La professione di drag queen sta assumendo sempre più rilevanza nel mondo dell’intrattenimento e dello spettacolo: programmi tv diventati fenomeno mondiale come RuPaul’s Drag Race hanno contribuito a far conoscere meglio questi eclettici personaggi al pubblico italiano, che magari prima si limitava ad assistere ai loro show sorridendo ma con un pizzico di diffidenza. Ma chi si nasconde sotto le sgargianti vesti di drag queen? Quando finisce il personaggio e quando torna la persona?

Abbiamo chiacchierato di questo e molto altro con Max, in arte Madame Cabaret, una delle drag queen più note e amate del Bel Paese e conduttrice del concorso Ciao Drag Queen Triveneto.

Intervista a Madame Cabaret: 'la vita è un treno veloce, non fatelo fermare!'Buongiorno, è un piacere incontrarti. Allora, raccontaci un po’ quando è nata Madame Cabaret.
Buongiorno a voi. Dunque, il personaggio di Madame Cabaret è nato per caso quasi 21 anni fa; prima di scoprire questo mondo colorato stravagante ero un cantante di piano bar.
Ho sempre amato la musica, ho fatto 15 anni di musica e canto e il mio grande sogno era quello diventare un bravo cantante, sono sempre stato colpito da grandi artisti come Mina e Renato Zero.

Cosa ti affascina di loro?
Beh, Renato Zero quando lo vedevo in tv pensavo: “chissà se un giorno anche io potrò cantare e indossare vestiti come i suoi, così pieni di lustrini”. Mina invece è una vera Diva con una voce incredibile, che te lo dico a fare (ride).

E ricordi il giorno in cui sei diventata ufficialmente una drag queen? Come è andata?
Come ho detto prima, il mio personaggio è nato per caso: stavamo organizzando un evento dedicato alla grande Liza Minelli e io avevo curato la scenografia, i balli ecc.
Quattro ore prima del debutto mi arrivò una chiamata dalla mamma della ragazza che doveva interpretare Liza e mi disse che sua figlia aveva avuto un incidente, per fortuna non grave, ma non poteva esibirsi.
Tutti in panico! Dopo qualche minuto il gestore mi guardò e in poco tempo fui vestito, truccato, mi misero un paio di scarpe da ballo (fu una sofferenza mettere un 41 e mezza sul mio “piedino” numero 44) una parrucca e finii subito sul palco.

Insomma, è stato un debutto rocambolesco e inaspettato!
Eh si, era la prima volta che mi esibivo da donna. Ricordo che si aprì il il sipario e feci Cabaret. Ebbe così tanto successo che dovetti replicarla al momento dei ringraziamenti e il presentatore mi diede il nome di Madame Cabaret.

Nella vita privata sei sposato e hai tre meravigliosi figli, ormai grandi. Come vivete tu e la tua famiglia lo sdoppiamento tra Massimo e il personaggio di Madame Cabaret?
La mia famiglia mi sostiene da sempre: non fu facile dire a mia moglie: “tesoro, io la notte mi travesto e mi esibisco come drag“, per niente. Un giorno la invitai semplicemente nel locale dove mi esibivo e lei, quando mi vide, si commosse. Anche i miei figli sono orgogliosi di me, siamo una famiglia molto unita (sorride).

Trovo davvero bello che tu possa condividere questa tua passione con le persone che ami. Ma ti è mai successo di subire discriminazioni?
Certo che è successo, provenendo da un paesino della Sicilia poi figuriamoci. Anche adesso, che vivo in un paese vicino Treviso capita che le persone facciano un po’ le bigotte ma io tiro dritto per la mia strada…è solo ipocrisia, la gente fa ben di peggio, di nascosto, ma mica lo dice! (sorride).

Madame Cabaret, so che anni fa hai vissuto un momento personale molto difficile, te la senti di condividerlo con noi?
Ci provo. La mia vita è stata piena di cose meravigliose, ho avuto due genitori speciali che hanno lavorato tanto per non farmi mancare nulla. Vivevo ancora in Sicilia ed è stato tutto bello fino a quando in parrocchia venne un prete giovane: sembrava avere buoni propositi per noi giovani. Io cantavo nel coro della chiesa, ero attivo in tutte le attività parrocchiali e stavo imparando anche a suonare l’organo. Pensa che avevo fatto domanda per entrare in seminario!
Purtroppo, una brutta sera di un giorno di febbraio, il parroco mi fermò a cena e incominciò a farmi capire con avances che si era innamorato di me.

Terribile e tu come hai reagito?
Io ero terrorizzato e raccontai l’accaduto a mio padre che però non mi credette e mi diede la colpa.
A marzo del 93, per fortuna, partii per il servizio di leva ed ero felice di essermi allontanato dal mio aguzzino.
Finito il servizio militare lasciai la mia terra e mi trasferii in Veneto, dove nel 97 ho conosciuto mia moglie. Anzi, in realtà fu lei a farmi la corte regalandomi tanto affetto e dopo meno di 2 anni nacque il mio primo figlio (sorride).

Sembrava che la mia vita fosse tornata serena ma non fu così. Infatti, lo stesso prete 7 anni fa, dopo anni di ricerca e pedinamenti, riuscì a trovarmi e con l’aiuto di altri due ragazzi che mi puntarono la pistola addosso, mi fecero salire in macchina e lì, la mia dignità di uomo, di marito e di padre finì di esistere. Dopo avermi fatto di tutto mi lasciarono in un canale senza documenti ma soprattutto senza più un’anima.

Penso non esistano parole adeguate per commentare questo fatto. Dove hai trovato la forza per andare avanti?
La mia forza è stata la mia famiglia, la mia passione per il canto e, forse un dio esiste, sono stato fortunato a non entrare nel tunnel della droga, dell’alcool e degli psicofarmaci. Sarebbe stata la via più semplice, obliare gli orribili ricordi in queste sostanze, ma non l’ho fatto. Però, dopo anni di sofferenza ho bisogno di raccontarmi.

E Piccole Magazine ti ringrazia tanto per averci affidato le tue confidenze, davvero forti. Cosa si può fare per fermare l’ondata di violenza e i pregiudizi?
Sarebbe già tanto se riuscissimo a far capire ai nostri figli che l’amore è un sentimento straordinario che ci rende unici, intelligenti e pieni di speranza. A tutti quelli che sono vittime di ogni genere di violenza dico loro: “denunciate!”. Non abbiate paura e cercate di parlare con qualcuno senza buttare la vita in alcolici e droghe perchè la vita è un dono meraviglioso e va vissuta ogni giorno.

Intervista a Madame Cabaret: 'la vita è un treno veloce, non fatelo fermare!'Non possiamo che essere d’accordo. Ora, torniamo a un argomento un po’ più leggero; ultimamente si fa molta confusione su chi sia esattamente una drag queen e che cosa faccia. Ti va di spiegarcelo?
Certo! C’è troppa confusione fra i giovani che vogliono fare la drag queen. La colpa è nostra che ogni anno sforniamo concorsi e selezioni che vedono questi ragazzi catapultati in un mondo sempre più al femminile e sempre meno votato all’arte dello spettacolo.
La drag queen è colui che indossa del panni femminili esasperando la forma e i colori del personaggio, quasi sempre donna e portandolo in scena facendo ridere e commuovere il pubblico. Cosa ben diversa da chi vuole a tutti i costi assomigliare a una donna.

Sento che devi anche toglierti qualche sassolino dalla scarpa. Come trovi il mondo drag, fate gruppo tra voi artiste?
Non sempre. La drag queen dovrebbe essere colei/colui che aiuta i propri colleghi a fare spettacolo e questo, quando accade, è meraviglioso. Ma più spesso ormai la fanno da padrone l’invidia e la gelosia purtroppo. Ecco, questa è la brutta faccia di noi drag queen.

Intervista a Madame Cabaret: 'la vita è un treno veloce, non fatelo fermare!'Oltre che drag queen di successo sei anche presentatrice del concorso Ciao Drag Queen Triveneto. Come sei approdata alla conduzione?
Nel mio percorso di vita ho avuto tanti no e tante porte chiuse in faccia. 5 anni fa, per colpa di un tumore, per fortuna benigno, ho perso il lavoro e ho conosciuto la cattiveria dei colleghi, restando solo. Ma non mi sono perso mai d’animo: ho partecipato a un concorso, mi sono rimessa in gioco e ho conosciuto gente che ha creduto in me, affidandomi la conduzione e il madrinato del Triveneto con Ciao Drag Queen. Ormai siamo giunti alla finale e per tutto questo devo ringraziare Max Cestaro e Gina Lellafrigida, che oltre ad essere due artisti top sono stati per me due grandi amici.

Ci sono altre persone che vorresti ringraziare?
I miei figli che amo più di me stesso e mia moglie che è la donna che ha dato un senso alla mia vita. E ancora Simona, Michela, Stefano, Marco. Tutte persone che ci sono sempre. Ma devo dire grazie anche a tutti i miei amici colleghi che si sono messi in gioco e hanno creduto in me, a tutti gli sponsor, allo staff, al mio direttore artistico Mirco Fattore, a Miss Linda. Senza dimenticare tutti voi che mi avete dato la possibilità di raccontarmi. Io ogni giorno vengo ispirato da ogni singola drag perché nel bene e nel male tutte riescono a trasmettermi qualcosa.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole diventare una drag queen?
Il consiglio che mi sento di dare a chi legge questa intervista è questo: siate sempre voi stessi e non permettete a nessuno di infrangere i vostri sogni e calpestare la vostra dignità.

Sono parole preziose. Prossimamente dove ti vedremo invece?
I miei progetti per il futuro sono di creare nuove idee per chi volesse mettersi in gioco, magari senza essere giudicati ma portando sul palco la propria arte. Intanto vi do appuntamento il 15 marzo alla finale regionale di Ciao Drag Queen Triveneto, sempre al Teatro Polivalente di Abano Terme!

Invitiamo tutti a partecipare o a seguire la diretta streaming su Piccole Magazine Tv. Grazie ancora Madame Cabaret e a presto!
Vorrei chiudere dicendo a tutti voi: la vita è un treno molto veloce purtroppo, non fatelo fermare per cose inutili e futili perché ciò che perdiamo oggi nessuno potrà mai ridarcelo indietro. Grazie di cuore a voi tutti della redazione e un grande abbraccio dalla vostra Madame Cabaret.

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Guarda la video-intervista a Madame Cabaret qui:

Intervista a Madame Cabaret

Vi ricordiamo che potete vedere l’intero reportage di Ciao Drag Queen Triveneto
su Piccole Magazine Tv!

©Photo Mario Salineri

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