La questione dell’origine vera e propria del culto fallico è assai difficile da risolvere.

GLI EGIZI ED IL FALLO: il culto del fallo
Alcuni studiosi ritengono che esso in origine fosse stato introdotto dagli assiri e dai fenici, e non dagli egiziani. Può darsi che le cose stiano in questi termini, ma in Egitto si è trovato, o si trova, il maggior numero di monumenti dedicati a questo culto.
Il fallo era in queste terre tenuto nel massimo onore, come si può vedere, ad esempio, da una delle descrizioni di processioni falliche data da Erodoto.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Erodoto
Egli nota che invece di onorare soltanto la figura di un grande fallo, gli egiziani attaccavano l’organo a piccoli corpi, in modo tale che potesse essere mosso da una corda.
Il gran giorno cadeva il 25 marzo (nel periodo pasquale), allorché una processione in onore di
Osiride andava in parata attraverso la città.


Plutarco ci dice che a questa immagine del grande dio solare erano fissati ben tre falli.

GLI EGIZI ED IL FALLO: plutarco
Certamente, questo dei tre falli, è un problema interessante, ma ancora ricco solo di ipotesi.
La Trinità compare nella sua radice di culto, che sarà presente in altre religioni, come l’induismo (Brama, Shiva, Visnu) o il cristianesimo (Padre, Figlio, Spirito Santo, che feconderà Maria Vergine).


La Trinità era simboleggiata dal trifoglio o da una qualsiasi foglia simile al trifoglio d’Irlanda. Il vedere negli organi sessuali maschili un’altra possibile soluzione del problema richiede assai poca immaginazione.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Vivant Denon
Il viaggiatore francese Vivant Denon, nella storia del suo viaggio in Egitto riporta l’incisione di un fallo accuratamente imbalsamato, trovato nella vagina di una mummia femminile. Ma quel fallo era troppo grande per essere di un uomo ed era con ogni probabilità quello di un toro sacro.
Molti vasi greci trovati nelle tombe, mostrano altresì o rappresentazioni del fallo o scene di rapporti sessuali. La ragione precisa per cui si associava un fallo alla morte è ignota.
Tuttavia, tale associazione poteva essere dovuta al desiderio di assicurare la fecondità nel mondo di là o prefigurare lo strumento per la
metempsicosi (trasmigrazione dell’anima in altro corpo).

GLI EGIZI ED IL FALLO: Metempsicosi
Piccole rappresentazioni di falli, di porcellana di colori diversi, furono trovate in gran numero in Egitto, ed erano certamente portate come amuleti.
Inoltre, varie figure di croci si trovano dovunque, nei monumenti egiziani e nelle tombe, e sono considerate da molti studiosi come simbolo o del fallo o del coito.
La croce con l’anello o con l’ovale, la crux ansata, è generalmente posta tra le mani degli dei egiziani. Coloro che rifiutano l’interpretazione fallica ritengono che essa conferisca l’immortalità agli esseri umani dopo la morte.
Nelle tombe egiziane la
crux ansata si trova a fianco a fianco con il fallo.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Crux ansata
La questione della loro connessione è tuttora oggetto di una vivace controversia.
La croce era un segno sacro, molto tempo prima che la si considerasse lo strumento della morte di Cristo. La croce infatti faceva parte di quella religione primitiva di cui esistono tracce prima dei tempi storici, presso ogni popolo.

GLI EGIZI ED IL FALLO: morte di Cristo
Comunque, la croce, sia essa fallica o no, è semplicemente uno dei simboli del mito solare, la religione universale dell’umanità: una religione alla quale i moderni devoti del “bagno di sole” sembrano stranamente voler ritornare.
La croce viene a essere anche una rappresentante simbolica del fallo, essendo parte del mito solare; infatti il sole era considerato il grande simbolo della fertilità sulla terra alla pari con la rappresentazione degli organi sessuali dell’uomo.
Ci sono studiosi che insistono sul fatto che la
croce a forma di T “serviva come emblema di creazione e di generazione prima che la Chiesa la adottasse come segno di salvezza”.

GLI EGIZI ED IL FALLO: croce a forma di t
La figura di Bacco o di Osiride si trova in molti monumenti, dotata di un enorme fallo in mano, con cui feconda la terra.
Maggiormente si arretra nel tempo, più frequentemente si trova il fallo rappresentato da solo e non annesso ad altri corpi.
Solo successivamente, si trovano due o tre falli uniti assieme; di seguito arriva il fallo attaccato ad una figura umana; e poi, finalmente, attaccato a una figura di dio solare come Osiride, con il motivo della fecondità indicato sopra.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Bacco
Il culto fallico persisté in Egitto fino al quarto secolo, quando il cristianesimo divenne più o meno la religione dominante.
Il vescovo Teofilo ebbe dall’imperatore Teodosio il permesso di distruggere gli idoli egiziani e seguito da un’orda di monaci fanatici ne distrusse quanti poté: demolì templi e fondò monasteri al loro posto, mettendo a morte sacerdoti dell’antico culto pagano.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Teofilo
Egli rase al suolo il famoso tempio di Serapide, il tempio dedicato all’unione di Osiride-Apis, e nel fare questo provocò la costernazione dell’intero popolo circostanze.

GLI EGIZI ED IL FALLO: Serapide
La cultura e l’arte patirono un danno incalcolabile ed irrimediabile, anche perché molte opere letterarie e papiri vennero dati alle fiamme, che non risparmiarono neppure i contenuti dell’antichissima biblioteca di Alessandria.
Le distruzioni poste in atto dal vescovo Teofilo infersero un colpo mortale al culto fallico, che si affievolì progressivamente, trovando riparo nella più assoluta segretezza.
Tuttavia, da un punto di vista storico, tale culto sopravvive ancora, ma molto celato.