Il piacere attraverso la storia

Con questa prima puntata iniziamo una nuova rubrica dal titolo “IL PIACERE ATTRAVERSO LA STORIA”.
Della storia antica ci rimangono testimonianze sugli usi sessuali dei potenti, quindi è a questi che dobbiamo fare riferimento, senza dimenticare che il popolo, nel suo piccolo, spesso imitava coloro ai quali era sottomesso.
Il mito della creazione, elaborato dagli antichissimi sacerdoti Egizi di Eliopoli (la città del sole) narra che la creazione fu generata dalla masturbazione dell’ordinatore dell’universo, il divino RA-ATUM.

Ra-Atum, attraverso questo gesto autoerotico generò la coppia divina SCIU (l’aria secca) e TEFNUT (l’aria umida).
Sciu e Tefnut generarono GHEB (la terra, maschile) e NUT (il cielo, femminile), che a loro volta generarono SETH, NEFTI, ISIDE ed OSIRIDE.
Da notare come la terra, che per noi è femminile, fosse maschile ed il cielo, che per noi è maschile, fosse femminile.
Questi fratelli si sposarono e concepirono HORO, il dio-falco.
Per gli antichi Egizi, a differenza di altre civiltà, le nozze tra consanguinei erano l’unione per eccellenza, sul piano sia dinastico sia religioso.

I re d’Egitto, chiamati Faraoni, si accoppiarono con figlie, sorelle e cugine, anche per conservare potere e patrimonio all’interno della propria famiglia.
Il faraone Amenhotep IV, noto come Akhenaton, sposò le sue figlie e lo fece quando queste erano ancora bambine.
Quindi, per le nostre concezioni, dobbiamo ammettere che questo monarca fu incestuoso e pedofilo, pur rilevando che, nei tempi antichi, la maturità degli esseri umani aveva dei parametri totalmente diversi.
Basti pensare che, se oggi l’aspettativa media della vita è di 80 anni, allora poteva essere stimata in 35, da cui deriva una proporzionalità secondo la quale, se oggi la maggiore età è posizionata a 18 anni, allora poteva essere stimata tra 8/9 anni ed intesa, per le bambine, con il superamento della pubertà, ovvero con la prima manifestazione del ciclo femminile; l’individuo era considerato maturo quando era fecondo, quindi in grado di riprodursi.

Le nozze tra consanguinei furono normali, anzi la regola, nella dinastia tolemaica (discendente da Tolomeo, un generale di Alessandro il grande) che regnò dal 305 al 30 avanti Cristo sull’Egitto.
Il capostipite Tolomeo I diede la figlia in sposa a suo fratello carnale Filadolfo (Tolomeo II).
Tolomeo III sposò sua sorella Berenice; Tolomeo IV sposò sua sorella Arsinoe e Tolomeo XII sposò sua sorella Cleopatra V.
A Roma le unioni incestuose erano proibite e per questo motivo destò enorme scandalo la relazione tra i fratelli aristocratici Publio Clodio Pulcro e Clodia Pulcra, la famosissima “Lesbia” di Catullo, che inoltre era omosessuale.
Da lei deriva il termine “lesbica” per indicare una donna che ha rapporti sessuali con altre donne.
In realtà, le abitudini sessuali di Clodia Pulcra, oggi la farebbero considerare bisex.

Quando Giulio Cesare sbarcò in Egitto per concludere la guerra con Pompeo, trovò un conflitto dinastico per il regno e ordinò a Cleopatra VII di sposare suo fratello quattordicenne, Tolomeo XIII.
Così avvenne, secondo la tradizione egizia e la volontà di loro padre defunto: i due fratelli si sposarono e si spartirono il regno.
Poi, Giulio Cesare divenne l’amante di Cleopatra, da cui ebbe anche un figlio, Cesarione.
Cleopatra, alla morte di Cesare divenne l’amante di Marco Antonio, che era stato un generale del grande condottiero romano.
La loro storia d’amore, conclusasi drammaticamente con il suicidio di entrambi è narrata da Shakespeare nel capolavoro teatrale “Antonio e Cleopatra”, da cui ha tratto ispirazione un famosissimo film del 1963, dallo stesso titolo, con Elizabeth Taylor e Richard Burton.

Sul set i due attori divennero amanti, ma poi anche nella vita reale maturarono una relazione alquanto turbolenta, che li portò al matrimonio ed al divorzio in più circostanze.
Il nome Cleopatra, che oggi è sinonimo di bellezza e seduzione, è in realtà un nome comune a ben sette regine d’Egitto, anche se quello immortalato da Shakespeare è riferito all’ultima di questa serie di donne.
Cleopatra non era solo bellissima, ma estremamente colta ed intelligente.
Parlava il greco antico ed il latino, oltre, naturalmente alla lingua egiziana.
Certo fu una seduttrice incomparabile e con il letto conquistò due uomini del calibro di Giulio Cesare e Marco Antonio.
Il mito della bellezza ha però sopraffatto ogni altro ricordo di lei, lasciando la memoria della “bella intrigante e seduttrice” ed oscurando ogni altra sua qualità, mentre in realtà furono ben altre virtù a renderla grande.
Il suo destino, nell’accezione collettiva, è stato un po’ come quello di Elena di Troia; entrambe ricordate per una destabilizzante bellezza verso l’animo maschile.
La sola bellezza, però, è come un fucile scarico se non contiene colpi come la forza d’animo, il carattere ed il “saper fare ciò che piace”.
A chi dice che è il denaro che muove il mondo, c’è chi risponde che è il piacere che muove il denaro; ergo, è il piacere che muove il mondo.
Effettivamente, vedremo nelle prossime puntate, quanti effetti abbia avuto il piacere nella storia del mondo e come le corti di principi, papi, re, imperatori, siano state influenzate e sottomesse ad esso.