Fabio, in arte Ariel, è un costumista di talento veneto che ha trionfato all’ultima edizione di Androgynous – selezioni Triveneto il concorso rivolto alle drag queen che fanno parte del mondo androgino. Oltre ad essere un artista eclettico dal quale è difficile staccare gli occhi quando si esibisce, si è rivelato anche una persona ricca di sensibilità e con le idee molto chiare, conosciamolo meglio insieme.

Buongiorno, cosa puoi raccontarti di te?
Ciao a tutti, mi chiamo Fabio, sono un costumista (produco soprattutto copricapi che poi vendo tramite il mio negozio online) e vengo da Castelmassa nella provincia di Rovigo, un sonnolento paesello sulle rive del Po…dove in effetti è l’ unica cosa interessante che ci sia.

Dalla provincia alle luci della ribalta con la vittoria alle selezioni del Triveneto di Androgynous 2019. Congratulazioni, te la aspettavi?
No, non me l’ aspettavo proprio perché avevo partecipato ad un altro concorso tre mesi prima dove non ho vinto assolutamente niente nonostante avessi messo in scena le stesse cose di Androgynous. È stata una gioia immensa; mi sono sentito a casa e finalmente apprezzato e giudicato correttamente.

Che cosa ha colpito la giuria di te, quale è stato il tuo punto forte?
Davvero non saprei dirlo, la mia esperienza mi ha portato davanti a giurie molto diverse tra loro ed è pressoché impossibile capire che cosa li spinga a dare voti alti o bassi. A me piace pensare di essere stato premiato per l’ ostinazione che metto nel non conformarmi e per lo sforzo creativo che impiego in ciò che realizzo sempre e rigorosamente da solo.

Come è nata la passione per lo spettacolo e come hai conosciuto il mondo delle Drag Queen?
È nata in tarda età, nel senso che avevo già 34 anni e solitamente chi intraprende questa strada lo fa molto prima. È nata come un’ urgenza artistica, come qualcosa che mi sentivo per forza di dire. Andavo in discoteca con gli amici e mi piaceva truccarmi e vestirmi esprimendo un concetto ludico e artistico (a volte coinvolgevo tutto il gruppo e passavamo più tempo a prepararci rispetto a quello che passavamo in discoteca!), ero affascinato dai Club Kids degli anni ’90 e mi sentivo di comunicare attraverso l’ immagine ciò che comunicavano anche loro. I vocalist mi notavano e mi chiedevano come mi chiamassi e io rispondevo : “Fabio”. Allora mi dicevano: “No, qual’ è il tuo nome d’ arte?”. Io non ne avevo uno e così col tempo è nato Ariel… ma che in realtà è sempre Fabio! (sorride)

Chi è Ariel?
Ariel è uno dei protagonisti de “La tempesta ” di Shakespeare. È uno spirito che può mutare forma, assumere molti aspetti, ha il controllo sugli elementi, può essere sia maschio che femmina o nessuno dei due. Il suo nome è composto da cinque lettere diverse come il mio…sembrava fatto apposta per me. Io volevo essere tutto ciò.

Hai mai subito i pregiudizi della gente per il tuo modo di essere?
No, devo dire no, forse perché non ricopro il ruolo di una drag queen classica, femminile. Credo che quelle tipologie abbiano maggiori difficoltà a relazionarsi con gli altri e che subiscano un gran numero di pregiudizi. In realtà quelli che ho subito sono sempre stati legati al mio vero aspetto e cioè al fatto che sembro più giovane di quel che sono; la gente spesso mi ha trattato con sospetto e diffidenza, forse mossi dall’invidia o dall’incapacità di capire una cosa che non capita a tutti.

Che cosa significa essere una drag queen per te?
Su questo non ho dubbi e ho un pensiero molto radicale in merito: essere una drag queen deve essere per forza qualcosa di unico o che non esiste in natura. Io credo fermamente che sia nostro dovere dare vita e corpo a ciò che risiede solo nella nostra fantasia. Una drag queen che vuole fare spettacolo deve chiedersi per quale motivo uno spettatore dovrebbe pagare volentieri un biglietto e io dico sempre che dovrebbe farlo per vedere qualcosa che non esiste nella realtà o che solo quell’artista è in grado di dargli. Tutto ciò che non rientra in questa categoria per me non ha niente a che vedere con il concetto di drag queen. Ciò che proprio non sopporto è il mero passaggio maschio/femmina attraverso il make up e il vestiario: la considero un’ operazione inutile e fine a se stessa. Per certi versi persino offensiva nei confronti delle donne o delle persone transgender.

Sei decisamente un artista non tradizionale, c’è qualcuno in particolare da cui prendi ispirazione?
Da sempre il mio punto di riferimento è Leigh Bowery che è stato il padre di tutti noi; anche oggi tutti i più grandi visual performer gli sono debitori e hanno qualcosa che proviene da lui. È stato un grande artista che dovrebbe essere maggiormente studiato e fatto conoscere all’interno del mondo drag. Allo stesso modo di Bowery mi rifaccio a molte altre personalità che da sempre sono legate a filo doppio con il concetto di “immagine” e penso a David Bowie, Klaus Nomi, Lindsay Kemp, Bjork, Madonna e molti altri.

Una curiosità: per “trucco e parrucco” quanto tempo impieghi?
Dipende dalle situazioni in cui ti trovi. Se devo posare per un set fotografico mi prendo tutto il tempo che voglio (una volta ho impiegato tre ore e mezza per truccarmi) se si deve andare in scena si deve ottimizzare il tempo che si ha a disposizione cercando di ottenere il miglior risultato possibile.

Che consiglio daresti a chi vuole affacciarsi per la prima volta in questo mondo?
Di non cedere mai al conformismo. Restate e sviluppate ostinatamente ciò che siete anche se vi sembra che la gente preferisca qualcos’altro.
Non tradite mai voi stessi e chiedetevi sempre perché qualcuno dovrebbe pagare per vedervi. E non pensate mai di diventare ricchi facendo la drag: non accadrà!

Hai un sogno nel cassetto da realizzare, progetti per il futuro?
Il sogno è sempre quello e cioè trovare una persona seria, responsabile, affidabile e con una solida aderenza alla realtà che sappia ricambiare il mio amore incondizionato in maniera genuina finché morte non ci separi…ma ormai ho perso ogni speranza di trovarla.

Beh, noi ti auguriamo di trovarla e di non perdere la speranza, mai! Grazie Ariel per le tue belle parole, per concludere, lasciaci con un pensiero libero su quello che vuoi…
Per citare Bertrand Russel: “Non voglio la conoscenza, voglio la certezza “.

Qui sotto potete ammirare una gallery con tutti i suoi incredibili costumi