Grazie al giornalista Neto Lucon, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sayonara Nogueira, professoressa brasiliana trans di 45 anni di Geografia all’Università Federale di Uberlandia e specialista in educazione inclusiva. Sayonara ci racconta del suo percorso di transizione e delle difficoltà che ha dovuto affrontare per affermarsi nel mondo del lavoro: una storia a lieto fine, che condividiamo felici con voi.

Buongiorno Sayonara, come va? Raccontaci un po’ di te!
Mi chiamo Sayonara Nogueira, ho 45 anni, sono professoressa di geografia alla Uberlândia Federal University e specialista in educazione inclusiva. Da 19 anni lavoro nel servizio pubblico, sono sposata da 10 anni, in transizione da 15 anni, casalinga e attivista per i diritti umani LGBT*. Oggi sono vicepresidente del Trans Brazilian Institute of Education e membro del Trans Committee della Ibero-American Education Network.

Sei stato la prima transessuale ad avere il nome sociale riconosciuto nei documenti relativi alla tua vita funzionale, come il libro paga. Quali fattori ti hanno portata a questo risultato?
Sono entrata all’università pubblica e federale nel 1996 e mi sono laureata nel Gennaio 2000. Il mio ingresso nella rete pubblica è stato tramite tirocinio nel 1999. Avevo già iniziato la transizione, prendendo Perlutan o Diane 35, avevano iniziato a crescermi tanti capelli etc. Insegnavo già in una scuola dove avevo studiato tutta la mia vita e questo mi ha dato una certa sicurezza. Nel 2001 ero disoccupata e così sono andata a vendere assicurazioni sanitarie e televisioni per strada, ho fatto le pulizie, questi lavoretti e i miei genitori mi hanno aiutata.

Nello stesso anno partecipai a un concorso e mi qualificai. Fui chiamata ad insegnare ma lì ci fu uno schock: la Preside mi disse che non accettava un insegnante maschio con l’orecchino. Mi lasciai prendere dal panico, mi tagliai i capelli e andai a lavorare con un completo pantaloni, maglietta e scarpe da ginnastica. Molte persone così mi confusero per strada con una lesbica. Poi la paura passò e ricominciai a prendere i miei ormoni, lasciai crescere i capelli, mi dipinsi le unghie, e mi rifeci la dentatura nel 2008. Avvertii la Preside dicendole: “vado in vacanza e torno come Sayonara in 24 ore”. L’inferno iniziò a causa del nome.

Mi trovai di fronte a tanta transfobia nell’ambiente scolastico, litigi, urla, minacce di persecuzione, calunnie, diffamazione. Nel 2011, una sentenza nello stato di Minas Gerais dichiarò che i funzionari travestiti e transgender potevano usare il nome in pubblica amministrazione. E la cosa più importante, per me, fu prendere i miei diari della scuola e farci scrivere sulla copertina il nome Sayonara Nogueira.

Cosa è cambiato nella tua vita dopo questo fatto?
Il nome sociale è una questione di dignità e cittadinanza, quindi tutto cambia. Anche se alcune persone sul posto di lavoro continuano a scherzare e a “darsi di gomito” mentre passi, ma almeno sei te stessa. Avevo un badge con il nome sociale, il diario scolastico, la comunicazione sul tabellone a muro, ed ero orgogliosa e felice di lavorare perché la mia dignità era rispettata.

Grazie a questo, hai acquisito importanza nei media. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa esposizione?
Quando è arrivata la risoluzione, le emittenti tv G1 e UOL mi hanno inseguito per fare una storia, anche se la televisione locale aveva già fatto alcuni servizi su di me, ma solo a livello regionale. G1 e UOL hanno preso licenza del mio nome per questioni legali, perché hanno dato una visibilità positiva, dimostrando che i travestiti possono occupare diversi ruoli. Ma c’era anche una pioggia di critiche da parte dei conservatori che trovavano assurda la mia presenza in classe, dicevano che potevo influenzare i loro figli, e i conservatori cristiani erano quelli che mi facevano arrabbiare di più perché volevano che restassi senza lavoro. Imprecavano sotto i miei commenti e tutto ciò mi fa pensare che tipo di cristiano sia colui che desidera il male degli altri.

Lavori come insegnante, quale materia insegni?
Come ti dicevo, sono un’insegnante di geografia e a scuola devo insegnare anche storia e scienze naturali per completare la mia posizione. Insegno anche Metodologie e Tecniche di Ricerca, assistendo le persone che fanno domanda per un master o una posizione di dottorato.

Sei ancora coordinatore del Centro per la diversità sessuale di Uberlandia? Come va il tuo lavoro all’interno del nucleo?
Sono stata lontana dall’istruzione per 3 anni e ho assunto il nucleo della diversità e della cittadinanza del municipio di Uberlândia, ed ho una grande gratitudine per la città, in primo luogo per aver messo a capo una trans e per la fiducia che ripongono nel mio lavoro. Aiuto le persone LGBT* in relazione ai casi di violenza, perché il nucleo si trova presso la stazione di polizia femminile e l’ufficio del difensore pubblico. Ci occupiamo di coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità sociale, rinvio di lavoro, nome e rettifica di genere nei certificati. Faccio conoscere i diritti che abbiamo come persone.

Sayonara Nogueira, in che modo la tua carriera e la lotta per i tuoi diritti influenzano il modo in cui insegni ai tuoi studenti?
I miei studenti sono cresciuti e si sono evoluti come persone più umane, senza pregiudizi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con l’intera comunità scolastica. Potrei anche prendere questa mia conoscenza accademica e portarla alla militanza, per sviluppare progetti che non esistevano prima, perché il movimento LGBT* ha sempre messo in primo piano temi come l’HIV / AIDS, lasciando altri argomenti in una posizione secondaria, come l’istruzione. Essere un’insegnante e una trans è come essere un’isola nel movimento LGBT*, poiché spesso mi mettono da parte, senza riconoscerlo.

Al di fuori della comunità però ho avuto più spazio, ho collaborato con il TGEU, dove ho potuto partecipare a seminari in Italia, Tailandia e Guatemala; la rete LGBT* Iberoamericana ha tenuto un seminario a Lima in Perù, e per ILGA sono stata in grado di partecipare ad alcune conferenze internazionali, come in Nuova Zelanda. Ricevo molti inviti a viaggiare all’interno del paese, ma ultimamente ne ho rifiutati molti, perché mi stavo dimenticando di me stessa come persona, poiché ho un corpo biologico che ha bisogno di attenzione e anche gli attivisti si ammalano perché è una lotta molto grande di ego tra le persone.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Ho superato l’ultimo concorso nello Stato, quindi devo tornare in classe nei prossimi anni, e parteciperò ad altri concorsi, voglio ritirarmi e vivere a Lima in Perù, che è stato uno dei paesi più belli che ho mai visitato.

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Entrevista a Sayonara Nogueira, professora trans e especailista em Educao Inclusiva

Graças ao jornalista Neto Lucon, tivemos o prazer de entrevistar Sayonara Nogueira, professora brasileira trans de geografia de 45 anos na Universidade Federal de Uberlândia e especialista em educação inclusiva. Sayonara nos fala sobre seu caminho de transição e as dificuldades que ela teve que enfrentar para se estabelecer no mundo do trabalho: uma história com um final feliz, que com muita alegria compartilhamos com vocês.

Bom dia Sayonara, tudo bem? Nos conte um pouco sobre voce?
Me chamo Sayonara Nogueira, tenho 45 anos, professora licenciada em Geografia pela Universidade Federal Uberlândia e especialista em Educação Inclusiva. Tenho 19 anos que atuo no serviço público, sou casada há 10 anos, travadastra de uma adolescente de 15 anos, dona de casa, ativista e militante de Direitos Humanos LGBTI. Hoje estou como vice-presidente do Instituto Brasileiro Trans de Educação e membra do Comitê Trans da Rede Ibero-Americana de Educação LTBTI.

Você foi a primeira transexual a ter o nome social reconhecido em documentos referentes à sua vida funcional, como a folha de pagamento. Quais fatores te levaram a essa conquista?
Eu entrei na Universidade pública e federal em 1996 e graduei em janeiro de 2000. Minha entrada na rede pública se deu via estágio em 1999, eu já tinha iniciado uma transição, tomava perlutan ou Diane 35, cabelo grande, etc. Só que eu estava lecionando numa escola onde estudei a vida toda e aquilo me passava uma certa segurança. Em 2001 fiquei desempregada, fui vender plano de saúde e televisão na rua, fazia faxina, bicos e meus pais me ajudavam.

Nesse mesmo ano fiz um concurso e me classifiquei, onde fui chamada para dar aula, e daí foi o choque, a diretora já de cara me disse que não aceitava professor homem com brinco. Entrei em pânico, cortei o cabelo no outro dia, e ia com umas roupas dois números maior, calça, camiseta e tênis, muita gente me confundia na rua com lésbica. Mas depois que o medo passou, voltei tomar meus hormônios, deixei o cabelo crescer, unhas pintadas, coloquei minhas próteses em 2008. Avisei a diretora, saio de férias e volto Sayonara 24 horas. Iniciou o inferno, por causa do nome.

E diante tanta transfobia sofrida no ambiente escolar, brigas, gritos, ameaças de processo, calúnia, difamação, boletim de ocorrência, em 2011 devido a minha vida pública, publicaram uma resolução no estado de Minas Gerais onde funcionários travestis e transexuais podiam usar o nome social no âmbito da administração pública. E ali o mais importante era eu pegar meus diários escolares e estarem escritos na capa Sayonara Nogueira o que sempre fui.

O que mudou na sua vida após essa resolução?
O nome social é questão de dignidade e cidadania, então tudo muda, mesmo que algumas pessoas no ambiente de trabalho continuem com piadinhas e a darem cotoveladas quando você passa, você está sendo você mesma. Eu tinha crachá com o nome social, diarío escolar, livro de ponto, comunicação no mural, eu estufava o peito e ia feliz trabalhar, porque estava tendo minha dignidade respeitada.

Por conta dessa medida, você acabou ganhando destaque na mídia. Quais as vantagens e desvantagens dessa exposição?
Quando a resolução saiu, o G1 e a UOL correram atrás de mim para fazer uma matéria, antes a televisão local já tinha feito algumas reportagens comigo, mas só na região. O G1 e a UOL dispararam meu nome, eram matérias legais, porque dava visibilidade positiva, mostrava que travesti não é só pista, ela pode ocupar outros espaços também. Mas também tinha a chuva de críticas, dos conservadores, que achavam um absurdo minha presença na sala de aula, que eu podia influenciar os filhos, e os conservadores cristãos eram o que mais me detonavam, desejavam o meu desemprego, praguejavam mesmo embaixo dos comentários e eu penso que tipo de cristão é esse que deseja o mal do próximo.

Voce trabalha como professora, qual materia voce ensina?
Sou professora de Geografia, na escola cheguei a lecionar Historia e Ciências da Natureza para completar cargo. Também trabalho Metodologias e Técnicas de Pesquisas auxiliando as pessoas que vão concorrer a um cargo de mestrado ou doutorado.

Você ainda é coordenadora do núcleo de diversidade sexual de Uberlandia? Como é o seu trabalho dentro do núcleo?
Hoje faz 3 anos que estou afastada da educação, e assumi o núcleo de Diversidade e Cidadania da Prefeitura de Uberlândia, tenho muita gratidão pela prefeitura, primeiro por terem colocado uma trans a frente do núcleo e a confiança que depositaram no meu trabalho. Aqui eu auxilio LGBTs em relação a casos de violência, porque o núcleo fica junto a Delegacia das Mulheres e a Defensoria Pública, atendo aquelxs que estão em situação de vulnerabilidade social, encaminhamento de emprego, retificação de nome e gênero nas certidões. Oriento em relação aos direitos que nós temos.

Como a sua trajetória e a luta na defesa de seus direitos influenciam a forma com que você ensina aos seus alunos?
Meus alunos cresceram e desenvolveram pessoas mais humanas, sem preconceitos, e sempre fui uma pessoa que sempre se relacionou super bem com toda a comunidade escolar. Eu pude ainda pegar esse conhecimento acadêmico meu e levar para a militância, desenvolver projetos que antes não existiam, porque o movimento LGBT* sempre caminhou com o HIV/Aids, deixando outras pautas numa posição secundária, como a educação. Ser professora e trans era como ser uma ilha no movimento LGBT*, pois me punham muitas vezes de lado, sem reconhecimento mesmo.

Só que lá fora me reconheceram, fiz uma parceria com TGEU, onde pude participar de oficinas na Itália, Tailândia e Guatemala, pela Rede Ibero-americana de LGBTI tivemos uma oficina em Lima no Peru, e pela ILGA pude ainda participar de algumas conferências internacionais, como na Nova Zelândia. Recebo muitos convites para viajar dentro do país, mas ultimamente vem recusando muitos, pois estava esquecendo de mim, enquanto pessoa, enquanto corpo biológico e que necessita de atenção e a militância também adoece, pois é uma briga de egos muito grande entre as pessoas.

Quais são as próximas conquistas que você almeja?
Eu passei no último concurso do Estado, então devo voltar para a sala de aula nos próximos anos, estudo muito para concurso, vou prestar outros concursos, quero me aposentar e viver em Lima no Peru que foi um dos países mais lindos que já visitei.