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Geneviève, la suora che porta le persone trans e gli omosessuali dal Papa

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Suor Geneviève Jeanningros, piccola sorella di Gesù, vive da 56 anni in mezzo alle comunità Lgbtq+ e ai giostrai del Luna Park di Ostia Lido con cui condivide una roulotte, ha presenziato all’udienza generale in Piazza San Pietro per salutare il Pontefice. Ha ottantuno anni e come ogni mercoledì era seduta in prima fila, il Papa si è fermato a parlarle, poche parole e un sorriso: è un’amica che vede spesso, la religiosa di origine francese ogni settimana va in Piazza San Pietro dal Pontefice per fargli incontrare gruppi di persone. Genevieve ha passato davvero molti anni tra quelli che vengono spesso definiti ultimi: zingari, saltimbanchi, transgender, omosessuali. Dice suor Geneviève: “In questi mondi noi vediamo passare gente di tutti i tipi e il tuo cuore si apre, siamo tutte persone umane, non puoi avere un giudizio stretto”. La suora aveva conosciuto il Papa tempo fa, gli ha scritto e ha intrapreso con lui una corrispondenza epistolare. E quel rapporto non si è mai interrotto. Papa Francesco in occasione di un’udienza con gli artisti di strada le aveva fatto anche intonare gli auguri di buon compleanno.

Nel pieno della pandemia da coronavirus, mentre moltissime persone vivevano la tragedia di trovarsi senza lavoro e senza soldi, spesso con poco o niente da mangiare e tante spese, con don Andrea Conocchia, parroco della Beata Vergine Immacolata di Tor Vaianica, ispirandosi alle parole di Jorge Mario Bergoglio ha in qualche modo attuato la “Chiesa ospedale da campo” e ha contattato il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski: “Abbiamo chiesto aiuto e lui è venuto con un furgoncino pieno di roba. Se avete bisogno anche per bollette portatecele, ci ha detto. Io l’ho fatto per gli amici del Luna Park, don Andrea per la comunità di trans: circa cinquanta persone, molte sudamericane, più di una proveniente dall’Argentina”. Ha fatto in modo che arrivassero anche i medici a Tor Vaianica e Ostia e che queste persone che stavano male venissero curate. Racconta Genevieve: “Noi ci siamo chiesti: ma come saranno accolti? Dal Papa non avevo dubbi, ma in generale… Sa, ci sono un po’ di pregiudizi. Io li capisco, eh. Pure io da giovane li avevo, ma poi incontri la gente, vedi la loro sensibilità. Piangi e ridi con loro”.

Racconta ancora la suora: “Il Papa ci ha accolto… Non so neanche come descriverlo! Gli vogliono tanto bene, perché è la prima volta che transessuali e gay sono stati accolti da un Papa. Lo hanno ringraziato perché finalmente hanno trovato una Chiesa che è andata incontro a loro”. Un rapporto solido e sincero, senza opportunismo, basato sulla benevolenza e sulla gratitudine. Un rapporto che non è stato scalfito nemmeno dalle recenti polemiche sulle espressioni che il Papa avrebbe pronunciato e che sono state strumentalizzate senza alcun senso: “Forse all’inizio c’è stata un po’ di sofferenza, ma ripensando si sono fatte una risata e hanno detto: nella realtà non è così. Il Papa ama i piccoli, non li butta certo via”. E anche mercoledì prossimo suor Geneviève Jeanningros tornerà all’udienza generale del Papa: “Accompagno dieci persone, sette omosessuali. Vengono da Milano e altre parti per ribadire al Papa il loro affetto”.

FONTE IMMAGINE: https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2018-08/giornata-vittime-sparizioni-forzate-onu-dramma.html

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