I grandi amori creano le condizioni della fine contemporanea degli amanti.
Contemporaneamente non muoiono i corpi, ma contemporaneamente lo spirito della vita li lascia.
Il corpo che sopravvive non è più abitato da quell’anima che in precedenza lo animava, ma di esso resta un infelice residuo che cerca solo di ricongiungersi all’anima dell’amato.
Questa è la storia di uno di quei casi, la cui lettura è totalmente documentata.

GLI AMANTI MUOIONO INSIEME: Diane de Poitiers
Diane de Poitiers era la donna più potente della Francia fino al 1559. In quell’anno infatti perse tutto nell’attimo in cui, durante un torneo, una lancia di legno ruppe la visiera dorata e si spezzò conficcandosi nell’occhio del suo amante, re Enrico II di Valois.

GLI AMANTI MUOIONO INSIEME: re Enrico II di Valois
L’episodio venne previsto con incredibile precisione in una delle più famose centurie (quartine) di Nostradamus, la cui lettura non è affatto sibillina, ma di una chiarezza fotografica.

GLI AMANTI MUOIONO INSIEME: Nostradamus
Diane e la regina, al momento dell’incidente, erano entrambe nella tribuna d’onore dove facevano il tifo per il re. Quando il corpo di Enrico venne portato via dal campo, con il sangue che colava dalla visiera infranta e con le schegge di legno conficcate all’interno dell’orbita oculare, la regina Caterina de’ Medici, che non era mai stata amata, divenne il nuovo sovrano di nome e di fatto. Governò quindi per conto del giovane figlio, erede al trono.
Immediatamente dopo l’incidente, Diane cercò di vedere Enrico, ma non ci riuscì. Il re venne portato a palazzo reale, dove le fu impedito di entrare.

Diane fu costretta a rientrare alla propria casa di Parigi e cercò disperatamente, ma inutilmente, di avere notizie del re. Non seppe niente però perché era stato dato ordine di tacerle ogni informazione.
Enrico morente non faceva che invocare il suo nome, ma lei non poté saperlo, perché la regina non volle mandarla a chiamare.
Il destino aveva consegnato il re nelle mani della moglie da sempre trascurata. Quest’ultima non aveva nessuna intenzione di dividere quel momento con l’odiata Diane.

Enrico sopravvisse una decina di giorni, attraversando una dolorosissima agonia. Durante questa agonia i medici lo operarono diverse volte cercando di estrarre le schegge di legno dall’orbita maciullata.
Nell’inutile tentativo di salvare il re, la regina diede ordine che quattro criminali fossero decapitati affinché il loro cranio fosse esaminato ed i medici potessero simulare gli interventi.

Alcuni giorni dopo l’incidente, la regina inviò a Diane un suo fiduciario con l’ordine di restituire i gioielli della corona che Enrico le aveva donato.
Per prima cosa Diane chiese se il re fosse morto e le venne detto che la morte era prossima.
Allora, Diane ribatté: “
Fino a quando in lui resta un alito di vita, voglio che i miei nemici sappiano che non li temo. Per il momento nessuno può darmi ordini. Ho ancora coraggio, ma non appena il re morirà, non vorrò più vivere e tutto il male che mi può essere augurato mi sembrerà dolce al confronto della mia grande perdita”.

Enrico morì due giorni dopo ed un altro fiduciario della regina si presentò da Diane per farsi consegnare i gioielli della corona e le chiavi della stanza e della scrivania del re.
Diane consegnò un cofanetto contenete i gioielli e le chiavi ed un inventario dei beni.
Inoltre consegnò al fiduciario una lettera nella quale chiedeva perdono alla regina.
Nonostante avesse chiesto il perdono a Caterina, non le fu permesso di partecipare al funerale di Enrico. Poté  però vedere il corteo funebre sfilare sotto le finestre della sua casa di Parigi.

Diane inoltre si aspettava di essere arrestata, ma ciò non accadde.
Infatti, nei dieci anni di regno di Enrico II, Diana lo aveva assistito nel governo con grande saggezza e non poté essere accusata di tradimento.
Certamente la aiutò nell’essere preservata da ogni ritorsione il fatto che le sue due figlie avevano sposato i componenti di famiglie potenti ed alleate della regina.
Caterina si limitò dunque a farsi consegnare il favoloso castello di Chenonceaux, che Enrico aveva donato a Diane. Fece inoltre eliminare le innumerevoli iniziali “HD” (Henry e Diane) che il re aveva fatto incidere nei suoi numerosi castelli.
Le fece rimuovere, per quelle che non si potevano cancellare invece incaricò scultori e carpentieri di trasformarle in “HC” (Henry e Caterina).

Diane si ritirò nel castello di Anet, che aveva ereditato dal marito, da tempo morto.
Dedicò i suoi ultimi anni ad opere di bene: fece costruire una casa per le ragazze madri, per gli orfani e le vedove; fece edificare un ospedale e lasciò del denaro a numerosi conventi affinché fossero celebrate messe in suffragio della propria anima.
Dopo una breve malattia morì nel 1566, sette anni dopo Enrico; aveva 65 anni ed era ancora bella. Un cortigiano scrisse: “
E’ davvero triste che la terra debba nascondere quel bel corpo”.