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Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale di lotta contro l’AIDS

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Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale di lotta contro l’AIDS, nata nel 1988 per volontà dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con lo scopo di sensibilizzare e attivare i cittadini di tutto il mondo rispetto a questa grave malattia. Sono passati 40 anni dalla scoperta dei primi casi di Aids nel 1981.

L’Aids è una malattia causata dal virus HIV, che attacca le cellule del sistema immunitario, compromettendo la capacità di combattere le malattie. Il contagio avviene per contatto con sangue infetto oppure tramite i rapporti sessuali. Il virus, inoltre, può trasmettersi dalla madre al figlio durante la gravidanza. Il preservativo previene il contagio per via sessuale, mentre le terapie antiretrovirali somministrate alle donne sieropositive limitano fortemente il rischio che il feto contragga il virus.

L’Hiv si può diagnosticare tempestivamente con un test e, malgrado non ci sia una cura che consenta la guarigione definitiva dall’infezione, ci sono però terapie efficaci in grado di tenerla sotto controllo. Le persone con HIV che aderiscono scrupolosamente alla terapia possono vivere una vita normale. Al momento non esistono farmaci che permettano di guarire dalla malattia; gli antiretrovirali vanno presi per tutta la vita. La ricerca di un vaccino non ha per ora prodotto i risultati sperati.

Nel 2020, sono state effettuate 1.303 nuove diagnosi di infezione da Hiv pari a 2,2 nuovi casi per 100.000 residenti. Il dato è in costante calo ormai dal 2012. Per i casi di AIDS, l’Italia nel panorama globale mantiene stabile il tasso delle nuove infezioni: le nuove diagnosi sono di 3.695 casi di cui l’80% nel 2020 era costituito da persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nei sei mesi precedenti alla diagnosi.

Rimane stabile il numero di decessi.

In Italia le persone che vivono con l’HIV sono tra le 120-130 mila. La regione con il maggior numero di diagnosi nel 2020 è stata il Lazio, mentre Calabria e Basilicata non hanno registrato nessun nuovo caso.

L’incidenza delle nuove diagnosi Hiv è in diminuzione dal 2012, con una riduzione più evidente dal 2018 e particolarmente accentuata nell’ultimo anno. Nel 2020, l’incidenza più elevata di nuove diagnosi Hiv si riscontra nella fascia di età 25-29 anni. L’80% dei nuovi sieropositivi è di sesso maschile.

L’incidenza (casi/popolazione) osservata in Italia è inferiore rispetto all’incidenza media osservata tra le nazioni dell’Unione Europea (3,3 nuovi casi per 100.000).

Dal 2018 c’è un’evidente diminuzione dei casi per tutte le modalità di trasmissione. La modalità di trasmissione più frequente è attribuita a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) ed è superiore a quella attribuibile a rapporti eterosessuali (maschi e femmine). Tra i maschi, più della metà delle nuove diagnosi Hiv è in MSM. Dal 2016 si osserva una diminuzione del numero di nuove diagnosi Hiv in stranieri.

Nel 2020 più di 1/3 delle persone con nuova diagnosi Hiv scopre di essere Hiv positivo a causa della presenza di sintomi o patologie correlate all’Hiv.

Sebbene nel mondo le nuove infezioni siano diminuite circa del 35% a partire dal 2000, le morti legate all’AIDS si siano ridotte del 24% e circa 16 milioni di persone stiano ricevendo un trattamento antiretrovirale, è importante tenere alta la guardia.

I dati europei, pubblicati dall’ECDC, riferiscono che nel 2014 i 31 Paesi UE/SEE hanno segnalato quasi 30.000 nuove diagnosi di HIV, con un’incidenza di 5,9 casi ogni 100.000 persone. Rispetto al 2005 il tasso di nuove diagnosi è passato da 6,7/100.000 abitanti a 6,4 nel 2014, come riporta il Report “Hiv/Aids surveillance in Europe 2014”.

Il nostro Paese si posiziona al 12° posto nell’Unione Europea e l’incidenza non mostra particolari variazioni rispetto agli anni scorsi. In ogni caso è importante operare sia nella prevenzione che nella cura dell’HIV seguendo gli sviluppi scientifici e che il mondo possa raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile ovvero la fine all’epidemia entro il 2030. “Getting to zero” è lo slogan della campagna lanciata dall’OMS che, anche attraverso il miglioramento dei programmi di prevenzione e trattamento, punta a sostenere tutte le azioni volte a sconfiggere l’AIDS entro il 2030, evitando 28 milioni di infezioni e salvando 21 milioni di vite.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente pubblicato le nuove linee guida sull’uso di farmaci antiretrovirali per il trattamento e la prevenzione dell’HIV in tutti i gruppi di età e in tutte le popolazioni (Guideline on when to start antiretroviral therapy and on pre-exposure prophylaxis for HIV), che forniscono due raccomandazioni fondamentali: la terapia antiretrovirale dovrebbe essere avviata in tutti coloro che vivono con l’HIV, qualunque sia la conta delle cellule CD4. L’uso della profilassi orale quotidiana pre-esposizione (PrEP) è raccomandato per le persone ad alto rischio di infezione da HIV, nel quadro degli approcci combinati di prevenzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per fare il miglior uso delle nuove linee guida gli Stati dovranno adeguare le politiche nazionali, reperire fondi e garantire che la diagnosi e il trattamento dell’HIV e la terapia antiretrovirale siano tempestivamente disponibili per chi ne ha bisogno, assicurando che le persone in trattamento siano supportate nell’adesione ai regimi raccomandati per il tempo necessario a raggiungere risultati di trattamento positivi.

È importante per tutti non dimenticarci di questa malattia, fare sesso sicuro e tenersi informati. https://www.helpaids.it/home

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