Il nome Paolo può dimostrarsi avere significato fallico; lo stesso suono si trova in pole (“palo”) ed ha quasi la stessa grafia di phallus o pilastro.
Il “pilastro” era generalmente un fallo, e disegni e fotografie di alcuni di essi sono stati riprodotti.
La parola ebraica AB significa “padre” nei linguaggi fenicio-semitici; in ebraico essa significa “gonfiare, sollevare, distendere”, un significato ovviamente riferito a prerogative falliche.
Le parole scritte nelle sacre scritture sono riportate in modo da evitare di leggere indecenze.
Vi sono parecchie di queste alterazioni; vi sono molte parole ebraiche che cominciavano con le lettere AB e di parecchie di esse si può dimostrare che avevano qualche rapporto con il fallo.

IL FALLO NEI NOMI: Adamo
La parola Adamo è particolarmente interessane; in ebraico essa significa, oltre che “uomo”, “rosso” o “rubicondo”, e suggerisce una origine egiziana, dato che la terra in Egitto è rossa.
Il fallo delle divinità in India è dipinto di rosso.
in ebraico un uomo era indicato con la parola
Zachar (in arabo l’organo maschile si chiama dhakar) e una donna N’keba, che significa “qualcosa di perforato”.
La parola AL o EL (con cui è composta Elohim, che significa Dio) è “il sole tipificato come emblema fallico in quanto segno del suo potere creatore”.

IL FALLO NEI NOMI: Maria
AM significa “madre”( Miryam in ebraico, Maria in italiano); Amen è la moglie di Shiva.

IL FALLO NEI NOMI: Amen e Shiva
Ammon, citato nella Genesi, può venire dal dio egiziano Amun; Giove era chiamato anche Giove Ammone.

IL FALLO NEI NOMI: Amun
Nella leggenda Ercole diede ad Omphale (Onfale), di cui era innamorato, il suo “bastone” o “clava” e la sua pelle di leone, mentre lui indossava il vestito di lei e sedeva al suo arcolaio, divenendo così, bi-sessuato in entrambi i casi.

IL FALLO NEI NOMI: Ercole
Vi è una celebre statua di Omphale vestita con la pelle di leone e recante la clava, perciò rappresentava una dea bi-sessuata.
Omphale è, senza dubbio, composto delle due parole
om ( dall’inglese womb “grembo, utero”, e woman “donna”) e phale cioè “fallo”.

IL FALLO NEI NOMI: Omphale
Ascera è probabilmente la dea assira Asshur, cioè la Mahaveda indiana, il simbola della energia creatrice maschile.

IL FALLO NEI NOMI: Asshur
Il nome Astarte, che si trova nella Bibbia, indubbiamente proviene da una radice comune con Astoret, Ester ed Istart, ed è simile al nome dato in Siria a Venere.

IL FALLO NEI NOMI: Astarte
Astarte è anche Cibele, la madre universale dei Frigi; pilastri e colonne venivano eretti per lei.

IL FALLO NEI NOMI: Cibele
Vi sono assai pochi dubbi che essa rappresentasse la parte femminile della riproduzione.
Il nome Assir, che significa “egli unisce (sessualmente)” è forse derivato dalla divinità fenicia Ascera o da Osiride, ed è un simbolo dell’emblema maschile.

IL FALLO NEI NOMI: Ascera
Baal, plurale Baalim, significa “signore, padrone, marito”, lo stesso significato di Mahadeva indù.

IL FALLO NEI NOMI: Baal
Baal-Peor è un dio uguale a Priapo, il più osceno degli dei della natura, coincidente con il fallo.

IL FALLO NEI NOMI: Priapo
Baal-shalisa significa “la trinità”, cioè il maschio completo, simboleggiato dal triangolo di Davide.

IL FALLO NEI NOMI: Osiride
Babel, la famosa Torre di Babele, era un simbolo fallico, come le torri rotonde in Irlanda.
Beten era una città degli asceriti e la parola significa “utero” o “organo femminile”.
Gli scrittori ebraici assorbirono le concezioni falliche delle deità venerate dai loro vicini pagani.
Una parola come
David, che significa “amato”, può in ebraico essere inteso diversamente come Doved, ed allora significa “amare eroticamente”, richiamando il famoso re ebraico.
Si noti inoltre
Dudaim, “pomo d’amore”, “mandragola”, questa pianta dalla forma straordinaria che un tempo era così estensivamente usata come simbolo erotico.
Foglie di fico venivano portate nelle processioni in onore di Osiride; ed in Grecia e in Roma si usava legno di fico per scolpire il fallo.

IL FALLO NEI NOMI: Iside
Il fico assomiglia all’utero e, con il picciolo, al sistro di Iside, lo strumento musicale della dea.
La melagrana e la mandorla venivano pure esse usate come simboli della femmina.
Il pesce veniva spesso usato dagli antichi come simbolo nei loro monumenti ed era connesso al culto di Afrodite, cioè di Venere.
Quando i cristiani digiunano al venerdì, mangiano pesce invece di carne, e questo giorno è così chiamato da
Dies Veneris, giorno di Venere.
Il pesce simboleggia il principio maschile in stato attivo; la forma della testa richiama la mandorla; la sua bocca aperta è pure suggestiva ed i vescovi portano in testa qualcosa che assomiglia alla testa di un pesce: il loro copricapo per i riti è la
mitria.

IL FALLO NEI NOMI: Venere