“serve senso artistico, creare armonia tra arte e tecnica”

Buongiorno, grazie per il suo tempo. Lei è uno famoso chirurgo estetico, siamo curiosi di saperne di più sulla sua affascinante professione.
Grazie a voi. Sono specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e, con le mie equipe, opero a 360 gradi, nelle mie diverse cliniche, in libera professione.
Le mie attività si svolgono prevalentemente in Toscana, ma anche in Lombardia a Milano e a Torino. Inoltre, sono insegnante presso l’Università di Siena, tengo la docenza di un Master in Medicina Estetica. Organizzo anche corsi e convegni in Toscana di medicina e chirurgia.

Visto che spesso si fa confusione, ci vuole spiegare che differenza c’è tra chirurgia estetica e medicina estetica?
Certamente. Là dove interviene il bisturi e la sala operatoria, allora si tratta di chirurgia. La medicina estetica invece si attua in ambulatorio, per interventi molto meno invasivi, tipo laser, punturine di acido ialuronico, cose di questo tipo. Soprattutto, questi sono interventi che per la maggior parte delle volte permettono subito di riprendere le attività quotidiane.

Cosa l’ha spinta ad intraprendere questa professione?
Una passione per la chirurgia, prima per quella classica, poi mi sono perfezionato con una specializzazione di 5 anni in Chirurgia Plastica Ricostruttiva Funzionale ed Estetica. Dopo questa super specializzazione, mi tengo costantemente aggiornato girando il mondo per avere un confronto sui diversi metodi di lavoro; dal Brasile, all’Argentina, Inghilterra, all’Olanda.

Quale è la sua filosofia di lavoro?
Si riassume in due parole: rispetto della persona che si ha davanti. L’estetica è l’unica branca della medicina dove puoi scegliere il paziente.
Come chirurgo, dò molto valore al benessere psico-fisico, che è specchio di una mente serena.
Mi spiego meglio, in generale è importante che l’idea che una persona ha di se, corrisponda a quello che vede nello specchio. Se questa immagine si differenzia e crea problemi nella vita di tutti i giorni, allora può intervenire il chirurgo plastico, a risolvere questo disagio.
Questa condizione, può arrivare all’estremo nei casi dei transessuali, che sentono di vivere in un corpo che non riconoscono proprio e che vogliono cambiare.

A questo proposito, che tipo di cliente si rivolge a lei?
Uomini, donne, ma anche appunto tante persone transgender, che hanno un inquadramento clinico un po’ particolare. Nel loro caso, spesso si tratta di adattare un fisico di un uomo a quello di una donna, o viceversa. Non bisogna mai pensare che una persona esageri nel manifestare un particolare desiderio, bisogna dare peso a come i pazienti si sentono.

Un chirurgo è anche un po’ psicologo, dunque.
Qui entrano i gioco i miei tanti anni di esperienza in questo campo. La missione di un bravo chirurgo plastico è avvicinare il corpo alla mente e creare equilibrio tra l’immagine che uno ha di se e quella reale.

Qual’è l’intervento più richiesto?
Seno, naso e liposuzione sono gli interventi in assoluto più richiesti e anche quelli che preferisco fare, in cui mi sento particolarmente esperto.

Ha mai ricevuto richieste assurde?
Eccome! Una volte due persone si sono presentate da me chiedendo di togliere il grasso ad una ….e di metterlo nell’altra! (ride).

Il mondo transegender è affezionato cliente della chirurgia plastica, per ovvi motivi.
Certamente. Come dicevo, ho tante pazienti trans che si rivolgono a me. Non creo distinzione tra transgender e clienti “normali” se non per la tecnica da utilizzare.
C’è da dire che spesso, purtroppo, le trans vanno ad operarsi in cliniche non a norma, che usano materiali scadenti e di qualità bassissima. Penso per esempio all’uso smodato del silicone, vietato in Italia dal 1992 ma ancora utilizzatissimo in Brasile: li “chirurghi” senza scrupoli puntano sulla quantità invece che sulla qualità, sfruttando magari le ristrettezze economiche di questi pazienti e i risultati sono terribili, da baraccone, non naturali.

Infatti, spesso le operazioni di chirurgia sono prese sottogamba. Cosa devono sapere i pazienti prima di sottoporsi ad un intervento?
Esiste la formula del consenso informato, sia a voce che scritto. Si tratta di un modulo da firmare che descrive i lati positivi e quelli negativi dell’intervento. Possono esserci complicanze e ci sono sempre regole rigorose da rispettare prima e dopo un’operazione, esami da fare per sapere se la persona sta bene. Anche dopo l’intervento c’è un protocollo farmacologico da seguire.

Per concludere, cosa vorrebbe dire a tutte quelle persone che hanno difficoltà ad accettare loro stesse e vorrebbero migliorare il loro aspetto?
La mia considerazione è questa: se il vero problema è il difetto estetico allora l’intervento sarà la soluzione. Ma se il problema è la mente, allora neanche l’intervento risolverà la cosa. Bisogna distignuere tra percezione di se e conseguenza.
E qui, come si diceva prima, entra in gioco l’esperienza del medico: bisogna saper trasformare i desideri di una persona in realtà, ma con senso artistico, creando armonia tra arte e tecnica.

Per saperne di più:
http://www.francescomalatesta.it/

 

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