Le trasgressioni sessuali che oggi sarebbero considerate reati sono piuttosto numerose nell’Antico Testamento.
La carnalità nella cultura biblica non ha niente a che fare con il desiderio sessuale, fatta eccezione per il “Cantico dei Cantici”.
La carnalità è collocata in un contesto strettamente connesso alla fertilità.
Nella società ebraica la fertilità era una preoccupazione fondamentale ed i sovvertimenti dei codici sessuali avvenivano continuamente nella lotta per assicurarsi una discendenza.
In questo, è esemplare la storia delle figlie di Lot: “La maggiore disse alla minore: ’Nostro padre è vecchio e non c’è più nessuno sulla terra per mettersi con noi, come si usa in tutta la terra. Vieni diamo da bere del vino a nostro padre e corichiamoci con lui, perché possiamo conservare la razza di nostro padre’”; così si legge nella Genesi, 19;31-32 .

Tamar, arrivò a prostituirsi con il padre di suo marito pur di rimanere incinta.
Infatti, il patriarca Giuda aveva maritato il figlio maggiore Er a Tamar, ma l’uomo era morto, perciò aveva sposato la vedova al secondogenito Onan.
Onan però aveva preferito “spargere il proprio seme” (masturbandosi) o praticando il coito interrotto, piuttosto che avere un figlio che portasse il nome del fratello morto.
Tamar, che voleva continuare la specie, si era travestita da prostituta ed aveva avuto un rapporto sessuale con il padre dei mariti.
Più dell’onor poté il digiuno, così la vedova Ruth, per evitare una vita di stenti, seguendo il consiglio della suocera Noemi sedusse il vecchio Boaz.
La Bibbia narra che “Boaz mangiò e bevve, con il cuore allegro, se ne andò a dormire all’estremità dei covoni (n.d.r.: di paglia). Allora lei venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte dei piedi, e si coricò”.
I testi biblici usano ripetutamente le espressioni come “giacere”  o “coricare” e “conoscere” per indicare il rapporto sessuale.

Le donne nel Vecchio Testamento sono alquanto attive e pongono in essere inganni, raggiri e vendette; così la moglie di Putifarre tentò di sedurre lo schiavo del marito Giuseppe, ma questi per fedeltà al padrone la respinse e lei lo accusò ingiustamente di averle tentato violenza.
La vivacità erotica, ma anche intellettuale, di tutte queste donne, indica l’importanza del sesso e della discendenza che da esso derivava, perché stabiliva chi faceva parte di quella società e quale livello occupava.
Non bisogna dimenticare che in quell’epoca, mentre la madre era sempre certa, il padre non lo era quasi mai, così gli ebrei stabilirono che la linea di discendenza di sangue, contrariamente agli altri popoli, era data dalla donna e non dall’uomo.

Un altro importante aspetto è il concetto che gli Ebrei avevano di se stessi: si sentivano puri e prediletti di Dio, mentre gli altri popoli non lo erano ed allora occorreva evitare ogni rapporto sessuale con gli stranieri, ma ci sono delle eccezioni e quando accadono si giustificano con un disegno divino per fare ancor più grande Israele.
La storia di Dina, figlia di Giacobbe, narra della vendetta degli Ebrei per una violenza sessuale.
Sichem, un principe Ivreo che era un popolo nemico degli Ebrei, vide Dina e la rapì per usarle violenza, ma si innamorò di lei e la chiese in sposa per un matrimonio riparatore.
Giacobbe ed i fratelli della fanciulla acconsentirono ma a condizione che il popolo Ivreo si circoncidesse secondo la tradizione ebraica.
Lo stratagemma riuscì e quando i maschi Ivrei furono temporaneamente inabili per la circoncisione vennero sterminati.
Così l’organo che aveva compiuto il reato (il pene) diventò lo strumento con cui la vittima fu vendicata.
I grandi personaggi biblici hanno spesso avuto forti legami con il sesso: re Salomone aveva 700 mogli e 300 concubine, ma non gli bastavano e divenne l’amante della regina di Saba.

Re Davide, padre di re Salomone, si invaghì di Betsabea, moglie di un suo generale.
Mentre il guerriero combatteva per lui, il re ne godeva la moglie e arrivò a farlo uccidere in battaglia per potersi sposare con Betsabea e far nascere legittimamente il figlio concepito nel peccato.

Amon, il primogenito di re Davide, violentò la sorellastra Tamar ed a vendicare lo stupro fu Absalom, il fratello della fanciulla, che l’uccise scatenando una guerra civile.
Tutto in famiglia, con ogni sorta di violenza, come si incontra in certe serie televisive come “Trono di spade” o “Viking”.
Tutto questo però, per volontà di Dio che si manifesta attraverso  il profeta Natan dicendo contro re Davide: “Prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che si unirà a loro alla luce di questo sole”.

Infatti, Absalom, durante una pausa della battaglia, andò nella camera da letto di Davide e godette delle sue concubine.
Fu un atto di forza che usurpava il potere familiare e politico del re e si trasformò in una violazione sotto gli occhi di tutti.
Comunque, le trasgressioni erotiche si rivelarono positive per il futuro di Israele e Dio sembrerebbe aver usato due pesi e due misure pur di promuovere il destino del popolo eletto.