In Italia ci sono veramente poche cose che contano e pesano sulle decisioni, ma una in particolare sembra conservare una potenza inarrestabile: L’OPINIONE PUBBLICA.
L’opinione pubblica trae ovviamente origine dalla comunicazione, che fatta in modo puntuale ed incisivo ottiene risultati anche insperati, in termini di velocità.
Così, il caso di Luca, nato in un corpo di donna con il nome di Serena, ha avuto un lieto fine grazie all’interessamento del Consultorio Transgenere  presieduto da Regina Satariano.
Nella sede del Consultorio a Torre del Lago (Lucca) è arrivata l’inviata di STRISCIA LA NOTIZIA, che attivando una serie di interviste e denunce ha tolto il coperchio ad una pentola che conteneva la storia di Luca.
Luca si era operato e sottoposto alle migliori cure ormonali per essere uomo, ma raggiunto questo traguardo ha incontrato difficoltà insormontabili all’anagrafe, che non gli concedeva il cambio di genere.
A Luca non è restato che rivolgersi al Tribunale di Pistoia, il quale però ha dato una interpretazione restrittiva alla sua richiesta. L’inviata di STRISCIA LA NOTIZIA ha incontrato i Giudici del Tribunale, rappresentando i disagi e l’ingiustizia subita da Luca.
Il Presidente del Tribunale ha dato una nuova e più ampia interpretazione al caso, che dopo sei mesi è sfociata nel cambio di genere, con il rilascio di carta di identità e codice fiscale, dove finalmente Luca non era più Serena.
Come in altre circostanze, la parte del leone è stata fatta dall’avvocato Cathy la Torre, che ha sapientemente sistemato la parte giuridica  della vicenda.
Uno dei problemi fondamentali della Giustizia italiana, dice l’avvocato La Torre, è che “tribunale che vai, usanza che trovi”, perché troppo potere discrezionale è posto nelle mani dei singoli giudici”, a cui è devoluta l’interpretazione delle norme.Interviene anche Regina Satariano a sottolineare che la “Corte Costituzionale si deve pronunciare sulle linee guida del cambio di genere”, per evitare che anche i dirigenti dell’anagrafe si avvitino in interpretazioni, a volte, restrittive e punitive.
Una storia a lieto fine, ma non dimentichiamo che per ogni “… e vissero felici e contenti” ci sono centinaia di casi dove le sofferenze sembrano non avere mai fine.