stilista del marchio “Latex by Betty Le Blanch”

Utilizzare un materiale innovativo e sensuale come il latex, sdoganandolo dal suo uso esclusivo per eventi particolari e renderlo versatile anche per la vita di tutti i giorni. Questa è la sfida del giovane talento emergente della moda, Elisabetta “Betty” Bianchi, 30enne di Imola, in ascesa costante dopo essere stata pubblicata su prestigiose riviste di settore e collaborazioni nell’alta moda.

Ciao Betty, innanzi tutto, parlaci un po’ di te, chi sei e che cosa fai…
Come prima cosa vorrei ringraziarvi per questa intervista, avere uno spazio per potermi raccontare e parlare della filosofia che sta dietro alla mia collezione è una cosa meravigliosa.
Sono laureata in design del prodotto industriale con specializzazione moda e in seguito ho deciso di approfondire questa passione con un corso da modellista industriale per poter seguire e decidere al meglio cosa e come creare.

Da dove è nata l’idea di un marchio di abbigliamento in Latex?
Nel 2012 ho iniziato ad approcciarmi al mondo del latex grazie anche alla mia assidua frequentazione di serate alternative come “Decadence” e “La Regina Nera”, dove è richiesto un abbigliamento particolare per accedere.
L’idea di potermi sempre creare nuovi outfit per le serate è stata la motivazione scatenante di tutta questa creatività. Nel giro di poco tempo tantissime persone si sono interessate a quello che facevo e iniziarono a commissionare vestiti, quello è stato il momento in cui ho deciso di fondare il marchio “Betty Le Blanch”

Ci vuoi parlare del Latex e del perché hai scelto questo materiale per realizzare i tuoi capi?
La scelta di questo materiale è stata istintiva, ci sono cose che ami o che odi dal primo momento che vedi, nel caso del latex è stato amore a prima vista! Come fa, una donna in particolar modo, a non amare un materiale che una volta indossato rende più piacevole al tatto e alla vista il proprio corpo? A tutti piace poter apparire al meglio e più magri.
Il latex è come una seconda pelle, ti avvolge e diventa un tutt’uno con te.
Non bisogna però tralasciare tutto quello che riguarda la parte tecnica del latex, ha tantissime caratteristiche ed è versatile, è un materiale che però non è così semplice da lavorare, basta anche solo pensare al fatto che non si può cucire ma deve essere incollato e a seconda degli spessori usati è più o meno elastico.

In Italia è ancora poco conosciuto o stai notando una inversione di tendenza?
In Italia purtroppo è un materiale che ancora non è troppo utilizzato e viene spesso associato solo al mondo del porno e del bdsm.
Quello che cerco di fare col mio marchio è far capire alle persone che il latex può essere utilizzato anche in altri ambiti, mi piacerebbe che come all’estero venisse utilizzato più spesso e in più occasioni.
Devo però ammettere che grazie anche alle sfilate e ai vestiti utilizzati nei negli eventi mondani, la mentalità si sta iniziando ad aprire. Agli inizi, quando mi si domandava che vestiti facessi e rispondevo che lavoravo col latex, venivo sempre guardata in maniera un po’ strana, come se quello che facessi non fosse per niente apprezzato. Adesso invece le persone mi guardano con aria interessata ed incuriosita, sto facendo portare abiti di latex a persone che non lo avrebbero mai pensato, è veramente molto gratificante.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Le parole “fonti d’ispirazione” rendono già abbastanza bene la vastità delle cose che possono dare spunti su cui riflettere per la creazione di nuovi abiti. Le puoi trovare ovunque, mentre sei in giro, guardando foto, parlando con persone. Ci sarà sempre qualcosa che attira la tua attenzione, ecco, quella è la fonte d’ispirazione, la parola chiave su cui lavorare per sviluppare poi la nuova collezione.

A che genere di clientela ti rivolgi?
Il mio prodotto è pensato per tutte le persone che vogliono qualcosa di particolare, di unico e soprattutto che hanno una passione per questo materiale. E’ un materiale, come dico sempre io, “vivo”, bisogna prendersi cura del latex, non è un vestito normale.

Sappiamo che spesso sei richiesta all’estero per collaborazioni.
Ad aprile di quest’anno ho iniziato a collaborare con una fotografa di Amburgo, Valeria Di Guardo (www.diguardov.com e Instagram @valeriadiguardo) che ha un progetto molto interessante: ha fondato un’agenzia di modelle transessuali, nobynari (non binarie) e bizzarre, (TransRoyal IG:transroyal_modelmanagment).
Mi sono trovata da subito molto bene con lei e il lavoro è passato subito da un servizio fotografico ad una nuova collaborazione sia come designer di moda che come stilista.

Dove hai collaborato come designer di latex, in Italia e all’estero?
Uno dei miei abiti è stato utilizzato sul set del telefilm “L’ispettore Coliandro”, in seguito, sempre del 2015 ho avuto il piacere di collaborare con il collettivo femminile “Femme Fatale” per una sfilata a Venezia.
Nel 2016 sono stata pubblicata sull’editoriale del giornale GQ
(se volete darci un’occhiata https://www.gqitalia.it/ragazze/portfolio/2016/07/14/pelle-nuda-fantasie-in-latex-uno-shooting-blu-ma-bollente/) e a fine dello stesso anno sono stata pubblicata su “Feroce Magazine”.
A giugno di quest’anno, in seguito alla collaborazione con Valeria e “TransRoyal” siamo state pubblicate per le riviste “Fade Out Label” e su “FG UK Magazine”.

Chi volesse acquistare un tuo capo o collaborare con te per un progetto come può contattarti?
Il sito ufficiale sarà disponibile a breve (www.bettyleblanch.com), intanto posso essere contattata direttamente tramite Facebook, seguendo la mia pagina “Latex by Betty Le Blanch” o su Instagram latex_by_betty_le_blanch

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