Che noia quel giorno al sexyshop, le ore scorrevano via ma nessuno entrava da quella porta. Chiaro, eravamo vicini al periodo di Natale quindi tutti i maritini erano alle prese con le passeggiate familiari al negozio di giocattoli. Tuttalpiù si avvicendavano eroicamente in un negozio di intimo per regalare qualcosa alla loro compagna ma il sexyshop, per carità!
Non so come mi fosse saltato in mente di abbandonare la mia carriera da mistress per un lavoro così ordinario (o quasi). Dieci anni di schiavi, pelle fruste, gettati via perché mi sentivo troppo oppressa da quella continua richiesta di sessioni, pratiche sadomaso e corteggiamenti continui. Volevo starmene finalmente tranquilla, avere orari da ufficio ed essere d’aiuto in qualcosa che ben conoscevo. Ma forse era tutto fin troppo tranquillo per un animo dirompente come il mio. Guardavo i costumini sexy in PVC e li immaginavo su me stessa, spolveravo le fruste e ogni tanto ne brandivo una, aprivo gli strap on e li indossavo sui jeans per capire come calzavano.
Stavo proprio sistemando le scatoline dei plug quando sentii il campanellino della porta. Un cliente! Più che cliente era un gran figo, con un trench color crema, leggermente brizzolato e con un buonissimo profumo.
-“Buongiorno, posso esserle utile?”
-“Buongiorno, vorrei dare un occhiata.
-“Prego, e se ha bisogno di una mano non esiti a chiamarmi“- chissà se aveva notato il mio doppio senso ma a giudicare dal suo sguardo allucinato pare proprio di sì.

Il sexyshop era concentrato su tre piani, al piano terra c’erano i gadget, i costumi sexy e i vibratori. Le cose che più interessavano ai clienti medi che entrano in un sexyshop.
Al secondo piano c’erano i DVD con un grosso schermo che ripeteva i trailer in maniera random, e qui trovavo continuamente fazzolettini sporchi di chi non riusciva a trattenere l’emozione. Infine, il terzo piano era tutto in tema BDSM. Ovviamente il terzo piano era il mio preferito.
Lo vedo guardicchiare i gadget divertenti. Che stia cercando qualcosa per un addio al celibato?
Ogni tanto mi guarda ma distoglie subito lo sguardo, forse è l’ora che sbottoni qualche bottone della camicetta per metterlo in difficoltà. E come un’anti-calamita lo vedo scappare frettolosamente. Rido.
Rapidamente sale le scale e si ritrova al secondo piano, lo seguo in diretta dalle telecamere ma non è nemmeno lì il suo interesse. Sale ancora le scale ed eccolo lì, davanti alle fruste. Il mio cuore comincia a battere, mi piacerebbe proprio spogliarlo e segnare quella sua bella schiena virile. Disegnerei splendide linee rosse lungo il suo corpo e ne ripercorrerei ogni centimetro con la lingua per assaporarne la nota salina e la paura mista ad eccitazione.
Invece no, non è nemmeno quello che vuole. Quando si deciderà a scendere e chiedermi cosa sta cercando? Ritorno alla sistemazione dei plug, queste piccole codine da inserire direttamente nell’ano mi sono sempre piaciute nei miei trascorsi con i pony play.
-“Mi scusi?“- sento alle mie spalle, mi ero quasi dimenticata ci fosse il cliente!
-“Prego, mi dica.
-“Non c’è un commesso uomo con cui possa parlare?

Eccone un altro. Da quando avevo cominciato il mio lavoro mi ero ritrovata a combattere contro clienti provoloni che pensavano fossi in vendita al pari delle mutande e clienti timidi che non riuscivano a spiccicare parola con il gentil sesso. Si sbagliavano però, io non ero né gentile e né in vendita.
-“Qui ci sono solo io, ma le posso assicurare che ho l’esperienza e l’apertura mentale di un qualsiasi altro essere umano maschile. Mi dica pure
Lo vedo sbirciare gli scatoloni che ho tra le mani, apre la bocca come per dire qualcosa ma si spegne come un vecchio televisore. Una piccola parte in me vorrebbe spingerlo con entrambe le mani e fargli confessare questa cosa indicibile. Dai, che ce la fai!
-“Va bene, allora magari torno un’altra volta.
Niente, non ce la fa.
Sta quasi per uscire quando tolgo un plug dalla confezione, tentando il tutto e per tutto e gli dico: “Sicuro?”
Ha quasi un piede fuori dalla porta, un piede sospeso nell’aria, quando si volta e torna indietro.
-“Mi scusi ancora ma come funziona quella cosa che ha in mano?”
-“Il plug tail? È un accessorio molto divertente, adatto a uomini e donne. Basta lubrificarlo e infilarlo nell’ano. È molto eccitante e ci sono moltissime forme, anche con codina per chi amasse il pony play.
-“Lei è davvero molto preparata.”
“Lo so, ne ho usati molti nel mio precedente lavoro e so bene come usarlo.”
Mentre pronunciavo questa frase ho sentito il mio sopracciglio alzarsi, reminiscenze del mio passato da mistress quando ogni frase era condita da sguardi severi, sopracciglia acute e sordidi ghigni cattivi.
Deve averlo notato anche lui visto che il suo colorito divenne da olivastro a rosso scuro.
Adoro quando gli uomini si imbarazzano, mi viene ancora più voglia di umiliarli. Ecco il mio animo da dominatrice che veniva fuori. Tutto ciò era pericoloso, passi che mi venisse la nostalgia di fruste e sessioni quando ero sola, ma fino a quel momento non mi era mai venuta con un cliente!
-“Posso chiederle che lavoro faceva?“- il cliente interrompe il mio volo pindarico e mi riporta frettolosamente a terra.
-“Ero una mistress. Ha presente?”
Il suo sguardo si accende ancora di più, adesso è veramente paonazzo. Non sa bene cosa dire, perciò lo incalzo.
-“Allora? Lo vuole provare questo plug? Vuole provarlo con sua moglie o…?”- lascio che la frase rimanga a mezz’aria, avendo capito benissimo ormai il suo interesse.
-“Sì, va bene. Me lo incarti, mi fido di lei. Se mi dice che è eccitante allora lo sarà.
Che tristezza, per un secondo avevo pensato volesse provarlo con me. No, ma cosa stavo dicendo? Sessioni non ne facevo più!

Preparo una confezione carina, con tanto di carta regalo e fiocco. Non me lo chiede espressamente ma recupero tempo per guardarmelo ancora un po’. Sta guardando gli abitini in pelle e sono sicura stia fantasticando su di me.
“Ecco pronto il suo pacchetto. Mi faccia sapere se l’ha trovato eccitante, mi raccomando.”
Prende la scatola con una leggera incertezza, vedo la sua vena sulla tempia pulsare e ho come l’impressione sia sull’orlo di un ictus quando gli prendo la mano e lo guardo fisso negli occhi.
-“Vuole che le insegni come inserirlo?”
Rimane quasi pietrificato, potrei uscire e andarmi a prendere un caffè, ritornare al negozio e trovarlo nella stessa posizione. Sto quasi pensando di farlo sul serio quando finalmente si decide ad aprire bocca.
-“Ho visto dei video e non sembra molto difficile, certo quello che manca è tutto il contorno.”
-“In che senso se posso permettermi? Non sia timido. Sono cose che ho visto centinaia di volte e può davvero dirmi la sua fantasia. La serberò nella mia mente e non ne farò parola con nessuno.”
Credo di aver detto le parole magiche perché si gira intorno come a verificare non ci sia davvero nessuno e mi sussurra queste esatte parole: “vorrei provarlo su me stesso, con una donna che mi cavalchi.”
La prima volta che sentii parlare di pony play avevo 21 anni, un cliente mi portò un travestimento da cane, con tanto di museruola e coda da inserire. Mi divertiva il pensiero di cavalcare un uomo per ore e ore, fino a sfiancarlo. Adesso di anni ne avevo 29 e di animaletti ne avevo cavalcati a decine. Ma non ne avevo ancora avuto abbastanza, volevo un’ultima bestiolina con cui divertirmi.

-“Ha una compagna o è in cerca di qualcuna?”
-“No, sono divorziato da molti anni ormai ma mi è difficile trovare una compagna con cui condividere questo aspetto sottomesso. Lei pratica ancora?
Ovviamente sapevo anche questo, riconosco subito uno schiavo e lui riconosce subito una figura dominante. Quell’uomo mi ha attratto fin dal primo momento, stimolando la parte dormiente del mio essere mistress. Devo dire che non mi erano mai capitati slave così affascinanti però, e ciò era pericoloso anche dal punto di vista sessuale.
Non mi ero mai concessa sessualmente durante le mie sessioni perché non amavo mischiare questi due lati ma… in quel momento non stavo certo lavorando.
-“Non pratico da molti anni, avevo bisogno di prendermi una pausa ma certi istinti sono difficili da dimenticare. A volte sonnecchiano pigramente e poi si scatenano furiosi. Non è così?
Non gli do il tempo di rispondermi, vado a girare il cartello dalla porta da “Aperto” a “Chiuso”, era ormai l’ora di pranzo e io avevo molta fame. E non parlo di cibo.
In poche mosse gli intimai di aspettarmi al terzo piano, tranquillizzandolo sul fatto che saremmo stati soli e null’altro gli era dato sapere. Volevo giocare a modo mio, come sempre.
Presi un mini abito in pelle, con una serie di intrecci ai lati. Ci misi molto a metterlo non perché non sapessi indossarlo ma perché volevo far aspettare il mio slave. Misi un paio di scarpe con il plateau, super alte e fetish come piacevano a me e diedi una ritoccata al trucco, scurendo il tutto. Mi guardai allo specchio e mi sentivo supersexy, con il seno che stava quasi per scoppiare fuori e il sesso che pulsava nelle mutandine. Salii le scale con lentezza modulata, spegnendo tutte le luci e lasciando accese solo quelle d’emergenza. L’aura rossa che sprigionavano rendeva tutto molto più eccitante. Tra le mie mani c’era un plug con coda equina e un buon lubrificante anale. I giochi stavano per cominciare.
Al piano di sopra lo trovai seduto su una poltroncina, mentre guardava il pavimento con uno sguardo vacuo che non seppi interpretare. Decisi allora di annunciarmi con il rumore dei miei tacchi e l’ancheggiare delle mie gambe. Appena mi vide ebbe un fremito e la patta dei suoi pantaloni si gonfiò magicamente. Mi sembrava di vedere una mazza niente male e sentii gli umori bagnarmi le cosce.
-“Spogliati subito e mettiti a quattro zampe, bestia!”- gridai.
Tutto spaventato si tolse il trench, lasciando che cadesse sul pavimento.
Sotto aveva il classico abito da uomo elegante, con camicia di ordinanza e pantaloni costosi.
Si slacciò la camicia senza mai incrociare il mio sguardo, rivelando una figura muscolosa e con qualche pelo bianco sul petto che mi eccitava ancor di più. Mi guardò mentre si sbottonava i pantaloni e appoggiava tutto ordinatamente sulla poltrona. Tolse anche scarpe e calzini, rimanendo solo con un boxer.
“Forse non mi hai capito, devi rimanere nudo come un verme!
Mi stavo proprio divertendo. Si tolse il boxer lasciando in bella vista quell’arnese così duro e sull’attenti. Mi sarei abbassata a succhiarglielo istantaneamente se non fossi stata troppo presa dal mio ruolo di dominatrice.
Gli feci un rapido gesto per farlo accucciare. Mi avvicinai lentamente, girandogli intorno e ammirando quell’opera divina. Aveva bei muscoli da uomo ma senza esagerare, un sedere rotondo tutto da schiaffeggiare e una pelle candida che avrei volentieri graffiato in una notte di sesso selvaggio.
Mi tolsi le mutandine mettendogliele in bocca e mi sedetti sulla sua schiena, lasciando che la sua pelle entrasse in contatto con la mia vagina bagnata. Gli ordinai di passeggiare lungo la stanza, mentre i movimenti mi stimolavano sempre di più. Ammetto che ogni tanto spingevo con il bacino giusto per godere un po’ di più.
Dopo una decina di minuti lo feci fermare.
“Qui manca qualcosa” – dissi.
Mi alzai e mi diressi verso il lubrificante e il plug che avevo appoggiato sulla poltrona, cosparsi la punta con dell’abbondante liquido e ne lasciai un po’ sul polpastrello della mano. I suoi glutei erano ben aperti e ne approfittai per accarezzargli l’ano e introdurre una falange dentro di lui.
Lo sentii muoversi sotto di me, come se ne chiedesse ancora di più. Eh no, bello mio – pensai – la pausa è ancora lunga.
Introdussi il plug tale dentro di lui con fare delicato ma deciso.
Giocherellai con la coda equina, frustando le sue natiche e mi adagiai nuovamente sulla schiena umida di me. Mi abbassai sulla sua nuca, lasciando che il mio seno strusciasse contro le sue spalle e gli dissi: “adesso sei il mio pony play, ti dirò di fare qualsiasi verso di animale mi venga in mentre, mentre mi scorrazzi per tutta la stanza. Chiaro?”
Fece un cenno con la testa, ormai era pienamente entrato nella parte e esaudì tutte le mie richieste. Dal mio canto mi stavo divertendo fin troppo ma a un certo punto devo aver perso qualsiasi freno, mi muovevo così forte che provai un forte orgasmo su di lui.
Mi alzai di scatto, controllando l’orario. Mancavano 5 minuti alla riapertura del sexy shop, accesi le luci e gli dissi di rivestirsi ma quasi ebbi un mancamento nel notare tracce di sperma per tutta la stanza.
Il bastardo era venuto non so quante volte mentre lo cavalcavo e adesso mi toccava ripulire.
Ah no, avrebbe ripulito lui come ringraziamento per questa sessione e magari dopo la chiusura avremmo continuato il discorso…