Per quanto riguarda gli Ebrei stessi, sebbene essi abbiano avuto molto presto una parte notevole nella storia del mondo, a giudicare dalla loro propria storia, pare che abbiano fatto ben poca o nessuna impressione sui loro antichi contemporanei.

IL SESSO NEL NOME DI DIO: Omero
Omero non ne fa menzione, sebbene si supponga abbia scritto attorno all’anno 800 a.C. Erodoto, invece, la cui storia è una vera rassegna di fatti antichi, e che scrisse attorno al 480 a.C., pare essere stato altrettanto ignaro sulle vicende della razza ebraica.


Nonostante che alcuni studiosi moderni dichiarino l’ebraico del Pentateuco fortemente carico di influenze egiziane, non solo nella descrizione degli usi e costumi, ma pure nel linguaggio, pare che nessun cognome ebraico sia riconducibile alla lingua egiziana.
Allo stesso tempo non vi è traccia, nella teologia ebraica, di dei egiziani in quanto tali. Nonostante che vi siano tracce abbondanti, nella nomenclatura ebraica, dei miti di molti altri popoli.


E’ veramente notevolmente strano che gli ebrei, vivendo come fecero, in così stretta vicinanza con l’Egitto, il cui sistema religioso aveva già raggiunto una grande complessità in un periodo molto antico della storia scritta, non dissero nulla della fede misraita praticata dagli egizi.
Eppure nel giudaismo si trovano molte favole raccontate sulle rive del Nilo e le influenze egizie compaiono in tempi molto recenti. Mentre quasi tutte le forme ebraiche di idolatria, le leggende, le leggi, la lingua, sembrano derivate dai fenici, dai greci, dai babilonesi, assiri, persiani, medi.
Quando si analizzano le parole ebraiche, ci si rende conto che esse consistono soltanto di consonanti. Un sistema che apre la strada a molteplici significati attraverso l’aggiunta di vocali diverse: ad esempio la parola PZZ, può diventare PAZZO, PEZZO, POZZO, PIZZO, PUZZO, tutte parole con significati completamente diversi.

Un attento esame di un testo ebraico prova come sia straordinariamente rispondente, quindi adattabile, a questo genere di trattamento interpretativo.
Da ciò, si desume come il mutamento di lettere o di parole con quelle che hanno un’apparenza simile o un suono affine, è una delle regole attraverso le quali sono ottenuti i vari significati del testo.
Da una analisi esauriente di centinaia di parole ebraiche indicanti nomi e luoghi emerge che almeno uno dei significati di particolari termini ha una rilevanza fallica.
Molte di queste parole sono adattamenti dal greco, modificati per creare l’eufemismo, che cela.
L’ultimo curatore del racconto biblico ebraico si preoccupò di mutare tutte le parole eccessivamente volgari e sconvenienti, il che fu ottenuto aggiungendo vocali o accenti.

Nella nostra “versione autorizzata” della Bibbia, molte espressioni, volgari ai nostri occhi, furono pure “eufemizzate”, tali che le vocali PN non dessero mai luogo a PENE, ma semmai a PANE.


La parola Dio (Iahvè) ha in ebraico soltanto quattro segni: IHOH o IHVH; le vocali I e O, come la vocale I e la consonante V, indicano il pene e la vagina. Tant’è che la parola indù per l’organo sessuale femminile, che noi scriviamo Yoni, dovrebbe essere in realtà scritta IONI.

IL SESSO NEL NOME DI DIO: Yoni
La Yoni è il simbolo immediato di Parvati, la moglie di Shiva, che nella mitologia greca evoca Venere genitrice.

IL SESSO NEL NOME DI DIO: Venere
Tutte le fessure naturali, le spaccature, le grotte, le fosse, le concavità, le profondità, ed i serbatoi con i pozzi, tutto ciò che contiene, per dirla in una parola, è ritenuto nella fantasia del popolo tipico di Parvati ed ha come simbolo O.
Le piramidi, gli obelischi, i coni, sono attribuiti a
Shiva, e di tale tipo di oggetti il simbolo è I.

IL SESSO NEL NOME DI DIO: Parvati e Shiva
Ioni era l’attributo vocalizzato di lei, mentre Linga era quello di lui.
L’antichissimo nome di Dio, Yaho, scritto in greco IAO, pare essere stato un antico nome mistico della suprema divinità dei semiti.
In una antica religione dei caldei, la più alta divinità, seduta in trono tra i sette cieli, rappresentante il principio spirituale e concepita come demiurgo, era chiamata IAO. Questo che era come l’ebraico YAHO, misterioso ed impronunciabile, e il cui nome era comunicato solamente agli iniziati.
I fenici avevano un dio supremo il cui nome aveva tre lettere ed era segreto: il suo nome era IAO.


Questo YAHO fenicio, la cui conoscenza si diffuse più lontano, rappresentava il dio solare (Elios) in una molteplicità di sensi: esso rappresentava Baal la cui immagine fu innalzata da Manasse, Suida, Dionisio ed Adone.


IHVH era assai noto ai pagani. I greci avevano la loro esclamazione di dolore, IOU, ed i romani di trionfo, IO, entrambe originariamente indirizzate a Iahvè.
Ancor oggi, si esclama, per dolore e meraviglia “mio Dio !” o semplicemente: “Dio !”.
Jah, non è una abbreviazione di IHVH, ma significa “Colui che è”.


Ricorderete che Mosè, sul monte Sinai, prima di ricevere le Tavole dei Dieci Comandamenti, venne chiamato da una voce che usciva da un roveto ardente. Quando chiese alla voce chi fosse, lei rispose: “Io sono Colui che è !”.
Siccome le lettere I e O erano i simboli dei due sessi, e dato che si trova che queste due lettere persistono in antichi nomi di dei, è evidente che questa sopravvivenza sessuale indica i culti fallici.