Domani, sabato 10 novembre, si svolgerà al Teatro Alberti di Brescia la finale nazionale di Androgynous, il concorso nazionale rivolto alle Drag Queen che fanno parte del mondo androgino.
In attesa di conoscere chi sarà eletta vincitrice, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Andrea, in arte Ellady Dark, trionfatrice della prima edizione e ora tra le organizzatrici del popolare evento.


Buongiorno Ellady Dark, quando è nato il tuo interesse per il mondo drag?
Buongiorno a voi. L’interesse è nato nel 2008, quando militavo in un trio di drag queen che portava il nome “The Glitters” ma che non aveva nulla di androgino. Proprio per inesperienza e perchè mancava un “lavoro” su di me e sulle altre due componenti. Infatti, questo trio è durato molto poco perchè avevamo aspirazioni diverse.
Successivamente, è iniziato il mio lavoro introspettivo dove ho cercato di capire, prima ancora di chi fosse Ellady Dark, chi fossi io, Andrea.

Andrea in che contesti si è formato?
Dopo gli studi di Conservatorio a canto moderno e qualcosina di canto lirico, avevo abbracciato il mondo del live. Facevo il frontman in un gruppo che si ispirava a Radiohead e Placebo. La predominante del canto quindi è stato sicuramente un aiuto forte per capire quali potessero essere le mie necessità.

Poi hai iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo, giusto?
Si, inizialmente, mi chiamavo Gradiska Dark, che richiamava una immagine “felliniana” (il celebre personaggio della Gradisca nel film Amarcord). Lavoravo come vocalist in club specifici di musica house, affiancando dj anche di fama internazionale.
Dal 2008, posso dire che si è consolidata l’anima, oltre la voce, che è estremamente dark anche negli outfit, nel trucco e nell’immagine.

Tu hai un look molto forte, di grande impatto, che richiama il mondo dark berlinese.
Sicuramente ho un’immagine esasperata. Caratterizzata da trucchi geometrici, linee molto marcate e associate spesso e volentieri ad outfit in latex, un materiale che adoro, molto usato nel mondo bdsm.
E’ corretto dire che Ellady Dark, come identità vera e propria quando è nata, a livello lavorativo, nel 2010, quando ho partecipato al contest “Mistress of Darkness” che abbracciava il mondo BDSM e che partiva proprio da Berlino (sorride).

Lì ho vinto il premio della critica, portando la rivisitazione del brano francese “Etienne” che mi ha fatto capire che questo mondo mi piaceva tantissimo.

Nel 2016 hai vinto il primo titolo italiano di Miss Androgynous.
Si e da lì si sono aperte le porte per quanto riguarda l’anima degli show, che sono sempre molto “strong” e dove cerco di portare in scena un messaggio dalle tonalità forti e marcate.

 


Sicuramente i tuoi show si discostano dal classico cabaret, sono piuttosto teatrali.
Ho sempre voluto proporre al pubblico qualcosa di ricercato. Semopre in linea con le mie caratteristiche, che secondo me sono in equilibrio corretto tra la parte femminile e maschile. Il teatro mi ha dato l’opportunità di sperimentare l’esperienza del mimo e amo l’operetta. Anche il mio make up è lontano dalle armonie che siamo abituati a vedere nelle drag classiche, show girl e beauty. Valorizza determinate tecniche specifiche nel mondo androgino.

Che cosa significa essere una drag per te?
Io mi definisco più un performer rispetto a una drag queen. Ho partecipato nel 2016 a Drag Factor, dove sono andata in finale nazionale al Gay Village e lì ho capito che la strada che dovevo percorrere era quella.
Su quel palco mi sono messa a nudo, è stata una grande palestra, un grande allenamento che dentro di me non ha fatto altro che confermare questa mia natura assolutamente di performer androgino.

Come si differenzia l’androginia dall’essere drag queen tradizionale?
L’androginia è il rovescio della medaglia della drag classica, vuoi per le dinamiche diverse di applicazione del trucco, vuoi per gli outfit che devono essere diversi perchè mettono in risalto per un buon 70% la corporatura maschile.
La drag e il performer androgino preferiscono altro rispetto a gioielli etc, abbiamo un mondo a parte, un canale diverso.
Ecco perchè sostengo che un concorso come Androgynous è importante perchè mette in risalto artisti di nicchia, che spesso e volentieri vengono dal teatro e hanno una capacità di sapersi donare al pubblico in modo diverso, non scontato. Non c’è rischio di qualcosa di “già visto”. Ovviamente siamo una minoranza, ma all’interno di questa, c’è l’eccellenza

Ellady Dark, oltre a teatro e musica, che altri interessi coltivi?
Sono una buona forchetta quindi amo la buona cucina anche da esecutore, mi piace la lettura anche se ho pochissimo tempo (sospira) e ultimamente, ho notato di avere una certa predisposizione nel talent-scouting.
Questo va collocato nella ricerca e nel lavoro di sapere riconoscere, osservando molti spettacoli drag, certe caratteristiche che a volte gli stessi personaggi che si esibiscono, a volte per inesperienza o paura, hanno paura di tirare fuori e che io invece colgo al volo.

Una curiosità: hai sempre degli accessori e vestiti molto particolari, li crei tu o qualche stilista?
Da molti anni mi affido a mani esperte e particolari, dal momento che io mi definisco molto post-apocalittica come estetica. Utilizzo molto armature, richiami anche “animaleschi”, parrucche ne uso ma amo presentarmi sempre “naturale” quindi, più che altro utilizzo testali, sicuramente evolutivi rispetto alla classica parrucca.
Anche per quanto riguarda la scelta e l’abbinamento per lo show, tutti sono diversi e studiati a tavolino proprio per chiudere il cerchio e devono esprimere l’anima di chi li indossa.

Quanto studio e lavoro c’è dietro una tua performance?
Tantissimo, più lo show è strutturato più necessita di una rivisitazione continua , nel momento in cui si vanno a provare, studiare e incollare i vari blocchi dello spettacolo. A volte si arriva alla fine e lo si deve cambiare perchè è cambiata la “chiave” rispetto all’inizio.

Hai qualche artista di riferimento a cui ti ispiri?
Su tutti Grace Jones, che già negli anni 80, era a livello mondiale dieci passi avanti a tutti, sia per i testali che usava, sia per la presenza scenica che per la natura estremamente androgina. Aveva una voce particolarissima, molto penetrante, decisa e un timbro vocale interessantissimo e ha avuto la fortuna di avere accanto a se collaboratori geniali, che hanno realizzato per lei outfit meravigliosi. Io le ho reso un tributo a Drag Factor, mi sento affine a lei, la adoro e la stimo e l’ho sempre emulata.

Della scena italiana, invece, c’è qualcuna che ti piace particolarmente?
Una delle prime drag che ho amato alla follia della scena italiana è Tina Sputnik, un personaggio innovativo, sempre al passo con le novità, contestualizzate in un momento specifico in cui nessuno aveva mai avuto idee così geniali

Domani si svolgerà la finale nazionale di Androgynous. Un suo punto forte, rispetto ad altri concorsi?
Innanzitutto, è sicuramente un onore per me far parte, dal 2016, di questo concorso “di nicchia” ma che mette in luce le caratteristiche fondamentali dell’essere androgino, sia per la parte interna che esterna.
Con noi si parla di una minoranza ma nello stesso tempo di una percentuale ben definita androgina.
Un elemento che fa la differenza, per me è che da noi c’è la prova della “battle”, improvvisazione, il fiore all’occhiello di Androgynous.

Che cosa bolle in pentola per il futuro?
Prima di essere Ellady Dark sono Andrea, e ho obiettivi importanti da raggiungere che vanno messi a pari passo con quelli artistici. Ci sono stati stravolgimenti e mi affido molto nel pianificare in modo dettagliato e pignolo quello che eventualmente potrei volere nel medio-prossimo futuro.
In cantiere ci sono tante belle idee che spero possano essere messe in scena , nel frattempo continuano le collaborazioni con alcuni locali dove avevo avuto l’opportunità di lavorare sia come performer sia come direttrice artistica, mantenendo sempre la mia identità e senza contaminazioni, caratteristica fondamentale di un’artista.

 


Si capisce che tieni molto alla tua originalità.
Non ho mai indossato abiti imposti da qualcun altro perchè preferisco camminare in scarpe comode, che però rispecchiano la mia vera natura e identità. Dover scendere a compromessi per guadagnare in cambio qualche serata in più non mi è mai appartenuto e sono sicura al 100% non mi apparterrà mai, ne come atteggiamento ne come consiglio da dare alle nuove leve.

A proposito di nuove leve, hai qualche consiglio da dare loro?
Da quando ho iniziato ad abbracciare questa passione, perchè questa è per me prima di tutto, consiglio sempre a chi ho la fortuna d’incrociare nel mio cammino di cercare di andare “oltre” a quelli che possono essere i limiti, le insicurezze e le paure personali. Lasciatevi andare completamente perchè una volta che si accendono i riflettori e si fa un bel respiro profondo tutto è molto gestibile.

Grazie Ellady Dark, vuoi aggiungere qualcosa a conclusione di questa intervista?
Un bel motto che da sempre mi accompagna e che associo al mondo androgino e dice molto, senza sminuire niente e nessuno, anzi l’esatto contrario è: “oltre ai gioielli c’è molto di più”.
Intendo dire che la bellezza del gioiello è ovviamente una parte fondamentale di quello che possono essere le drag in senso generale, ma oltre a quello deve esserci un supporto, un’anima, un background, perparazione e personalità, che possano davvero mettere in luce il gioiello stesso. Altrimenti siamo solo personaggi adornati di bei monili. Un vero gioiello, non può essere invece scevro delle caratteristiche che ho elencato.

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Potrete seguire Ellady Dark e la finalissima di ANDROGYNOUS in diretta streaming sul sito Piccole Magazine Tv.