Alcune persone sfiorano il tuo cammino non per caso e hanno la capacità di toccarti nel profondo dell’anima. Il Maestro Raffaele Ciotola, artista napoletano anticonformista, creatore del movimento artistico “Stop Homop Art“, e membro del collettivo “Hivpositivesartists” è una di queste. Da ogni sua parola traspare tantissimo amore per la vita e per la comunità LGBT da cui però, purtroppo, si sente ignorato a livello artistico. Questo, nonostante abbia creato per essa un’opera di intenso impatto e dal significato profondo: La Madonna dei Gay. Abbiamo avuto il privilegio di intervistare quest’Uomo dalla sensibilità non comune, che tanto nella vita ha sofferto ma che ha saputo sempre rialzarsi con coraggio, sostenuto da una fede profonda e dall’affetto del suo compagno di vita.

Buongiorno Maestro Raffaele Ciotola, lei ha una storia molto complessa e importante alle spalle. Le va di iniziare a raccontarcela?
Buongiorno a voi. Fin da bambino ho sempre avuto un’indole artistica molto forte, sostenuta da mia madre che ha promosso i miei studi fino al conseguimento del titolo di Maestro D’Arte all’istituto Statale d’Arte “F. Palizzi” di Napoli nel 1983.
Come dicevo, come artista mia mamma mi ha sostenuto, ma personalmente no, non mi ha mai accettato come omosessuale. Mi ha quindi cresciuto la zia, che nel tempo ho scoperto essere omofoba, purtroppo. Ma il dolore più grande che ho provato è stato quando mamma e zia mi dissero chiaramente che non mi accettavano. È stato un coltello nel cuore.

Terribile. Un doppio rifiuto.
Mamma si preoccupava del giudizio della gente, non riusciva ad amarmi liberamente. Sono stato allontanato dalla mia amata Napoli, me l’hanno “tolta”. Pur con questo enorme peso sul cuore, ho deciso di dedicarmi alla pittura in modo professionale.

Lei è un artista molto noto, come è nata la sua passione per il mondo dell’arte? So che ha iniziato giovanissimo.
Si, è da quando ho 10 anni che dipingo. I nonni erano artisti, mio nonno era restauratore, mia nonna amava la Lirica, mia sorella il canto…ricordo che il mio primo dipinto fu raffigurare mio nonno vicino ad un fico. E’ un dono di famiglia in cui mi sono “rinchiuso” per tanti anni.

La sua arte ha ricevuto diversi importanti riconoscimenti: la medaglia d’oro alla Biennale Nazionale di Arte sacra a Torre del Greco nel 1980, la medaglia d’oro al Premio “La Triade”, il diploma d’onore a S. Anastasia. Ha avuto dei mentori?
Sicuramente è stato fondamentale per la mia formazione incontrare il prof. Franco Girosi e l’artista Luigi Signore, considerato al momento tra i migliori scultori presepiali in Italia.
Ma è stato l’incontro nel 1987 con il maestro Renato Guelfi, noto cantante lirico e pittore ad essere determinante per la mia crescita professionale. Dopo aver intrapreso studi musicali, conoscerlo mi ha dato la spinta ad esibirmi come cantante in alcuni teatri nazionali, come a Lecce a S. Maria di Leuca, Ronciglione, Villa Pignatelli a Napoli).

Le sue opere lanciano forti messaggi sociali, come quelli a sostegno della comunità LGBT. Come mai questa scelta?
Non dobbiamo mai dimenticare che i nostri compagni hanno combattuto in passato perdendo i loro sogni affinché noi potessimo coronare i nostri. Sono stati fatti passi da gigante, anche con la legge sui matrimoni egualitari ma non dobbiamo mai scordarci chi è morto ed è stato ucciso per questo. Non dobbiamo volere tutto subito, serve tempo, la società è fatta così. Noi, oggi, grazie a loro, possiamo alzare la voce e avere dalla nostra parte la legge che ci tutela. Pian piano l’amore arriva e pian piano si estenderà in tutto il mondo.

Sempre parlando della sua Arte, Lei ha uno stile pittorico molto potente, caratterizzato per un uso intenso del colore e per gli effetti chiaroscurali, che danno un senso di libertà ed energia fuori dal comune. Osservando le sue opere, si percepisce comunque una sorta di speranza, una luce che può illuminare il cammino anche nei momenti più bui.
Mi piace pensare che guardando le mie opere, le persone possano sentirsi meno sole. Da una ventina di anni, mi concentro su temi d’attualità e tutte sono influenzate dal mio attivismo contro l’omofobia e le discriminazioni.

Nel 2003 ha creato il movimento artistico “Stop Homoph Art“, che diffonde la cultura del rispetto e della lotta contro l’omofobia. E da questa sua battaglia è nata una delle sue opere più importanti “La Madonna dei Gay“, di cui è stata anche esposta una copia foyer al teatro Mercadante di Napoli il 18 ottobre 2014. Maestro Ciotola, cosa rappresenta questa opera?
E’ l’opera a cui sono più affezionato perché abbraccia solo la comunità LGBT, è dedicata esclusivamente a loro. In questa rappresentazione, Gesù porge a Maria i cordoncini delle coppie gay maschili e femminili, è simbolo del rapporto tra Gesù, Maria e gli omosessuali, le coppie LGBT. Del resto, chi più di Maria può rappresentare la madre universale, come personaggio storico e religioso, indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno?

Maria ama tutti indistintamente, è Madre amorevole e protettrice. Come è stata concepita la sua realizzazione?
L’ho realizzata in un periodo in cui mi ero un po’ allontanato dalla fede ma dentro il mio cuore e la testa mi rimbombava il pensiero che dovevo proseguire in questa opera della Madonna e del Bambino, che era ferma da qualche anno, nata a Viterbo ma ferma da qualche anno.
Poi ho avuto una specie di illuminazione: sentivo questa voce che mi suggeriva di completarla e di chiamarla “La Madonna dei Gentili”. Poi capii che non dovevo avere paura del none, dovevo chiamarla come voleva la Voce. Ubbidii al tono deciso e vibrante che mi chiedeva di non temere e di credere nel vero Amore di Maria Madre Universale, fregandomene del giudizio delle persone e degli eventuali attacchi.

Per me fu un fenomeno straordinario, una “chiamata dentro”, sentivo la Madonna stessa che mi diceva: “se credi nel mio amore non ti vergognare” e così ho fatto la mia scelta, la presi dall’angolo dove giaceva incompiuta e la completai. Lei è davvero la Madre di tutti, compresi i gay e sono felice che come opera sia riconosciuta come marchio della comunità Lgbt dal Ministero dello Sviluppo Economico, burocraticamente parlando.

Un episodio umanamente incredibile, molto forte, non dovuto solo all’estro artistico ma a qualcosa di più. Sappiamo che quest’opera ha suscitato anche interessi a livello Europeo.
E’ un’opera unica e ha suscitato anche l’attenzione di Jean-Louis Cougnon, Capo Divisione presso la Direzione generale del Parlamento Europeo.

La comunità gay come ha reagito a questo dono d’amore?
C’è a volte disinteresse perché non comprendono che appartiene alla comunità LGBT e dovrebbero amarla perché è solo per loro invece di rivolgere le preghiere ad altre figure leggendarie. Mi rammarico che non mi viene mai richiesto di esporla da qualche parte, trovo sempre porte chiuse.

Speriamo che presto possano capirne la sua valenza. Continuando a parlare della sua Arte ci parli del quadro “Trans”.
Ho voluto rappresentare Vladimir Luxuria perché mi ha colpito, è una persona che ha avuto il coraggio di andare in Russia, di affrontare tanti episodi difficili e allora come fai a non rispettarla e considerarla?Lei è sempre in prima linea, a costo della sua vita. Quando ho creato l’opera, ho pensato a lei e a tutte le trans che meritano amore e attenzione, penso alla loro sofferenza e mi sento uno strumento di Dio, so quello che loro vivono.
Per questo ho deciso di raffigurare Vladimir Luxuria crocifissa ma se ci fai caso, non ha la corona di spine in testa, ha le piume, perché è un personaggio molto carino. Solo i chiodi rappresentano i suoi dolori, le sofferenze delle umiliazioni che ha subito quando era ragazzo. Ecco, lei in quella crocifissione rappresenta tutte le cose brutte che devono subire le persone transessuali.

E riguardo “Hitler in croce” cosa ci può dire?
Bisogna fare le cose con amore, ed è così che è nata “Hitler in croce”. Vorrei far capire alla gente che lui ha assolutamente sbagliato tutto e l’ho messo in croce affinché potesse apparire fragile come tutti noi, per far vedere alla gente che lo segue come fosse un immortale o un Dio, non vanno seguiti i suoi ideali.
Per capire la fragilità degli uomini Dio si è fatto uomo attraverso Gesù e Gesù, essendo amorevole, ha donato la sua vita. Ma Hitler ha fatto cose terribili e non deve essere rappresentato come una persona non colpita dal dolore, ecco perché ho voluto raffigurarlo come un uomo che lo prova, perché non è immortale. Raffigurato così, tutti possono avere una visione diversa di lui. Il male ti fa credere di essere invincibile, ma Hitler, su quella croce, è come tutti noi. Gesù lo ha perdonato anche se ha scelto il male consapevolmente. Io l’ho voluto crocifisso per aiutare chi lo segue a smettere di divinizzarlo.

Sempre restando in tema di opere forti, “Ingenuità Ingannata” è dipinta col sangue e sappiamo che ha una storia drammatica dietro la sua realizzazione. Le va di parlarcene?
Contrassi l’HIV perché ingannato dal mio compagno di allora. Mi fece succhiare il suo sangue come prova d’amore e io lo feci per non scontentarlo ma mi faceva senso, poi capii che aveva l’obiettivo di contagiarmi, ma era troppo tardi. Solo la fede in Dio mi ha dato la possibilità di comunicare i sentimenti. Da questa devozione è nata quest’opera.
Tecnicamente è insolita, perché i colori non hanno trovato spazio, ma le uniche cose che ho utilizzato per realizzarla è una matita e il mio sangue, sì, il mio sangue, voi mi direte che è una follia, un atto pericoloso che mette a repentaglio la vita degli altri, invece NO! Vi sbagliate! Il sangue applicato sulla tela era infetto ma il virus a contatto con l’aria dopo pochi minuti MUORE. Questo quadro sono io e il mio nemico, voglio lasciarvi questo messaggio su una tela che esprima tutta la mia vita, il mio dolore, l’amarezza e l’inganno che avrei voluto non subire. Con quest’opera pittorica simbolica consiglio a tutti i giovani di aprire gli occhi, l’HIV è sempre in agguato, esistono solo cure ma non c’è un vaccino, siate prudenti anche quando il cuore vi acceca e vi fa vedere quello che non riuscite a vedere o non potete vedere per immaturità. Ricordatevi sempre che chi vi ama non vi UCCIDE. Non permettete a nessuno di farvi perdere la vostra amatissima DIGNITÀ.

Dove ha trovato la forza per credere ancora nell’amore e tornare a fidarsi degli esseri umani?
Il mio ex compagno non esiste più per me, è come un fiammifero consumato. L’ho amato tantissimo, l’amore è sempre un evento straordinario e quel che è successo mi ha portato a capire me stesso. Ho sofferto tanto per amore e per la malattia che mi ha trasmesso. Ripensandoci, lui diceva che aveva paura del sentimento dell’amore, si sentiva sottomesso, manovrato, controllato, non era più lui…a me invece interessava amare e basta, anche se l’amore a volte è sofferenza.

Ora ho girato le spalle al passato e penso a volte che il dolore sia una benedizione, perché ci fa crescere. Ecco perché bisogna girare le spalle al passato, specie se ha aiutato la nostra evoluzione. Ai tempi, non sapevo distinguere il bene dal male, quello che è successo mi ha costretto a fare autoanalisi, ad entrare nei meandri della psiche e imparare ad amare le persone per quello che sono. Certo, non si possono cambiare le persone, ma si può voltare pagina.

E’ riuscito a perdonarlo?
Ho odiato questa situazione e volevo giustizia. Non trovavo pace dentro di me, io ho amato questa persona…e amare significa il bene e il male, non puoi amarla solo perché è buona e ti rende felice, poi viene l’infelicità, il rifiuto…ed io ero rimasto solo con me stesso. Dovevo comprendere per me cosa significasse l’amore. Non amare quindi quella persona ma amare proprio, andare in profondità e capire, per trovare la pace.
Quando ho perdonato, ho capito che amare significava anche perdonare. Sarò estremo, ma in tutti questi anni ho notato che più si odia una persona, più se ne parla, più le si da importanza.

La fede l’ha aiutata?
Il crocifisso è il ponte del perdono e la malattia è stato un modo anche per risvegliarmi. Io vivevo l’arte come un altro mondo, dove mi sono chiuso per non vivere il rapporto con la famiglia, avevo paura dell’omofobia e mi rifugiavo nella pittura …non dovevo perdonare solo questa persona ma anche i miei cari. Per me Gesù è un Santo, ma non è rappresentativo della Chiesa, è un personaggio delicato, porta un messaggio d’amore straordinario. La vita ti mette di fronte la paura in tante forme: quella di non essere accettato, di non essere amato, ci sono tante convenzioni sociali. La società ha condizionato molto l’omosessuale in quanto tale, per fortuna ora si è evoluta e i giovani vivono più sereni rispetto al passato. Da parte mia, ringrazio di avere un presente e di godermelo, non pensavo sarei stato ancora qui, oggi.

Dopo tanto dolore, la felicità. Lei ha un compagno da tanto tempo, vero?
Ho un compagno da 19 anni che mi ha accettato per come ero (sorride). Ci amiamo e stiamo bene, questo è il dono che mi ha fatto Dio. Da giovane gli chiedevo “vorrei un compagno che mi ami come una onda gigantesca del mare, che mi innondi”. Un’onda ti può uccidere ma può anche travolgerti di amore e questo mi commuove ancora oggi. Il mio attuale compagno è arrivato quando ormai ero arreso alla vita da single, e invece, quando ho accettato la volontà della vita, è arrivato l’amore.

Ha persone particolari che ammira ?
Amo molto Papa Francesco, grazie a lui c’è stata molta apertura verso la comunità LGBT. E’ il primo che ha detto che non dobbiamo giudicare le altre persone, è un Papa semplice, un Papa di strada. Cerca di non far differenze tra nessuno.

Chi volesse ammirare le Sue opere dove può farlo? Sono previste mostre itineranti nei prossimi mesi?
C’è un progetto di esposizione permanente della Madonna dei Gay, sto aspettando una conferma da parte di un Sindaco. Io vorrei donarla, insieme al brevetto, alle Istituzioni, non voglio lasciarla alla mia famiglia, è un’opera per la comunità. Come già detto, vorrei che la comunità LGBT mi chiedesse di investire una piccola parte dei fondi per esporla in modo permanente, aiuterebbe molto.

Maestro Raffaele Ciotola, ha qualche sogno nel cassetto ancora da realizzare?
Questo è il mio sogno, vederla esposta con tutte le cose burocratiche a posto, per dare questo messaggio straordinario alla comunità, che guardasse “La Madonna dei Gay” non solo con interesse artistico ma spirituale. Devono capire che questa opera è stata realizzata per il loro bene. Quando servono i soldi per le varie iniziative, potrebbero essere raccolti nel luogo dell’esposizione dell’opera, diventerebbe un luogo di aggregazione per aiutare le persone della mia comunità, per rafforzarla economicamente.

Grazie Maestro Raffaele Ciotola per averci dedicato il Suo tempo, è stato illuminante conoscerla. Vuole aggiungere qualcosa?
Grazie a voi. Auguro a tutti di avere accanto una persona che li ami e tanta felicità. Impariamo ad accettarci gli uni con gli altri e a non giudicare mai nessuno.