Le coppie Famose

Iniziamo la pubblicazione della rubrica “Le grandi coppie” con Giuseppe Garibaldi ed Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, nota a tutti come Anita, brasiliana di nascita, come omaggio alle tante lettrici brasiliane che seguono il nostro Magazine.
Anche sull’italianità di Garibaldi ci sarebbe qualcosa da dire perché nacque a Nizza, ora città francese, ed all’epoca territorio del regno di Sardegna , che la cedette alla Francia definitivamente nel 1860, dopo alterni periodi storici in cui la città fu di volta in volta nel territorio dell’uno o dell’altro.
Scrivere di Garibaldi, uscendo dai miti voluti su di lui, non è facile, perché una iconografia ufficiale lo vuole come eroe assoluto dei due mondi, mentre un’altra storiografia ne descrive anche parti meno nobili.
Sicuramente Garibaldi ebbe aspetti contraddittori, che diedero luogo a comportamenti non sempre coerenti, ma fu proprio questo che giocò a suo favore, lasciando la possibilità di interpretarlo a piacimento.
In questo contesto descriviamo il suo rapporto di coppia più famoso, perché in realtà egli fece coppia con tantissime donne, di ogni dove e di ogni ceto.
Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 e Anita nacque a Morrinnhos il 30 agosto 1821, una frazione di Laguna, da genitori di origine portoghese, che dalle isole Azzorre erano emigrati in Brasile.
Diedero luogo ad una coppia CANCRO/VERGINE, dove la passione e la gelosia di lei furono una costante nei dieci anni che li videro uniti.
Anita veniva da un primo matrimonio; a 14 anni era andata sposa ad un ciabattino, mentre Garibaldi era uno scapolo ed un amatore impenitente.
Tra i due fu amore a prima vista, il classico colpo di fulmine.
Nelle sue memorie Garibaldi la descrive come “una donna alta, con il volto ovale, i grandi occhi neri ed i seni prosperosi”, attributo che in lui destava molta attrazione e le maggiorate saranno un lieto motivo nelle sue scelte.
Anita, oltre ad essere anche possessiva, era molto superstiziosa e si affidava spesso a responsi di maghe ed indovini, ricevette un responso che ammoniva predicendo: “un giorno avrebbe incontrato un uomo di pelo rosso e sarebbe finita male”.

Questo non le impedì di innamorarsi perdutamente di lui e farlo proprio.
Dopo avere combattuto per l’indipendenza della repubblica del Rio Grande do Sol dall’impero del Brasile, in ruoli che andavano dall’ammiraglio al guerrigliero, dal corsaro al razziatore, Garibaldi fu congedato e compensato, per i suoi tre anni al servizio della rivoluzione, con 900 capi di bestiame.
Anita e Giuseppe si ritirarono a Montevideo, dove i due strutturarono la famiglia, coronando il sogno di lei.
Il 26 marzo 1842, Anita di 21 anni e Giuseppe di 35 anni si sposarono nella chiesa di San Bernardino e qui emerge la spregiudicatezza di Garibaldi, che per poterlo fare dichiarò che il primo marito di lei era morto, mentre era sano e vegeto.
A Montevideo la vita scorreva tranquilla e serena, con pieno appagamento di Anita, a cui bastava che Garibaldi non si immischiasse in altre guerre.

La loro vita non era però agiata e Garibaldi sbarcava il lunario facendo l’insegnante e con qualche piccola rappresentanza, ma non bastava ed allora Anita si procurò un lavoro da sarta, che mandò su tutte le furie Giuseppe.
Questo fece scrivere ad Anita che “caddero le sue belle teorie francesi sull’uguaglianza tra uomo e donna, di cui parla volentieri”; insomma, l’eroe predicava bene ma razzolava male.
Anita e Giuseppe ebbero quattro figli, ma si parla di altri figli fuori dal matrimonio, tant’è che l’appellativo di Garibaldi come “padre della patria”, viene usato da taluni in modo sarcastico.
Il quieto vivere a Montevideo cessò quando scoppiò la guerra tra Uruguay ed Argentina e Garibaldi accettò il comando di una piccola flotta al servizio dell’Uruguay.
Garibaldi combatteva nel suo stile da guerrigliero; colpiva e si ritirava; a volte vinceva, a volte perdeva.
Anita, che mal sopportava questa situazione, tirò un sospiro di sollievo quando venne offerto a Garibaldi il comando di tutte le forze della difesa: almeno avrebbe avuto uno stipendio sicuro.
L’Argentina era troppo più forte dell’Uruguay e quando Garibaldi nel 1847 capì che la guerra era persa decise il rientro in Italia.
In Italia ed in Europa la situazione non era affatto tranquilla e quando scoppiò la guerra tra Piemontesi ed Austriaci, Garibaldi non esitò a fare la sua parte.
Anche questa guerra prese una brutta piega per la parte con la quale si era schierato Garibaldi, ma lui non si scoraggiò davanti alle vittorie degli austriaci e raggiunse la località di Arona, si fece consegnare del denaro, sequestrò due battelli e si mise a combattere come piaceva a lui: sull’acqua colpendo a sorpresa.
La guerra era però persa e dovette fuggire in Svizzera.
Dopo qualche tempo la coppia si ricongiunse, ma il sogno di Anita di avere una famiglia normale, che non era confacente a Giuseppe, svanì definitivamente.
L’insurrezione del 1849 di Roma contro il papa richiamò Garibaldi alle armi, questa volta Anita, decisa a non mollarlo, lo seguì nell’impresa, che si concluse tragicamente con la sconfitta.

Fu durante la ritirata, braccati dagli Austriaci, che Anita trovò la morte, per febbre malarica o forse meningite, a Mandrioli di Ravenna, il 4 agosto del 1849: non aveva ancora compiuto 28 anni.
Garibaldi le sopravivrà di 33 anni e si spegnerà a Caprera il 2 giugno del 1882, a 75 anni, dopo avere raccolto glorie e soddisfazioni ma anche ulteriori delusioni.
Ora si impone la domanda su quale tipo di amore univa Anita e Giuseppe ?

Garibaldi era affascinante, idealista, bizzarro, volubile; certamente amante, ma non marito.
Era quasi sempre assente, squattrinato, in cerca dell’avventura, come fuga dalle responsabilità.
La distanza era il collante del loro amore e questo ad Anita bastava.
Il loro rapporto durò perché intervallato da lunghe assenze e se anche lei avrebbe voluto Giuseppe più casalingo, in fondo si era lasciata sedurre perché non lo era.
La stessa opposizione di desideri valeva anche per Garibaldi, che in Anita trovava la donna gelosa e possessiva, rispondente al suo stereotipo più intimo e lontano da quello apparente.
In comune avevano che erano due ribelli ed inoltre lei era una guerriera, una amazzone, senza timore per ogni pericolo, compreso quello della battaglia, dove in più occasioni si mostrò a proprio agio.
Come in una tragedia greca, Anita parve cercare la morte tra le braccia del suo uomo e ci riuscì.
Spirò tra le braccia di Garibaldi e le sue ultime parole furono: “Josè i bambini”.

Quando il medico disse “è morta”, Garibaldi scoppiò a piangere e rimase accanto al corpo per più di un’ora.
Fece seppellire il cadavere solo quando gli austriaci stavano per raggiungerlo, poi riprese la fuga.
Totalmente priva di veridicità la notizia secondo la quale Garibaldi avrebbe strangolato Anita morente, per evitarle ulteriori sofferenze, perché smentita dal patologo forense che eseguì l’autopsia quando venne disseppellito il corpo.
Sicuramente si può affermare che Anita fu fedele a Giuseppe fino alla morte, mentre la stessa affermazione non può essere ripetuta nei confronti di Giuseppe per Anita.

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