Ci sono dei principi che hanno valore universale, ovvero si applicano a tutte le categorie; diversamente non sono universali.
La libertà di pensiero è il “principe” di questi principi e trova riscontro quando ci confrontiamo con un pensiero che non condividiamo ed anziché cercare di reprimerlo, cerchiamo di capirlo: ancor che “capire” non significa “condividere”.
E’ ovvio che accettare il pensiero di chi la pensa come noi è estremamente facile: mettiamo le nostre opinioni davanti ad uno specchio e le vediamo.
E’ difficile capire le ragioni altrui ed in questo ci addentriamo.
Mons. Corrado Sanguinetti, Vescovo di Pavia, ha recentemente espresso in una scuola pubblica, ad una platea di adolescenti, che l’omosessualità è disordine della natura.


La notizia ripresa da organi di stampa ha destato scalpore ed indignazione in diverse associazioni, stigmatizzando che l’affermazione è “omofoba”.
Il vescovo ha testualmente detto: “omosessualità non è peccato ma qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura”, ed ancora : “non sarà quella strada a farti felice”.
Premettiamo che la fonte dell’affermazione è un vescovo, ovvero, un qualificato esponente della Chiesa; appartiene ad un “ordine” a cui ha liberamente aderito rinunciando al “principio della verità oggettiva” per aderire ad una religione e come tale fondata sul dogma.
Il dogma è un principio assoluto affermato come verità indiscutibile: contraria alla ragione, alla scienza, alla natura (es.: la madre di Gesù è vergine, o, nell’Ostia c’è il corpo di Gesù, ed ancora, Dio è uno e trino).


Dunque, quando parla un vescovo occorre capire da chi e come arriva l’affermazione.
Il vescovo dice e concede che l’omosessualità non è peccato; il peccato non è una categoria della ragione ma una distinzione che si effettua attraverso l’adesione ad una dottrina religiosa; se io non aderisco a quella religione “oggettivamente non commetto alcun peccato”.
Ecco perché l’omosessualità è un problema per i Cristiani Cattolici Apostolici Romani e non per altri.
Per il vescovo l’omosessualità è un disordine della natura, perché la Chiesa concepisce la natura come un ordine del divino creatore, il quale ha fatto il sesso come strumento della procreazione.

Poiché l’omosessualità non consente in via “naturale” la procreazione, per la Chiesa è “un disordine della natura”.
Tutto questo è molto normale per un vescovo, il quale, secondo il punto di vista della sua fede, può affermare che “non sarà quella strada (ndr.: l’omosessualità) a farti felice”, poiché la felicità si consegue solo in Dio.
Dunque, smettiamo di scandalizzarci di ciò che è ovvio !
La libertà ci consente di aderire o meno ad una religione e fortunatamente lo Stato italiano è laico ed allora ci basterà pensare e dire che lo ha detto un vescovo, punto e basta.
Diversamente saremo perennemente in lite per le opinioni altrui: i cattolici perché nelle scuole si insegnano teorie gender o trans gender; i laici perché i cattolici predicano i principi della loro fede con dogmi e annessi peccati.
Vivi e lascia vivere; vai a letto con chi ti piace e vivi felice. Punto e basta !