Conoscere Mamy O’Hara, famosa drag queen napoletana, recentemente vista al concorso Androgynous, mette di buon umore: energica, solare e con un background culturale di tutto rispetto, abbiamo chiacchierato con lei a proposito della sua vita, di cosa significa essere una drag e dei suoi sogni.

Buongiorno, finalmente ci conosciamo. Rompiamo subito il ghiaccio con una domanda importante: chi è Mamy O’Hara?
Buongiorno a voi! Dunque, Mamy O’Hara è un personaggio artistico nato nel 2015 per dare una vena artistica diversa a quella che già avevo, facendo teatro amatoriale con una compagnia con cui tuttora lavoro. Mamy è un personaggio molto comico, versatile ma soprattutto sempre pieno di cambiamenti ed evoluzioni. L’essere statico non porta a nulla, mentre essere dinamico e confrontarsi con le altre colleghe e performer serve sempre a crescere.

Come hai conosciuto il mondo delle Drag Queen?
Anni fa tramite amici che già facevano le drag. Accompagnavo un mio amico a dei concorsi e quindi mi sono affacciato così a questo mondo artistico. Attualmente lavoro per diverse organizzazioni, tra cui “Bordello”, fondata da Antonio Esposito e di cui io faccio parte nel cast artistico. Si tratta di una serata commerciale a Napoli di ottima qualità, è un bel format che sta avendo molto successo.

Invitiamo tutti ad andare a curiosare allora! Ora dimmi, come vivi il contrasto tra la vita di tutti giorni in cui sei un ragazzo come tutti gli altri e la notte, quando ti travesti?
E’ in pieno contrasto! Nella vita di tutti i giorni sono un piastrellista e mi occupo di edilizia. La mattina, ho vesti molto virili e maschili, la sera invece divento Mamy O’Hara e indosso abiti super femminili! E’ un contrasto che fa scalpore tra le persone, che mi dicono: “tu la mattina fai il muratore e la sera la drag queen sui tacchi!”, ma trovano favolosa il personaggio di Mamy e…anche io la trovo favolosa! 

Ti è mai capitato di subire i pregiudizi?
Si, in passato nel mio quartiere ci sono stati dei pregiudizi nei miei confronti vivendo in quartiere periferico di Napoli, nell’area nord tra Scampia, Secondigliano e Miano. Ho anche subito forme di bullisimo.

Immagino non sia stato facile, ti capita ancora oggi?
No, oggi per fortuna vivo una vita serena e tranquilla.

Chi è una drag queen, per te?
Per me si tratta di una persona che si traveste da drag e non da donna, che fa divertire il pubblico. Sappiamo che è un personaggio con un cenno storico risalente a tanti decenni fa, quando le donne non si potevano esibire nei teatri e quindi erano gli uomini a travestirsi da donne e facevano spettacolo (e da lì nasce la “sciantosa” napoletana poi trasformata in drag queen). E per me la drag quen deve essere sempre stratosferica, l’eccesso, non deve sembrare una donna.

Un piccolo appunto: per me una drag che non copre le sopracciglia non è una vera drag, perché devono modificare la propria fisionomia e cercare di crearne un’altra. Si parla comunque di una personalità artistica e non quotidiana. Dobbiamo scindere chi è l’Alessandro nella vita di tutti i giorni e chi è Mamy O’Hara nella vita artistica di tutti i giorni, ovvero una drag.

Quanto è importante per te il contatto col pubblico?
E’ molto importante perché la mimica facciale è la base di tutto sul palco a livello di teatro e lo penso anche a livello artistico come drag queen e come performer. Il viso e la mimica trasmettono le emozioni al pubblico che ci guarda e quello che percepisce è importante: dobbiamo sempre sorridere, sempre essere favolose e felici di essere sul palco e coinvolgerlo. Anche nei miei show privati tengo un contatto stretto: mi siedo sulle gambe delle persone, le faccio giocare, toccare il mio corpo “finto” con tutto l’ambaradan che indossiamo sotto per essere drag queen…soprattutto, come dicevo prima, il contatto visivo è fondamentale. Se trasmettiamo serenità, il pubblico percepisce serenità e via dicendo.

Che consiglio daresti a chi vuole affacciarsi per la prima volta in questo mondo?
Alle nuove levo dico di non prendere esempio e spunto dalle drag che già esistono, soprattutto da quelle americane di RuPaul. Secondo me, loro hanno un fine artistico diverso da quello di noi italiane. Cioè, quelle di RuPaul le vedo quasi tutte donne e per me la drag invece non deve essere femmina, qui la drag deve essere la regina dello strascico, dell’eccesso, non deve essere donna. Il consiglio che posso dare è quello di non essere la fotocopia sbiadita di altre ma di trovare un proprio personaggio artistico, una personalità diversa di quello che si è, creare un alter ego diverso da dare al pubblico. E ovviamente…alzatevi le maniche e andate a creare il vostro personaggio a partire dagli abiti, dal trucco e via dicendo!

Su Rai3 è andato in onda un documentario dove si parlava di te, della tua vita e di cosa significa essere per te una drag queen. Ti andrebbe di spiegarci come è nato il progetto, immagino sarai felicissima!
Il programma era DOC3, il nome era “Nata Femmena” e si metteva a confronto la mia vita con quella di Alessia Cinquegrana, la prima trans sposa in Italia. E’ stato un obiettivo molto importante quello di entrare nella casa degli italiani e spiegare ciò che è una drag e perché ho iniziato a farlo. E’ importante che il messaggio sia arrivato anche ai genitori, che spero abbiano capito che i ragazzi devono essere aiutati, non ci devono essere pregiudizi da parte loro e così sarà più facile essere accettati anche dalle altre persone. Se i genitori ci aiutano a portare avanti questa vita “normale” come le altre persone è già un buon punto di partenza.

Insomma, è stata un’esperienza positiva.
Assolutamente, la rifarei altre mille volte!

Che obiettivi hai per il futuro? Sogni nel cassetto da realizzare?
Gli ho quasi raggiunti, a piccoli passi…il mio sogno è invece creare un’Associazione culturale dove si può fare teatro e fare la drag queen nello stesso tempo, accomunare il teatro alla drag.

Allora a noi non resta che farti un grosso in bocca al lupo e ringraziarti. A presto Mamy O’Hara!

 


Inoltre, guarda tutte le video interviste alle drag queen su Il Piccole Magazine Tv.

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