Conosciamo oggi Madame Pride, novella ma già apprezzatissima 31enne drag queen di Foggia, da qualche anno milanese d’adozione. Conoscerla è stato travolgente: Madame Pride è un vero vulcano d’energia, un fiume di parole in piena, mai banali. Subito spezza il ghiaccio dicendoci: “nel palco, come nella vita, amo l’arte, il teatro, la buona musica. Inoltre adoro i miei amici (che sopportano pazientemente tutte le mie “mestruazioni” mentali) e da buona terrona il mio regno è la cucina”. Recentemente è arrivata seconda alle selezioni di “O.D.Q 2019 – selezioni Lombardia” e ha vinto il premio Best Performance. A Piccole Magazine racconta di come è nata la sua passione per questo sfavillante mondo e non solo.

Intervista a Madame Pride: "mangia glitter a colazione e splenderai tutto il giorno!"Ciao Madame Pride, piacere di conoscerti. Allora, come è nato il tuo interesse per il mondo dello spettacolo e delle drag queen in generale?
Ciao a tutti voi. La prima volta che ho pensato di avvicinarmi al mondo drag è avvenuto tutto a motivo di un forte stupore e, quando qualcosa ti stupisce, vuol dire che ha pizzicato le corde del tuo cuore in modo tale da farne fuoriuscire una melodia…spetta solo a noi continuare quest’operazione iniziata da “altri” in noi.

Nel mio caso, lo stupore arrivò nel luglio del 2017 quando vidi esibirsi per la prima volta Maraya Queen. All’epoca mi fu presentata come “Miss Drag Queen Lombardia 2016” ma che poco dopo sarebbe diventata la mia “mamma artistica”. La vidi così bella, così divina (e non scherzo: era veramente vestita come una divinità egizia con tanto di copricapo e ali annesse) da farmi esclamare in un fragoroso: voglio essere anche io come lei! Dopo questo incontro, iniziai ad informarmi sul mondo delle Drag Queen che per me era totalmente ignoto.

Quindi nel 2017 è nata ufficialmente Madame Pride?
Si, dal settembre del 2017 iniziai a collaborare alla preparazione di alcune serate con Tachipierina (una drag che si esibisce nel lodigiano). Lei fin da subito, ha creduto in me e, a motivo di ciò, avrà sempre il mio sostegno. Lo stare dietro le quinte delle serate terminò il 2 Dicembre 2017. Per gioco, decisi di esibirmi per la prima volta come drag e con mio sommo stupore ricevetti il “battesimo” dalla grande Cesira.
Grazie all’aiuto di Tachipierina ho appreso i primi rudimenti di trucco, parrucco ma, soprattutto, la gioia di esibirmi per la gente.

Come hai scelto il tuo nome d’arte?
La scelta del mio nome artistico non è stato affatto una passeggiata. Molte erano le opzioni simpatiche che mi vennero in mente ma alla fine scelsi la meno simpatica e la più scontata…ma che non era stata mai scelta da nessuno. Ho deciso di chiamarmi Madame Pride perchè ciò che voglio trasmettere è quello di essere sempre orgogliosi di se stessi e se qualcosa non ci rende tali allora dobbiamo lottare quotidianamente per poterci finalmente guardare allo specchio e dire a noi stessi: “ora si che mi piaccio!”. Ovviamente, tutto questo, con un pizzico di stupidità e di signorilità che non guasta mai (ride).

Ci sono stati dei pregiudizi da superare? Se si, quali?
Il primo grande pregiudizio è stato quello con me stesso. Avevo paura di considerarmi “strano” ma poi ho capito che grazie a Madame Pride sono diventato migliore!

Intervista a Madame Pride: "mangia glitter a colazione e splenderai tutto il giorno!"Dove ti esibisci attualmente?
Non ho un locale fisso nel quale mi esibisco. Grazie ad alcune amiche, in questo anno e mezzo, ho avuto modo di conoscere molte città sia del nord che del sud. Devo ringraziare Vera Aloe che mi ospita nelle zone di Alessandria e Tachipierina nel lodigiano e soprattutto Maraya Queen che mi permette di incontrare tante tante artiste.

C’è un’artista in particolare che ammiri o a cui ti ispiri?
In questi ultimi anni, grazie al “fenomeno RuPaul”, il mondo delle Drag Queen è entrato nelle case di ogni “frocia-ferocia” che si rispetti (sorride). L’artista che seguo da sempre è Sasha Velour. In ogni sua esibizione riesce ad emozionarmi grazie al suo talento, la sua innovazione e la capacità di mantenere sempre alto e costante lo stupore del pubblico. Molto prendo d’ispirazione dalle sue performances ma rendendole sempre attinenti al mio personaggio. Insomma ci metto quel tocco d’italianità che contraddistingue ogni buon drag peninsulare.

E’ bello non snaturare quello che si è! Inoltre le drag italiane hanno un background culturale non indifferente. Ma per te cosa significa essere una drag queen?
Credo che l’ambiguità che è insita nell’ontologia della drag ha un fascino che la nostra società dovrebbe riscoprire.
In una società dove si parla di femminicidio: uomini si vestono da donne non perché si sentono tali ma perché comprendono la forza che solo una donna ha. In una società dove si parla di omofobia: uomini gay manifestano la loro omoaffettività in una maniera così eclatante che non puoi non capire che l’omosessualità è una condizione quotidiana…e solo perché alcuni non l’accettano non significa che sia un problema. Al contrario, il problema sta nel non capire e non nell’essere ciò che si è.

Viviamo in una società che sembra aver perso la stella polare per orientarsi e dove pare che ogni cosa non ha più un senso.
E qui entrano in gioco le Drag Queen. Delle “Regine” senza Re che esplodono d’ilarità con un messaggio da dare a tutti: mangia glitter a colazione e splenderai tutto il giorno perché questo mondo brillerà solo se i nostri occhi, i nostri cuori e le nostre azioni esploderanno in un continuo spettacolo pirotecnico.

Sei nel mondo drag da poco più di un anno: che qualità deve avere una brava drag per emergere e farsi apprezzare dal pubblico? Che consigli daresti a chi vuole intraprendere il tuo percorso?
Non mi sento in grado né di dare consigli né di avere delle idee chiarissime su questa forma d’arte. Posso soltanto dire ciò che ho imparato, ovvero: stupire sempre. Non possiamo dirci drag senza un pubblico che ci giudica e un locale che ci da fiducia. Ho incontrato molte bellissime e titolate Drag Queen su Instagram ma che non hanno mai fatto una serata o che non sono più state chiamate a lavorare nei locali.

Nelle esibizioni e soprattutto nell’intrattenimento, credo che lo stupore unito al divertimento sia la ricetta migliore per fare una buona drag. Di volgarità, preoccupazioni e tristezze il mondo ne è oramai troppo pieno, non serve che anche noi ci mettiamo del nostr. Al contrario dobbiamo regalare al pubblico un momento nel quale tutto il resto del mondo è fuori dal locale. Una boccata d’aria fresca in mezzo a tanto smog. Far rifiorire quel mondo delle emozioni che diventa sempre più un totale sconosciuto negli adulti e soprattutto nei giovani del nostro tempo.

Un lato positivo del mondo drag e uno negativo?
Di lati positivi ce ne sono veramente tanti. Il primo è il grande miracolo che si crea nei nostri spettacoli; bisogna, inoltre, sottolineare la grande capacità delle Drag di saper “sfruttare” il loro personaggio per sensibilizzare la gente su temi rilevanti e grazie a ciò raccogliere fondi a scopo benefico. Come lato negativo mi sento di sottolineare quella “rivalità” a volte infantile che si crea anche a motivo del gran numero di Drag e dello scarso numero di locali nei quali c’è la possibilità di esibirsi. Ma di questo non bisogna stupirsi, da che mondo e mondo le “misure” sono sempre state oggetto centrale di rivalità.

Il personaggio di una drag queen è giusto che si evolva nel tempo o è meglio resti ancorato di più alla tradizione, secondo te?
Charles Darwin affermava: “non è il più forte che sopravvive, né il più intelligente, ma il più aperto al cambiamento”. L’essere una Drag Queen è una forma d’arte e come ogni buona forma d’arte che si rispetti dev’essere sempre specchio di una società, di una cultura e di un determinato periodo storico.

Ovviamente, ci sono dei canoni che trascendono il tempo, la società e la cultura. Canoni che restano immutati nel loro significato ma che necessitano di una metamorfosi che si rende obbligatoria per poter raggiungere e comunicare con un pubblico.
Altrimenti si finirebbe come tanta sedicente ”arte moderna” nella quale non vi è un vero e proprio significato accessibile agli astanti ma l’opera è soltanto frutto della “sega” mentale dell’artista. La mia non vuol essere affatto una critica ma, uno stimolo a chiederci sempre più: Perchè e, soprattutto, per chi ci trasformiamo in Drag Queen?

Parole su cui riflettere. Madame Pride, so che in pentola bollono diversi progetti per il tuo futuro.
Eh si, ci sono due appuntamenti rilevanti (sorride). Il primo è un progetto fotografico con Lucia Bianchi rivolto alla trasformazione, intesa quella della Drag Queen in quanto tale e sul visionario. Un percorso d’immagini volte a sviluppare, all’arrivare ad essere una Drag Queen. Che è da sempre uno dei simboli del movimento LGBTQ, ma senza rivelarne l’identità perché che in questo sta il fascino, il mistero, la curiosità.

E il secondo progetto?
Sono stata scelta dall’autrice teatrale Bruna Bonanno per la sua prossima drammaturgia musicale della quale già ne abbiamo presentato uno stralcio. Il lavoro nasce dal desiderio e dall’esigenza di capire cosa succede quando si incontra l’altro da sè che, in quanto altro da sè, spaventa e terrorizza. Il conflitto nasce dall’esistenza perenne, continua, costante di un altro da me che condivide il mio stesso spazio. Ma questo, in quanto altro da me, mi dà fastidio al punto da volerlo continuamente eliminare, continuamente mandare via, continuamente qualunque cosa, purché sia sempre rispettata la regola: prima ci sono io e se ci sei anche tu devi stare alle mie regole.

E’ molto interessante!
Tra i due protagonisti di questa storia c’è un terzo personaggio che nell’immaginario dell’autrice racconta e tiene insieme più identità. Si prende cura e non si prende cura, che crea la storia e la modifica, che appare e scompare, che dà voce e resta nell’ombra. E’ il burattinaio che dà avvio al gioco e che nel testo vive attraverso le didascalie. Queste didascalie muovono lo spazio e i personaggi. Così come il burattinaio muove i suoi burattini. Così come le regole del mondo, della tradizione, della società in cui viviamo, muovono gli abitanti del mondo, i pensieri degli abitanti e le loro abitudini. La didascalia è interpretata da una drag queen (che in questo caso sarei io). Insomma una persona-personaggio che porta con sé un mondo continuamente cangiante continuamente mutevole continuamente bambino e adulto insieme.

Grazie Madame Pride per questa bella intervista e in bocca al lupo per il tuo futuro, che siamo certi ti riserverà tante soddisfazioni!
Grazie a Piccole Magazine per avermi dato la possibilità di presentarmi al mondo dei vostri lettori e invito tutti a seguirmi sul mio profilo Instagram: madamepride87. E ricordate: se la D’Urso ci mette il cuore, Madame Pride ci mette il resto!