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Il linguaggio fluido manda in tilt gli ospedali inglesi con i nuovi moduli

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Li impone il nuovo sistema IT adottato dall’Nhs: nuovi moduli che usano un software chiamato Epic per un valore di 450 milioni di sterline. Ma la colpa di questo tilt  non è solo dell’Nhs. Infatti lobby trans, come Stonewall e la Lgbt Foundation, hanno fatto insistenti pressioni sulle strutture ospedaliere inglesi perché venisse adottato il criterio “trans-friendly” e hanno contribuito a sviluppare l’Nhs Rainbow Badge, una classifica degli ospedali in base a quanto siano trans-inclusivi. Di conseguenza se un ospedale mantiene un linguaggio “di genere”, come ad esempio il semplice “madre” nei reparti maternità o “donna” quando chiamano i pazienti per esami e test, le strutture vengono declassate.

“Folle”, “assurdo”, “privo di senso” hanno dichiarato molti medici, le dichiarazioni delle ostetriche sono state anche più esaustive: “Stiamo parlando di neonati e di bambini molto piccoli. Cosa diavolo ha a che fare con loro un concetto come l’identità di genere? È ridicolo”. Tutti lavorano negli ospedali in cui è stato introdotto il modulo “sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, modulo che debitamente compilato andrà ad aggiornare le cartelle cliniche elettroniche dei pazienti: sono stati “gli attivisti a imporlo al sistema sanitario” dice Helen Joyce, già giornalista dell’Economist e director of Advocacy di Sex Matter.

Il modulo è quanto meno bizzarro, non solo perché include domande sull’orientamento sessuale, il genere, il sesso assegnato alla nascita, i pronomi preferiti, ma pure se i pazienti hanno effettuato una transizione di qualche natura, in che misura e se rientra nei loro piani cambiare genere in futuro. Ma non è finita qui: ai medici ospedalieri è imposto di fare un elenco anche degli organi che il paziente possiede attualmente, degli organi presenti alla nascita, degli organi potenziati o costruiti chirurgicamente, e di organi potenziati grazie a cure ormonali. E per rendere tutto più surreale, ai medici viene anche fornita la lista degli organi “possibili” da spuntare: pene, vagina, utero, cervice, seno, prostata, testicoli, ovaie eccetera. Tutte cose che non c’entrano affatto con il piano di cura che un medico dovrebbe stilare.

Certo è importante che pure i medici familiarizzino con il lessico “gender” e si informino sulla storia clinica, anche di peni e vagine, dei loro pazienti ma è preoccupante, lo fa notare la rivista Spiked, che in un periodo come questo ci preoccupi del linguaggio quando ci sono liste d’attesa del servizio sanitario nazionale inglese pressochè infinite, e noi in Italia ne sappiamo qualcosa, liste che hanno sforato i 18 mesi per inizio terapie per almeno novemila persone su quasi otto milioni di utenti. E il tutto per un costo di quasi quasi mezzo miliardo di sterline per i prossimi 15 anni. I vertici dell’Nhs dichiarano un errore di sistema, provocato dal sofware americano. Auguriamoci che avanzare nella civiltà non significhi regredire per quanto riguarda cure e protocolli medici.

FONTE IMMAGINE: https://lanuovabq.it/it/sono-malata-ma-voglio-vivere-e-lospedale-chiede-ai-giudici-di-farla-morire

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