Non ci potevo credere! Non avevo mai visto un vibratore come quello! Enorme, largo e lungo, di un materiale plastico morbido in superficie ma allo stesso tempo turgido che ripeteva alla perfezione la natura del pene maschile, perfino lo stesso colore. Quel sex toy, probabilmente molto costoso, funzionava con delle batterie stilo ben nascoste all’interno. Alla base aveva una rotella che, fatta scattare, produceva un leggero movimento intrigante. Non mi sarei mai aspettata di trovarlo proprio in quel posto.
A quei tempi io studiavo all’università, ma in estate lavoravo come cameriera ai piani in un hotel a Cesenatico.


E proprio mentre riordinavo una stanza, una mattina, trovai quel giocattolo stuzzicante. Era la camera che era stata occupata da un cliente maschio, forse il più riservato dell’hotel. Aveva trascorso alcuni giorni al mare da solo. Di sera però usciva sempre, fino a tarda ora. E quel vibratore che mi ritrovavo tra le mani, protette dai guanti di gomma per le pulizie, mi faceva intuire che tipo di svaghi andasse a cercare in giro di notte. Di sicuro sesso con uomini oppure con transessuali ben dotati.

Apparteneva senza dubbio a lui. Ero io infatti l’addetta alle pulizie di quel piano, perciò ogni volta che un cliente partiva controllavo dappertutto, in ogni angolo, per verificare se avesse dimenticato qualcosa.
La stanza, la settimana prima, gli era stata consegnata immacolata, ne ero certa.
Quel vibratore allora, rimasto in fondo al cassetto del comodino, era il suo! Evidentemente ci si era divertito durante la vacanza al mare. Di notte fuori in cerca di peni naturali; di giorno steso sul letto a godere da solo con quel membro artificiale ma perfetto.
Ero stata qualche volta in un sexy shop con alcune amiche intraprendenti, per acquistare lingerie sexy oppure qualche sex toy con cui divertirsi. Ma un vibratore come quello non l’avevo mai visto!
Era un pene di plastica che mi faceva venire davvero l’acquolina in bocca, e già immaginavo quanto sarebbe stato piacevole solleticarmi la vagina con quel grosso affare.

Ma il pensiero che quel cliente, anche bruttino, se lo fosse infilato nel suo ano peloso mi faceva impressione. Così lo buttai nel carrello di servizio fuori dalla porta, nello scompartimento della biancheria sporca da lavare. Ci avrei pensato più tardi, magari avrei potuto disinfettarlo.

Il caso volle che pochi minuti dopo passasse per il corridoio Antonio, il direttore dell’hotel. Me lo ritrovai al centro della stanza che ancora stavo finendo di pulire tutto infuriato, con il braccio teso che indicava qualcosa fuori dalla porta.
Uscii per vedere quello a cui lui faceva riferimento, per accorgermi ben presto che parlava proprio del vibratore del quale ormai mi ero dimenticata, rimasto troppo in evidenza nel carrello sopra un asciugamano da cambiare.

Provai a spiegare, ma mi sentivo in imbarazzo senza capire esattamente il motivo della mia apprensione.
Forse avevo paura che Antonio potesse in qualche modo percepire i pensieri lascivi che mi aveva suscitato quel sex toy. Antonio era un uomo sulla quarantina, robusto ma atletico. Aveva un brutto carattere, con il personale era severo, tuttavia a me piaceva molto quel fare maschio.

Lì per lì mi aveva trattata in malo modo sostenendo che qualche cliente, passando, avrebbe potuto scorgere il vibratore, e lui non voleva che quell’hotel passasse per un hotel ad ore frequentato da gente perversa. Ma si era quasi subito reso conto di avere esagerato sgridandomi come aveva fatto. Mi chiese scusa, alla fine, anche se puntualizzò che avrei meritato una punizione.


Le ultime parole Antonio le aveva pronunciate con una velata malizia, raccogliendo il sex toy dal carrello e puntandomelo contro quasi come un’arma.
Io, per sdrammatizzare, risposi scherzando che lo avrei perdonato solo se mi avesse presentato un uomo con una dotazione simile al vibratore.
Gli occhi del direttore si accesero alle mie parole. Col suo modo spavaldo mi disse che un uomo con un coso così ce l’avevo proprio di fronte a me, il che avrei potuto constatarlo di persona! Provai una curiosità inaspettata, ed istintivamente diressi lo sguardo verso la patta dei pantaloni di Antonio che mi parve ingrossarsi.
Lui mi piaceva davvero, mi attizzava, se ne accorse immediatamente. Una proposta simile me la sarei soltanto sognata, ed invece lui era lì che mi fissava con un’espressione birichina che mai gli avevo visto.

Io ero una bella ragazza, giovane, libera, piena di vita, piena di voglia di godere. Al mio ammiccamento Antonio mi spinse dentro la camera, chiudendo a chiave la porta dietro di sè.
Si tirò giù la zip dei pantaloni estraendo un pene duro delle dimensioni del tutto simili a quelle del vibratore.
Ero sorpresa al punto che presi il membro di plastica, stavolta senza guanti di gomma avendo perso i freni inibitori, e lo accostai a quello di Antonio per confrontarli. Erano uno più delizioso dell’altro, non sapevo quale scegliere.

L’uomo, infuocato di passione, cominciando a spogliarmi con le sue mani grandi e possenti, mi propose di provarli entrambi. Mi girò di schiena, piegandomi a novanta gradi, spingendomi nel di dietro il suo uccello bagnato di scivolosa saliva.
Con una mano teneva il vibratore, che accese, infilandomelo da davanti su per la mia vagina già umida, dopo avermi per qualche istante titillato il clitoride. Mi sentivo impalata, piena di un piacere appagante che mai avevo sperimentato.

Antonio si muoveva piano, con maestria, penetrandomi fino in profondità.
Potevo sentire la punta dei due peni quasi fino allo stomaco. Trascorso qualche minuto in quella posizione, Antonio si staccò da me chiedendomi quale dei due membri preferissi, dopo averli assaggiati entrambi.
Risposi prontamente che desideravo il suo, caldo, liscio e profumato, quasi fosse stato preparato da poco per quell’amplesso. Mi sdraiai così sul letto, divaricando più che potevo le cosce per accoglierlo, tenendo con le dita le grandi labbra aperte a mò di sfida.

Quell’uomo era un toro, mi faceva godere mentre ansimava su di me leccandomi e mordicchiandomi le tette ballonzolanti. Io non potevo fare a meno di emettere gridolini e gemiti. A nessuno dei due importava se qualcuno sul corridoio poteva sentire quel che stavamo facendo all’interno di quella stanza d’albergo.

Sentii lo spasimo finale dell’uomo che mi riempiva di sperma. Tirò fuori da me il pene che ancora gli schizzava, bagnandomi tutto il ventre col suo seme bollente. Ma i giochi non finirono perché Antonio cosparse il vibratore, rimasto per tutto il tempo lì accanto, con lo sperma che ancora gocciolava sulla mia vagina. Grazie a quel sex toy, che non si afflosciava mai, il mio piacere proseguì fino a sazietà.

Anche con quello Antonio si dimostrava bravo, muovendolo su e giù dentro di me da uomo esperto quale era, fermandosi nei momenti opportuni per tenermi sulla corda e prolungare il mio godimento che presto raggiunsi.

Alla fine, dopo esserci lavati e rivestiti, decidemmo di conservare gelosamente quell’oggetto, per futuri incontri nei quali sperimentare i modi più vari per usarlo.

Fu un’estate davvero indimenticabile in quell’hotel!

Hotel del piacere - Storia erotica

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