
Mi sono ritrovata, a perdere otto famigliari, miei fratelli e sorelle ed anche i miei genitori, perché noi siamo una famiglia numerosa di dieci persone; 8 figli e 2 genitori che però sono stati tutti coinvolti in quel brutto male che è il cancro.

Abitavamo a Cornigliano e oggi qualcuno farebbe anche causa ad un’azienda. In quegli anni noi abitavamo proprio a 200 metri da questa fabbrica e nell’arco di due anni ho perso i miei famigliari. Ora sono rimaste due sorelle e sono le uniche persone che amo, che mi sono state vicine.
Però, trovarsi in questi lutti mi ha avvicinata quei farmaci, allora era il Tavor, poi è diventato Lexotan e infine il Minias.

Anche perché, purtroppo va detto, che le mie sorelle si sono appoggiate a me. Probabilmente mi vedevano più forte di loro anche perché il mio percorso di transizione aveva dato questo messaggio.
Però purtroppo per farti capire, a luglio è morto mio fratello, ad agosto un altro fratello, a settembre è morto mio papà, a gennaio una mia sorella, a marzo mio fratello; tutte queste cose sono accadute in poco tempo e io non ne ho mai parlato perché era una sofferenza mia. L’unica persona con cui ho condiviso questo dolore era Marcella di Folco, che quando mia sorella e mia madre stavano male, mi è stata vicina e sapeva cosa mi stava accadendo.

Avevo questa spada di Damocle sulla testa che non mi faceva dormire, perciò mi sono affidata a quello che allora era solitamente il Tavor, poi ho proseguito con altri farmaci.
Devo dire che una delle due mie sorelle rimaste ha avuto un tumore al seno dal quale fortunatamente è guarita, però questa cosa mi ha portata a dover dimostrare un aspetto ancor più forte di me.
Quando il mio secondo fratello è morto, bisognava stare dietro ai suoi bambini, una figlia di 14 anni e un bimbo di 8 e mi ha fatto giurare in punto di morte che mi sarei occupata di loro, perché secondo il suo punto di vista ero quella che probabilmente dimostrava più capacità di reagire. Questo mi ha portato ad avere una responsabilità in più che poi chiaramente per una persona che come me fa tante cose, significava un qualcosa a cui non potevi dire di no, un’altra grande responsabilità da assumersi. Ti dico solo che il giorno dopo che è morto, mi sono trovata ad assistere indirettamente questi miei nipoti, che sono la mia vita insieme a tutti gli altri che mi sono stati vicini.
Questo fa capire che dovevo far fronte a cose più grandi di quelle che io in quel momento e in quel contesto potevo affrontare. In quel periodo portavo avanti la mia battaglia per il cambio anagrafico e altre battaglie per il mio diritto di vivere una vita migliore. Vivevo le battaglie per costruire il Consultorio e dietro c’era questo disastro e questo disagio, che non poteva non essere affrontato e mi portava al desiderio di chiudere gli occhi e riposare. Non potevo stare a pensare a tutte quelle cose perché erano troppe.

Regina, questa testa che è sempre stata un po’ girata verso il passato adesso tu la giri in avanti verso il futuro. Qual’è il progetto immediato? Una vacanza? A cosa stai pensando?
In realtà penso già al concorso Miss Trans Italia e SudAmerica.

Va bene, pensi al Miss Trans, ma ciò non toglie che tu possa programmare una vacanza, un periodo di stacco…
Quando esco da qua sicuramente una settimana la dedicherò a me, andrò a trovare le mie sorelle a Genova, insomma  prenderò qualche giorno, anche perché il Consultorio mi è stato veramente vicino e penso anche ai ragazzi, che sono tantissimi.

Un bel viaggio non ce l’hai in programma? Magari un po’ mistico, sai che io ho il pallino dell’India…
Guarda mi farebbe piacere però i viaggi da sola mi spaventano.

Se ti spaventano, trovi un’amica o un amico con cui andare…
Sai, adesso quando esco da qui sicuramente avrò bisogno di stare un po’ con la mia famiglia, che ho anche trascurato per tanto tempo. Quando andavo a Natale, arrivavo la mattina e tornavo indietro la sera perché magari il giorno dopo lavoravo o avevo bisogno di andare a trovare altre persone, che non stavano bene e che volevano condividere certe feste solo con me. Per questo sento anche il bisogno di stare un po’ con loro anche se si tratta di qualche giorno.
Gli impegni sono tanti: a ottobre ho il convegno dell’ONIG che è l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere di cui io sono vice presidente, per cui dovrò fare una relazione in merito a ciò che è stato fatto e poi ho tanti altri impegni. Sicuramente appena esco da qui mi concederò una settimana da dedicare a me ed è inevitabile, poi seguirò i consigli che mi daranno i medici prima di dimettermi.

Comunque il grande insegnamento che esce da questa vicenda è che devi pensare a te, hai sempre pensato agli altri e ti sei trascurata.
C’è un momento in cui bisogna fermarsi, guardarsi allo specchio e dire “è il momento di pensare a me” e non è che io questa cosa l’ho trascurata ma l’ho accantonata, perché non avevo preso la situazione a due mani, l’avevo solo rimandata utilizzando questi farmaci.
Quando ho sentito il bisogno di venire qui a Verona a fare l’incontro con il dottor Fabio Lugoboni, il direttore di questo reparto, è stato proprio lui a farmi capire quali erano le controindicazioni che stavo vivendo perché mi sono accorta che spesso mi è capitato di dimenticarmi quello che stavo dicendo; mi sono trovata più volte a parlare e ad un certo punto non sapevo più quello che volevo dire.

Stress, stanchezza, affaticamento?
Si, questo era anche legato ai farmaci, così come sono certa che dopo un abuso di questo farmaco le conseguenze possono essere anche ictus, infarti…si muore insomma, c’è scritto proprio anche nel bugiardino: è specificato che l’abuso ha conseguenze anche sulla guida, soprattutto nelle dosi che prendevo. Potevo essere un pericolo non solo per me ma anche per gli altri e questa sarebbe stata una cosa che non avrei mai perdonata a me stessa.
Il dottor Fabio, grazie alla sua ricerca, ha capito che spesso molte persone transessuali si sono rivolte a questo sonnifero e poi alla struttura. Allora mi fa pensare che è nella nostra condizione di transessuali una causa occulta a questo malessere e
per questo voglio portare la vicenda anche al Consultorio.

Perché possa essere di aiuto agli altri?
Si. Il Dott. Fabio è il responsabile della ricerca dell’Università di Verona e mi ha presa nel programma.
Sono anche stata fortunata perché la lista d’attesa è molto lunga ma sta facendo una ricerca proprio su questo: come mai tante persone transessuali si rivolgono a questo farmaco?
Evidentemente c’è qualcosa che lega la solitudine o la depressione ad un quid che ci porta ad arrivare anche a questo. Io sono un nome noto e qualcosa ha voluto portarmi a questa ricerca ed a creare un legame e una collaborazione, che poi faremo con la struttura ospedaliera, perché questa situazione mi ha fatta riflettere e capire che questo non è solo il mio caso.
Parlando poi con tanta gente che mi ha scritto, addirittura c’è chi dice anche come si è trovata nella stessa situazione, ma ti ripeto che anche nel mio post racconto, è stata una ragazza transessuale che mi ha indicato questo ospedale in cui era venuta anche lei. Ciò mi ha fatto capire che nella nostra situazione c’è anche chi poi probabilmente arriva a questo, è una necessità e allora dobbiamo capire e riflettere sul problema.

Io Regina ti ringrazio per questa bellissima conversazione in cui hai asportato dalla tua anima cose che tenevi celate e avevi bisogno di manifestare. E’ inutile dirti che ti siamo vicini e ti vogliamo tutti bene, è quasi gioco forza volerti bene perché tu hai vissuto per gli altri, però ora ti devi fermare e vivere per te stessa!
Sai una cosa che mi ha fatto veramente piacere? Io generalmente non leggo mai i commenti sui post di Facebook, però ieri era inevitabile perché ovviamente si parlava di una mia esperienza diretta e non politica, come di solito. La cosa che mi ha sbalordita, ti dico la verità, con un po’ di orgoglio, mi ha fatta felice ricevere tantissimi commenti, non solo da persone e associazioni che hanno lavorato con me, ma anche da persone comuni che mi seguono e non hanno niente a che vedere con il mondo LGBT. Questo è stato il regalo più bello che potessi ricevere da questa esperienza di disagio che sto vivendo in questi giorni.

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