Intervista a Sayonara Nogueira: ‘creiamo legami di solidarietà tra persone LGBT!’ Interviste Neto Lucon

Intervista a Sayonara Nogueira: ‘creiamo legami di solidarietà tra persone LGBT!’

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L’intervista alla professoressa e attivista Sayonara Nogueira, segnalataci dal giornalista brasiliano Neto Lucon, ha avuto così successo che l’abbiamo ricontattata per approfondire con lei alcuni aspetti sul suo percorso di vita lavorativo e sulla società brasiliana. Lei è la dimostrazione che le persone trans, diversamente da come sono viste solitamente dai più, possono lavorare in qualsiasi ambito con successo. Vi ricordiamo che nel suo curriculum vanta 20 anni di lavoro nel servizio pubblico, è vice-presidente dell’Istituto Brasiliano Trans di Educazione e fa parte del Comitato Trans di rete Ibero-Americana dell’educazione LTBTI con sede in Spagna e che ha rappresentanti LGBT in tutta l’America Latina.

Buongiorno Sayonara, approfondiamo un po’ come sei arrivata a fare il tuo attuale lavoro e come hai scelto questo percorso nell’area dell’educazione.
In realtà ero un po’ persa, non sapevo cosa volevo, sono arrivata a lavorare per strada per un po’ di tempo, ma non era ciò che volevo. Ho avuto l’opportunità di andare all’estero intorno al 1995, 1996…in quel periodo tantissime persone trans sono andate all’estero, in Italia. Io non ho voluto andarci poiché avevo i miei genitori già con una certa età e dovevo prendermi cura di loro, avevo anche bisogno di professionalizzarmi, laurearmi, formarmi e allo stesso tempo avevo paura di come sarebbe stato il mercato di lavoro.
20 anni fa il preconcetto e la discriminazione erano maggiori rispetto ad oggi, perciò ho scelto di diplomarmi magistrale perché l’educazione è un universo femminile, il 90% delle maestre almeno qui in Brasile sono tutte donne, perciò credevo che dentro questo universo femminile non avrei trovato troppe difficoltà per incastrarmi nel mercato di lavoro.

E per quanto riguarda Geografia?
E’ una materia per cui ho sempre avuto una curiosità molto grande, ho fatto l’esame d’ingresso per l’università e sono stata ammessa direttamente ai 4 anni di corso ed è stato li che ho iniziato a lavorare nel settore dell’educazione. Credevo che essendo un ambiente a maggioranza femminile non avrei incontrato tante difficoltà come invece ho incontrato.

Perciò la realtà era un’altra?
La realtà era un’altra, la scuola è un meccanismo che esclude le persone, è un’istituzione creata per l’élite. Perciò, avere un corpo che non rientra nei parametri normativi accendeva varie discussioni, dibattiti e ho subito diversi preconcetti e discriminazioni.

La tua transizione ha avuto inizio prima di entrare in questo percorso? Oppure ancora prima?
Si, in realtà sono stata una bambina trans, ho avuto il privilegio di avere i miei genitori che mi hanno accolta e accettata, perciò ho iniziato la transizione intorno ai 16-17 anni. Poi, quando sono entrata all’università ho interrotto questo processo perché volevo mostrare alle persone che, indipendentemente dall’essere una persona trans, avevo le qualificazioni per occupare quello spazio. Ho concluso il mio percorso di transizione nel 2007, quando mi metto le protesi mammarie, ed è quando concludo il mio processo di transizione. Mi ricordo che era nelle ferie di luglio, ho parlato con la Direttrice e le ho detto che quando ritornavo ad agosto nel 2007 sarei stata Sayonara 24 ore al giorno.

La sua reazione come è stata?
Non ha avuto alcuna reazione perché ero stata promossa in un concorso pubblico per avere quel posto, lei non poteva dire niente. Quindi, sono andata e ho fatto la chirurgia che dovevo fare, prendevo già gli ormoni, ma sono arrivata ad un periodo in cui gli ormoni non avevano più alcun effetto sul mio corpo, perciò ho avuto bisogno di alcune procedure estetiche. Quando sono tornata, ricordo che lei è stata molto carina con me, mi ha preso per mano e poi mi ha portata di classe in classe e diceva “Guarda questo era… e ora é Sayonara 24 ore.”

Sei stata ben accolta?
Si, mentre passavo di classe in classe, gli allievi già sapevano, all’epoca usavo molto Orkut e lì il mio profilo era già di donna, perciò i miei allievi già lo sapevano e in questa scuola dove ho concluso la mia transizione non ho avuto alcun problema. Dopo, nelle altre scuole dove sono stata, ho avuto dei problemi, ma nella prima scuola no.

Il problema maggiore lo hai avuto con gli allievi oppure con i tuoi colleghi e l’amministrazione scolastica?
Ho avuto molti problemi con la parte amministrativa e con i miei colleghi di lavoro, con gli allievi non ho avuto alcun problema in 16 anni di insegnamento, non ho alcuna storia per raccontarti di preconcetto e discriminazioni da parte degli allievi, ne tanto meno dai genitori. Sono sempre stata molto rispettata da loro. Mentre da parte dell’amministrazione e dai miei colleghi ho sempre sofferto molti preconcetti e discriminazione.

Credi che poteva essere per una questione di invidia o gelosia, temevano che crescessi nel tuo incarico scolastico essendo una persona transex, piuttosto che etero? Credi ci sia stato questo tipo di discriminazione oppure era un preconcetto in sé perché sei una transex?
Credo sia tutto questo che hai detto, il Brasile è un Stato nuovo, dove viviamo una cultura che ha il riflesso di un processo di colonizzazione e la nostra società è molto maschilista, molto patriarcale. Io spiccavo dentro l’educazione, ho sempre lavorato molto bene perché stavo facendo ciò che mi piaceva, perciò crescevo sempre di più dentro la mia professione, sono sempre stata invitata a parlare in tutto lo Stato, di questa esperienza di un corpo trans nell’educazione.

Lavoravo con adolescenti e tutto ha causato invidia e gelosia; ho il ricordo di questo preconcetto che aumentava di più quando eravamo vicine alle elezioni amministrative scolastiche, i direttori scolastici cambiano ad ogni 2 anni, perciò quando iniziavano le elezioni, gli allievi volevano me come direttrice scolastica (sorride).
Ricordo che allora iniziavano con il massacro, facevano come una caccia alle streghe verso la mia persona. Avevano paura che mi candidassi e vincessi come direttrice scolastica, ma è una cosa che non ho mai voluto.

Adesso però sei una Direttrice?
Sono uscita dalle classi scolastiche nel 2017, nel 2016 mi sono allontanata e ho avuto un invito per essere la direttrice municipale LGBT di Uberlandia e qui adesso lavoro facendo fronte alle questioni di LGBTfobia, aiuto le persone che ne soffrono nella conoscenza dei loro diritti, facciamo le denunce, portiamo le persone dai carabinieri e aiutiamo nella procedura che serve. Orientiamo anche le persone trans in questione ai documenti, come cambiare il nome, il genere nel certificato di nascita. Solo questo mese ho fatto all’incirca 20 procedimenti per il cambio anagrafico, del nome ma anche del genere nel certificato di nascita. Gli indirizzo nel mercato di lavoro, ero del movimento nazionale ma sono tornata alla mia base che era il Municipio, ho bisogno di prendermi cura di questa popolazione.

In relazione ai documenti, tu sei stata la prima transex ad avere il nome sociale riconosciuto nei documenti in relazione alla tua vita funzionale e lavorativa, giusto?
Era il 2010-2011 avevamo una rete di circa 6-8 maestre trans, mentre nella regione di Minas c’ero soltanto io. Il mio nome era sempre Sayonara, ma dei documenti di scuola interni c’era ancora il mio nome di battesimo, perciò ho avuto un processo di discriminazione in una scuola dove un’ispettora mi ha chiamata per il mio nome di battesimo davanti ai miei allievi, mentre i miei allievi non conoscevano questo nome, l’ho denunciata nel 2011 e sono arrivata fino al capo luogo della regione. Questa persona è stata chiamata per deporre e anch’io, dopo il governatore Antonio Nastasia ha creato una risoluzione che dichiarava che le transessuali dipendenti statali potevano utilizzare il nome sociale nell’ambito dell’amministrazione pubblica. Allora c’ero soltanto io perciò lui ha fatto questa risoluzione grazie al mio caso. Dopo ho potuto utilizzare il nome sociale nei registri scolastici, negli assegni, in busta paga e in tutte queste cose, è una questione di cittadinanza e nonostante sia precaria é pur sempre una cittadinanza, mi serve per avere dignità dentro la scuola e stimola altre persone trans a seguire questo percorso che stavo già facendo.

Sei stata un esempio per loro. Come organizzi la tua vita personale con quella scolastica e con l’attivismo?
Credo di non avere più vita sociale in realtà, il mio giorno dovrebbe essere fatto di 48 ore! Lavoro dalle 8 alle 18, dopo ho aperto una scuola serale di preparazione per i concorsi pubblici, sono anche una ricercatrice della Fiocurz, che è una istituzione che lavora con ricerche qui nel Brasile, mentre nell’attivismo ho creato una applicazione che è utilizzato in tutto il Brasile, poiché collaboro con la International Trans Fund che aiuta le persone trans a creare progetti di inclusione sociale.

Come funziona questa applicazione?
In pratica l’adolescente trans che soffre di transfobia dentro della scuola, può azionare l’applicazione e la richiesta arriva alla mia persona, dopo di che vado a cercare di risolvere il caso. Tornando alla mia vita privata, sono anche sposata da 10 anni, sua figlia abita con noi, sono anche una casalinga, ma è cosi…la vita sociale è solo sabato e domenica. Spengo tutto e sto in casa, preparo un pranzo, una cena, ricevo gli amici in casa, mentre durante la settimana mi fermo solo per dormire.

Cosa ci racconti invece sulla educazione nel Brasile? La visione che abbiamo è che sia una educazione precaria, ma è la realtà? Cambia qualcosa nella educazione dentro del mondo LGBT, qual’è la differenza?
In realtà tempo fa c’era stata un’apertura nel Paese in relazione all’educazione per le persone LGBT, nonostante esistano ancora discriminazioni, mentre ora stiamo tornando indietro, retrocedendo.
Le persone devono vedere che possono qualificarsi per il mercato di lavoro, in Brasile abbiamo trans che sono medici, avvocati, infermieri, perciò noi possiamo fare qualsiasi lavoro, siamo riuscite 25 anni fa ad essere d’esempio per queste persone.

Ci lasci un tuo libero pensiero rivolto al mondo LGBT e non solo?
Sono pessima per queste cose, ma ecco, in Brasile viviamo un momento dove siamo senza molte aspettative, le persone si stanno ammalando, la salute mentale delle persone LGBT si sta compromettendo, è aumentato tantissimo il numero di suicidio nel Paese, perché loro hanno paura, hanno paura di uscire per strada ed essere aggredite, perciò credo che… ecco, qui in Brasile usiamo molto un’espressione “nessuno lascia la mano di nessuno”, ma questo in realtà non viene fatto. Purtroppo, il movimento LGBT Brasiliano ha ancora a che fare con l’ego, le persone hanno un ego molto grande, voglio spiccare e far cadere i pari che spiccano, ma adesso non è il momento per questo, adesso è il momento di uscire dal piano teorico, non bisogna lasciare la mano di nessuno ma iniziare a metterlo in pratica. Dobbiamo iniziare a dare affetto e coccole alle persone soffrono, dobbiamo lavorare molto sulla questione della salute mentale in Brasile delle persone LGBT, perché noi ci stiamo ammalando. E’ il momento di creare lacci di solidarietà e iniziare a volerci bene tra noi, per far sì che si crei una rete di protezione.

Un’accoglienza in più che è molto importante.
Esatto.

Grazie mille Sayonara Nogueira per esserti dedicata a noi, aspettiamo di vederti qui in Italia quanto prima e grazie ancora per tutto il lavoro che stai facendo in Brasile per la comunità LGBT, speriamo di accompagnare il tuo percorso, il tuo lavoro e incontrarti personalmente.
Si si certamente! Ti ringrazio per la visibilità che state dando al mio lavoro, ciao!

Entrevista em vídeo com Sayonara Nogueira, vice-presidente do Instituto Brasileiro Trans de Educação

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