Intervista a Walter Caponi: ‘la mia vita da crossdresser’ Interviste

Intervista a Walter Caponi: ‘la mia vita da crossdresser’

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Abbiamo avuto il piacere di intervistare Walter Caponi, che avete potuto vedere sul palco di Zelig, la più importante fucina di talenti ed affermati comici italiani. Walter Caponi ci ha raccontato della sua vita e del suo amore per il crossdressing, ovvero la passione di vestirsi con abiti femminili sia in privato che in pubblico. Conosciamolo meglio in questa sorprendente intervista.

Buongiorno Walter (Valeria). Come prima domanda, raccontati ai nostri lettori.
Ciao, sono Walter Caponi, ho quasi 54 anni e sono nato a Milano. Ho vissuto fino a 6 anni in Toscana con i nonni materni, poi sono tornato a Milano per iniziare la scuola. Mi sono laureato nel 1991 in Geologia e dopo un anno di servizio militare a Trento, ho iniziato a lavorare come agente di commercio nell’azienda di mia zia. Ho sposato Grazia nel 1993, dopo quasi 8 anni di fidanzamento, e siamo rimasti insieme fino al 2009, quando ho ritrovato una vecchia compagna di scuola delle elementari e, dopo essermene andato da casa, ho iniziato con lei una rapporto durato 8 anni. Tre anni fa ho incontrato Carlotta, la mia attuale compagna e con lei ho deciso di cambiare vita e trasferirmi in Portogallo, lasciando entrambi il lavoro, gli amici e i parenti, per vivere finalmente insieme una nuova avventura.

Siamo tutti curiosi: quando si parla di crossdressing, che cosa si intende?
Faccio prima a darvi la definizione di Wikipedia: “Il termine crossdressing è un termine inglese che letteralmente significa “il vestire in modo opposto” e identifica l’atto o l’abitudine di indossare, pubblicamente e/o in privato, abitualmente o saltuariamente, per svariati motivi inclusi quelli puramente ludici, abiti che in un determinato ambito socio-culturale sono comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio. La persona che pratica il crossdressing è detta crossdresser. Il crossdressing può essere praticato sia da uomini che da donne, indipendentemente dall’identità di genere percepita o dall’orientamento sessuale degli stessi; non va quindi confuso con altre realtà come omosessualità, transessualità, transgenderismo”.

In pratica, mi piace vestirmi con abiti femminili sia in privato che in pubblico. La definizione più particolare per chi come me è abituato (ormai da una decina di anni) a vestirsi con indumenti femminili (quindi collant, reggiseno, perizoma ecc.) sotto a quelli maschili (jeans, camicia e giacca) è quella di UNDERDRESSER, cioè chi lo fa senza ostentazione pubblica, ma più per un piacere intimo e del tutto personale.

C’è ancora molta “ignoranza” in merito: che differenza c’è tra crossdresser, trav e trans?
Come dicevo prima, Wikipedia ci aiuta a capire la differenza: “Il sinonimo italiano del termine crossdressing sarebbe travestitismo, così come di crossdresser sarebbe travestito, ma le voci di matrice inglese vengono sempre più usate con un’accezione differente rispetto ai corrispondenti italiani, in quanto questi ultimi tendono ad essere associati al feticismo di travestimento, classificato tra le parafilie, mentre i primi hanno un significato più generico e ampio, che include anche il travestimento privo di implicazioni legate all’eccitazione sessuale.

Inoltre il termine “travestito” (anche abbreviato in “trav”) tende ad essere riservato a chi indossa regolarmente abiti che rimandano al sesso opposto, mentre il termine di più recente introduzione “cross-dresser” viene perlopiù riservato a chi pratica il travestitismo come attività sporadica/saltuaria o relegata alla sola sfera privata. Le drag queen e i drag king rappresentano una forma di crossdressing nel mondo dell’intrattenimento.”

Avendo calcato con abiti femminili molti teatri italiani (Zelig fra tutti, ma anche teatri in Liguria, in Toscana e in Lombardia) e avendo frequentato numerosi locali della movida milanese negli scorsi anni come Valeria Cross, sono stato spesso associato ad una drag queen.

Non posso però proprio nemmeno avvicinarmi a quel mondo fatto di trucchi pazzeschi, parrucche enormi e una grandissima istrionica voglia di apparire che hanno tutte le mie amiche drag. Io non uso trucco, se non leggero e in casi particolari e non uso praticamente mai una parrucca: proprio perché il mio non è un “travestirmi”, ma un vestirmi in modo differente da chi mi circonda.

Se possiamo essere indiscreti, ti definisci etero, gay o bisex? Per tua esperienza chi si avvicina a questo affascinante mondo del fetish che identità ha?
Sono assolutamente etero, così come la quasi totalità dei CD. Chi ama un tacco 12 o un reggiseno di pizzo, non deve per forza essere gay (o quanto meno bisex): io lo faccio perché amo gli indumenti femminili e non per attrarre altri uomini. Il travestito vero e proprio è più portato invece ad identificarsi in una donna (per sé o per gli altri) per attirare l’attenzione di uomini (etero o gay o bisex che siano) e per magari anche andare “oltre” la semplice conoscenza.

Ricordi dove e quando è nata la tua passione?
Bella domanda…ti potrei dire da bambino, 5/6 anni, guardando mia nonna che indossava le calze di seta autoreggenti (allora non esistevano, si usava un elastico per tenerle su): erano nuvole da indossare, la leggerezza, la trasparenza, erano così differenti da qualsiasi altro indumento. Poi l’adolescenza, fatta di curiosità nel guardare nei cassetti delle amiche, delle fidanzatine. Fino ai 40 anni circa comunque tutto rimase “latente”, “in letargo”. Vuoi per non apparire “strano” a mia moglie, figuriamoci ai genitori.

Dopo la separazione, ho iniziato a frequentare le fiere del sesso (il Misex tanto per capirci, quando ancora esisteva) e a presentarmi in modo sempre più vistoso e particolare. Ho conosciuto un sacco di gente molto disponibile a chiacchierare delle mie fantasie con tranquillità, senza essere giudicati o additati come “diversi”. Risale ad allora la mia conoscenza con Sarah Avolio, che conoscete benissimo, e con la quale ho vissuto per diversi anni a Milano, condividendo scarpe e abiti, trucchi e parrucche, gioie e dolori.

Il tuo personaggio di Valeria Cross è nato allora?
Dieci anni fa circa, con la mia allora compagna Graziella, ho potuto iniziare un percorso sempre più “visibile” del mio gusto particolare, creando il personaggio di Valeria Cross (anzi, all’inizio Waleria, da Walter Caponi e Cross da crossdresser) e frequentando molti locali milanesi LGBT friendly, dove ho iniziato a conoscere le drag queen che mi accompagneranno nei dieci anni successivi e a sentirmi a mio agio anche con un tacco e un abito femminile. Per quanto a lei non apprezzasse particolarmente il Walter Caponi travestito a casa, ha sempre supportato Valeria in tutto e per tutto, suggerendo nuovi personaggi da rappresentare sul palco e inventando coreografie che potessi (nella mia totale incapacità di muovermi e ballare) interpretare al meglio.

Walter, ora come vivi tutta la situazione? Sei felice?
Solo con la mia attuale compagna Carlotta ho potuto davvero essere me stesso, al 100%. La mia serenità nel non doversi nascondere, nel poter parlare, vestirsi e vivere in assoluta libertà il mio amore per l’abbigliamento femminile, mi ha fatto decidere di abbandonare il personaggio pubblico di Valeria e di accudire e coccolare la Valeria che c’è dentro di me. So che se voglio andare sul palco di Zelig in minigonna e tacco 12 potrò farlo quando voglio. Ma la libertà di andare a dormire con una vestaglia fucsia, non ha paragoni.

Hai mai avuto difficoltà a far convivere le tue due “identità”?
Difficoltà no, anzi mi piace molto giocarci. Passa davvero poco tempo da quando inizio a frequentare un nuovo gruppo di persone (ad esempio quando cambi lavoro) a quando faccio “outing”, magari facendo intravvedere un collant di pizzo o la spallina di un reggiseno. Dopo un primo impatto spiazzante, con sorrisini, risate e quant’altro, si passa alla curiosità e quindi nessun problema vero e proprio. La cosa particolare del crossdressing è, almeno per me, l’armadio dei vestiti.

In che senso?
Hai presente un classico armadio quattro stagioni a sei ante? Bene, nel mio 4 ante sono dedicate a Valeria e solo 2 a Walter Caponi. Ho una decina di scarpe da uomo e un centinaio da donna. Una decina di giacche da uomo e quasi 200 abiti da donna (Guess è il mio fornitore preferito)!

Non parliamo della parte di intimo… nessuna delle mie amiche ha nemmeno una parte di quanto ho nel mio armadio. Sono un collezionista di collant (nel senso che ne compro una quantità esagerata, ma non li indosso tutti), ne posso contare oltre 150 ancora imbustati e catalogati (Wolford e Pierre Mantoux sono i miei preferiti, ma anche Cavallini non scherza!!). Stessa cosa per completi intimi, guêpière o sottovesti, con cui vado a dormire ogni sera ormai da anni. Le mie amiche commesse di Intimissimi, Yamamay o Calzedonia ormai mi mettono da parte quello che sanno potrebbe piacermi, in attesa che passi a prendere tutto!

Hai mai subito discriminazioni per il tuo modo di essere? Hai mai avuto amiche speciali che hanno assecondato questo tuo essere?
Discriminazioni vere e proprie no. Magari mancata accettazione (vedi la mia ex moglie), ma in questi ultimi 15 anni ho trovato più “amiche speciali” come le hai definite tu con cui “giocare”, che persone cattive che mi hanno bullizzato.

Raccontavi che hai fatto diverse apparizioni televisive a Zelig. Come sei approdato nello show che accoglie i migliori comici italiani? Come è stata come esperienza?
Ho iniziato in qualche locale di Milano assieme alcune delle più famose drag italiane (la Cesira fra tutte), intervenendo silenziosamente come jolly, come “colore”, con i miei abiti pieni di paillettes, i miei tacchi vertiginosi e le mie gambe lunghe. Fu un incontro casuale con alcuni comici della TV (Debora Villa, Didi Mazzilli, Enzo Polidoro…).

Durante una di queste serate, mi ha portato a partecipare a numerosi progetti comici teatrali con loro, fino ad essere “sdoganato” anche sul palco più famoso del cabaret milanese, quello di Zelig, con la parodia del pezzo dei Queen di cui parlavamo prima. Un grande successo, un sacco di risate, una grande soddisfazione. Anche perché, la mia figura non è proprio esile: 1,80 per quasi 100 chili…fa ridere solo a pensarci, sui tacchi a correre sul palco con una aspirapolvere…no?

Hai degli artisti o icone che ti ispirano particolarmente e che ammiri?
Ovviamente si pensa a David Bowie, a Johnny Glitter e a tutto quel periodo storico in cui il travestirsi faceva parte della cultura pop e non era visto come un tabù. Uno dei miei cavalli di battaglia sul palco è il Freddy Mercury di “I want to break free”, brano reso famoso dal quell’iconico video in cui lui, con baffo importante e parrucca, passa l’aspirapolvere in minigonna nera e tacchi, davanti agli altri della band altrettanto travestiti da donna.

In America ci sono gruppi che si radunano per truccarsi insieme, vestirsi e passare delle ore insieme…qui in Italia esistono? Cosa consiglieresti a chi vuole incontrare queste “amiche speciali”?
Sinceramente non me ne sono mai interessato, anche se conosco un amico a Napoli, una delle più belle drag queen italiane, che fa dei “corsi di crossdressing” per chi vuole, magari anche solo per una o due ore, imparare a truccarsi, a indossare un tacco alto, a pettinare una parrucca. Non sono mai stato curioso di incontrare altri CD, e posso dire che in quasi 10 anni non mi è mai capitato che mi proponessero qualcosa del genere.

Che messaggio vorresti lanciare a chi ha vorrebbe rivelarsi come crossdresser?
Anni fa, durante uno spettacolo in un locale in Brianza, ho avuto modo di raccontare il mio modo di essere, non tanto come era Valeria sul palco, ma Walter Caponi a casa, sia da solo che con la mia compagna di allora. Bene, alla fine della chiacchierata, vengo avvicinato da un signore della mia età, che mi dice “grazie, sono anni che vorrei fare come te, ma non ne ho mai avuto il coraggio. Ora, dopo averti ascoltato, so che domani ce l’avrò!”

Prendo spunto da una delle frasi più belle che abbia sentito in una serie televisiva che vi consiglio: Transparent (su Netfix), dove un padre sulla sessantina, ad un certo punto della sua vita, decide che non può più tenere nascosta la propria identità a moglie e figli e intraprende, non senza difficoltà ovviamente, il percorso per il cambio di genere. Ad una domanda fattagli dalla figlia: “Ma papà, allora tu ti sei travestito da donna per tutta la vita?”. E lui: “No tesoro mio, io mi sono travestito DA UOMO per tutta la vita”. Ecco, siate voi stessi, non nascondetevi, non soffrite, non crediate che il mondo vi lapiderà.

Walter Caponi, progetti per il futuro?
Mah, ormai pochi. Star bene con la mia compagna di giochi Carlotta più a lungo possibile, qua a Lisbona o in qualsiasi altro posto del mondo. Stare in spiaggia con un gin tonic in bikini…ah no quello l’ho già fatto tutta l’estate scorsa! Ho fatto tutto quello che volevo fare, sono stato in giro per l’Italia con i tacchi, per strada a Milano ovunque. A teatro mi sono “ritirato” a Lisbona per poter vivere la mia vita felice, con o senza Valeria Cross, ma sempre con quel lato femminile della mia vita che non mi abbandonerà mai.

Sogni nel cassetto da realizzare?
Aprire un negozio per crossdresser, dove uomini come me, potrebbero entrare a provarsi una scarpa col tacco o una minigonna di jeans senza sentirsi giudicati o messi alla berlina. Siamo belli anche con un po’ di pancetta o senza capelli, con le gambe pelose o depilate. Quando ci sentiamo felici, siamo belli.

Una frase finale bellissima che tutti dovremmo tenere a mente! Grazie Walter Caponi per averci fatto conoscere qualcosa di più di te e di questo affascinante mondo, speriamo di vederti ancora presto in Tv e ti auguriamo tanta felicità!

Inoltre, guarda tutte le video interviste agli artisti su Il Piccole Magazine Tv.