Abbiamo incontrato l’attivista brasiliana Josy Rafaela Silveira, di cui avevamo già pubblicato una intervista del giornalista Neto Lucon che potete leggere qui) che lavora in banca a Curitiba, per approfondire alcuni aspetti del lavoro che sta svolgendo per la tutela dei diritti della comunità LGBT.

Buon pomeriggio Josy come stai?
Tutto bene.

Ci piacerebbe saperne di più sul lavoro che stai svolgendo per i diritti della comunità LGBTQI. Come stai sviluppando il tuo lavoro come attivista nel Brasile?
Dopo questa ultima elezione l’attivismo non è più vivibile, stiamo facendo più che altro il lavoro di base, unendo le persone che già si prodigano e espandendoci a nuove persone.

Raccontaci un po’ anche su di te, qual é il tuo incarico e come sei arrivata all’attivismo?
Beh, io ho creato l’attivismo dentro la Banca del Brasile, esisteva già un gruppo di persone ma era molto ristretto ed era solo a Curitiba, perciò ho raggruppato tutte le persone LGBT, o almeno tutti quelli che hanno voluto dichiararsi come LGBT in banca. All’inizio eravamo intorno alle 50 persone mentre ora siamo quasi 600 persone dentro l’Istituzione.

Quando hai iniziato?
Saranno neanche due anni, un anno e mezzo. Dopo aver iniziato questo attivismo dentro la Banca del Brasile, ho avuto contatto con organizzazioni fuori della banca dove sto aiutando a creare un ONG di persone trans a Brasilia.

In questa ONG che lavoro svolgete?
Sarà un lavoro insieme al Parlamento dove le richieste delle popolazioni trans passeranno non solo come persona fisica ma anche come persone giuridiche CNPJ, sarà un’organizzazione giuridica.

Perché hai deciso di diventare attivista?
Mi ha praticamente calzato a pennello, c’è stata la questione del gruppo in banca, avevo visto che non esisteva perciò ho deciso di farlo, dopo di che altre trans sono entrate in contatto con me parlandomi delle loro idee, della ONG, dunque pian piano, è cresciuto sempre di più il mio vincolo con l’attivismo, in modo naturale, non l’ho cercato, é semplicemente successo.

Qual è la tua opinione sulla politica in questo momento in Brasile, tornando a ciò che avevi detto, che dopo le elezioni l’attivismo è più difficile.
Questo governo é LGBT Fobico, perciò è complesso per noi uscire e andare a lottare perché abbiamo paura di essere represse o perseguitate a causa di ciò che siamo e vogliamo. I membri di questo governo hanno già fatto questo con altre persone, è molto complesso.

La Giustizia che posizioni assume davanti a queste discriminazioni che state soffrendo?
Abbiamo la decisione recente del tribunale superiore, in Brasile abbiamo le leggi ma manca la fiscalizzazione perciò è complicato perché diventa sempre la storia de “la mia visione è contro la tua visione” ed è per questo che non concludiamo nulla, nonostante abbiamo l’appoggio del tribunale superiore.

Parlando un po’ dei diritti internazionali, credi che il Brasile sia protetto dalle organizzazioni per i diritti umani all’estero, oppure credi che sia stato lasciato da solo?
Credo anche che ci sia l’appoggio ma l’attuale governo non ha alcun rispetto per questo organizzazioni. C’è stato un caso di una ragazza trans in Italia che ha richiesto asilo politico ed è stato accettata dal governo Italiano proprio perché il nostro governo non ha alcuna iniziativa o interesse ad aiutare le organizzazioni e le ONG in questo senso.

C’è quindi discriminazione verso il mondo LGBT?
Guarda, io posso parlare per me, ho già sofferto di discriminazione nel lavoro per questo e conosco molto persone che ne hanno sofferto, sia dentro questa istituzione come in altri luoghi. Abbiamo anche una triste statistica che dice che il 90% delle persone trans stanno lavorando per strada proprio perché non riescono ad avere altri tipi di lavoro, sempre a causa di discriminazione.

Come lavoro per strada intendi la prostituzione?
Si, esatto.

In relazione a questo, le ONG in Brasile adesso come si sta muovendo per l’inclusione sociale di chi lavora per strada?
La crescita negli ultimi anni è stata enorme, ci sono tantissime ONG che forniscono educazione e formazione su altri campi, la movimentazione in relazione a questo è molto buona e migliorerà ancora di più.

In relazione invece ai matrimoni, riconoscimento famigliare, adozione, riconoscimento di identità sessuale, come è la situazione attuale?
Ecco noi abbiamo le leggi dove possiamo adottare, cambiare nome, avere un matrimonio omo-affettivo, tutte queste questioni sono coperte da leggi o comunque dalle decisioni prese dentro il tribunale superiore qui in Brasile. Ma abbiamo bisogno comunque di lottare per far valere queste leggi, perché se incontriamo una persona omofobica che lavora in un ufficio pubblico come il comune, abbiamo bisogno di discutere, di far vedere la legge e a volte andare anche con un avvocato per farla valere: dunque si, esistono le leggi, ma abbiamo bisogno comunque di lottare per questo.

Dunque, visto tutti gli aspetti che abbiamo toccato prima, come definiresti la transfobia li in Brasile?
Il Brasile credo continui ad essere lo Stato più transfobico del mondo, purtroppo. Ma esiste la legge, il problema è che la maggior parte delle persone trans nel nostro Stato non hanno l’educazione necessaria per sapere quali sono i loro diritti e il mio dovere come attivista, dato che ho avuto l’accesso a questa educazione, è far conoscere loro questi diritti e far sapere che non sono da sole contro il sistema.

Sei un esempio per loro.
Credo di si, posso dare indicazioni, cosa fare o non fare, cosa dice la Legge.

Hai elaborato un progetto di legge a livello sociale o d’educazione a riguardo?
Non sono ancora arrivata a questo punto ma sono presidente dell’ONG che ha accesso al Parlamento e stiamo sviluppando la questione del registro sociale il CNPJ. Stiamo lavorando su questo, c’era un ONG che ha perso la data del termine, ora non mi ricordo bene i dettagli e stiamo cercando di dare continuità al progetto.

Lasciaci con un messaggio alle trans e al mondo LGBTQI.
Bene, volevo dire che noi non siamo da sole, dobbiamo lottare contro i nostri oppressori a favore dei nostri diritti, perché se noi non facciamo niente loro lo faranno al nostro posto e sarà contro noi, perciò dobbiamo lottare.

C’è qualcos’altro che ti piacerebbe parlarne?
Mi piacerebbe soltanto lasciare un messaggio per gli adolescenti che si stanno capendo adesso come persone trans, come persone LGBT: io non ha avuto questo ma ora avete tantissimi esempi, non siete soli, cercate le persone più anziane che fanno già parte di questo mondo: la nostra vita è bellissima e non possiamo lasciare che la paura riesca ad avere la meglio su di noi, ne tanto meno dominarci.

Non desistere.
Esattamente.

Grazie mille Josy Rafaela Silveira per il tempo che ci hai dedicato.
Grazie a voi, alla prossima!