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IL BATTAGLIONE SACRO: QUALCOSA DI DECISAMENTE QUEER NEL MONDO ANTICO

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Forse qualcuno ne ha già sentito parlare, ma è incredibile come il mondo antico abbia da insegnarci sempre qualcosa. Storia o leggenda che sia nel mondo gay è una cosa decisamente al top, talmente queer da dover essere sulla bocca di tutti.

Il Battaglione Sacro fu fondato dopo il 387 a.C. dal comandante tebano Gorgida, era un’armata “speciale” della città greca di Tebe ed era composto da soldati esclusivamente maschi e omosessuali, legati da forte vincolo amoroso e consacrati al Dio Eros.

Era un armata fortissima e temuta da ogni esercito grazie al quale la città di Tebe esercitò la propria egemonia. Il battaglione sacro infatti rimase imbattuto per più di trent’anni e divenendo noto in particolare per due battaglie, quella di Tegira del 375 a.C., in cui, con al comando Pelopida, sconfisse un plotone spartano che lo attaccò quando era in ritirata dopo una precedente battaglia avvenuta ad Orcomeno, nonostante la netta inferiorità numerica il Battaglione Sacro riuscì ad avere la meglio mettendo in fuga gli spartani. E quella di Leuttra del 731 a.C. in cui il Battaglione Sacro annientò i corpi scelti dell’esercito spartano e uccise il loro re Cleombroto I.

Subì una disfatta definitiva a opera dell’esercito macedone di re Filippo II (padre di Alessandro Magno) nella battaglia di Cheronea nel 338 a.C.  Sconfitta che costò a Tebe l’annessione alla Lega di Corinto, una lega panellenica fondata e controllata da Filippo II, che impediva alle poleis greche di farsi guerra tra di loro.

Gli storici Plutarco e Polieno sono concordi che il battaglione sacro fosse stato creato dopo la caduta del governo filo-spartano, che aveva guidato Tebe dal 382 al 379 a.C.

Ma perché venne definito Sacro? Con il termine Sacro, si intendeva molto probabilmente la visione platonica dell’amore, sacro in quanto ispirato agli Dei, questo almeno sosteneva Plutarco.

Veniva anche chiamato Battaglione della Città, poiché il loro quartier generale era situato nella Cadmea, la rocca di Tebe che veniva comunemente definita “città”.

Ma cosa portò alla creazione di un battaglione tanto particolare? Ovviamente a quel tempo le donne non combattevano, e inevitabilmente una coppia di soldati doveva necessariamente essere di sesso maschile.

Pare fosse costituito da 300 soldati, legati, a due a due, da rapporti amorosi di coppia. I componenti delle coppie erano tutti d’età diversa, e in ciascuna il più adulto, l’amante (l’erastés), proteggeva, istruiva e sorvegliava il più giovane, l'”amato” (l’eroménos). Al più adulto era riservato il ruolo sessuale dell'”attivo”, e al più giovane quello del “passivo”, con però un cambiamento di ruolo nel passaggio all’età pienamente adulta e al ruolo dell’erastés.

L’amore reciproco dava ai combattenti una foga speciale. Ognuno dei trecento militari era disposto a tutto, anche a dare la vita, per salvare nei pericoli della battaglia colui che amava.

L’eromenos era inoltre stimolato dal sentimento di emulazione nei confronti dell’erastés, avendo la necessità di dimostrarsi, ai suoi occhi, all’altezza delle sue aspettative, mentre l’erastés aveva l’esigenza di dare sempre l’esempio di comportamento eroico e valoroso, se non voleva rischiare di scadere nella considerazione dell’eromenos, perdendone l’amore.

Una sorta di strategia passionale e militare con qualcosa di fortemente romantico, certo poco credibile ai nostri giorni, ma di chiaro impatto queer sul mondo. Gli storici e i filologi moderni tendono infatti, pur credendo all’esistenza del Battaglione Sacro, a non prendere alla lettera le parole di Plutarco animate probabilmente più dagli insegnamenti di Platone che dai fatti reali che avrebbero probabilmente creato mille difficoltà in un esercito. Però è decisamente bello pensarlo.

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Fonte immagine: https://www.sophia-ntrekou.gr/2020/10/The-Lion-of-Chaeroneia.html