Katharina Schratt, amante dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, godette sempre del massimo rispetto, anche dopo la morte del sovrano.

IL POTERE E L'INFELICITA'
Questo per due sostanziali motivi: l’età avanzata e la durata della relazione che l’aveva legata all’uomo.

IL POTERE E L'INFELICITA'
Katharina aveva attenuato il dolore di Francesco Giuseppe quando, nel 1889, il suo unico figlio maschio, il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo, dopo avere ucciso l’amante 17enne con un colpo di pistola, Maria Vetsera, si era suicidato con la stessa arma nel casino di caccia di Mayerling.

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La cinematografia ci ha donato un magnifico film sulla vicenda, intitolato Mayerling, magistralmente interpretato da Omar Sharif e Catherine Deneuve.


Su queste morti, esiste però anche un’altra versione meno romantica e più cruda: Rodolfo e Maria sarebbero stati assassinati dalla polizia segreta, a cui Francesco Giuseppe aveva dato mano libera per stroncare una rivolta dell’Ungheria all’interno dell’impero, per cui i rivoltosi l’avrebbero deposto sostituendolo sul trono con il figlio, considerato più liberale.

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Nel corso della sua vita Francesco Giuseppe subì un’altra tragedia familiare: l’assassinio nel 1898 della moglie, l’imperatrice Elisabetta detta Sissi, che lui amava realmente, per mano di un anarchico italiano, Luigi Lucheni.
In questi drammi, Katharina le fu sempre vicino, con un ruolo basato esclusivamente sull’affetto di un autentica amicizia, anche quando la sessualità era completamente scomparsa.


Una terza morte, quella del nipote Francesco Ferdinando, erede al trono, per mano dell’irredentista bosniaco Gavrilo Princip, portò alla Prima guerra mondiale.

Francesco Ferdinando
Francesco Giuseppe morì nel 1916, all’età di 86 anni, quando la sua amante ne aveva 66.


Katharina non era più la seducente attrice che aveva visto per la prima volta al teatro imperiale di Vienna, ma si era appesantita ed ovviamente invecchiata.
Katharina, durante la Prima guerra mondiale, con grande generosità aveva aperto un ospedale per i soldati feriti dove controllava personalmente che venissero curati e nutriti bene.
Nel corso delle sue visite, l’imperatore ormai vedovo ed anziano, passeggiava nel giardino con lei,
che lo accudiva come un fratello; gli leggeva i documenti ufficiali, dal momento che la sua vista era declinata, e non smetteva di sostenerlo in ogni aspetto del suo difficile compito.
Non dimentichiamo che Francesco Giuseppe regnò per quasi 70 anni, attraversando molte guerre.
Quando l’imperatore morì venne immediatamente chiamata a palazzo, dove si recò dopo aver colto due rose bianche dalla sua serra, che deporrà sul corpo dell’amato Francesco Giuseppe.
A corte fu accolta dall’
arciduchessa Valeria, figlia dell’imperatore, un tempo sua acerrima nemica, che l’abbracciò e piangendo la ringraziò per avere avuto cura del padre per tanti anni.

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Katharina, grazie alle rendita della sua tenuta ed i gioielli che le erano stati donati dall’imperatore, poté mantenere i familiari e la servitù anche con la caduta dell’impero asburgico nel difficile periodo tra le due guerre mondiali, connotato da una spaventosa crisi economica.
Famosa per la sua generosità, si prese cura anche di molti cani che i padroni avevano abbandonato perché non avevano nulla con cui nutrirli: c’era veramente la fame !
I giornalisti non smisero mai di cercarla per avere particolari circa la sua relazione con il defunto imperatore e negli anni ’30 gli editori di tutto il mondo le chiesero di scrivere un libro di memorie.
Lei, invariabilmente, rispondeva : “Sono una attrice, non una scrittrice, e non ho nulla da dire, perché non sono mai stata una Pompadour e men che meno una Maitenon”.
Con questi due richiami voleva ribadire che non aveva mai fatto politica o governato attraverso il suo amore e che la relazione con Francesco Giuseppe era basata sull’amicizia affettuosa e non certamente sulla sessualità passionale.
Katharina, che era sopravvissuta al tramonto di un impero ed all’affermazione del nazionalsocialismo, fece un unico gesto politico: guardando dalla finestra di casa sua vide il corteo di automobili con cui
Hitler sfilava trionfante per Vienna, dopo un referendum popolare che aveva stabilito la pacifica annessione dell’Austria alla Germania; era la primavera del 1938 e chiuse tutte le imposte.

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Respingeva il nuovo ordine che avanzava e si rinchiudeva nel nostalgico ricordo dell’epoca dei valzer, dell’Austria felix, delle eleganti carrozze e cavalli, delle crinoline, della marcia di Radetzky.
Morì il 17 aprile 1940, all’età di 87 anni.