Chris Mosier è diventato il primo atleta transgender a competere in una prova olimpica con il genere con cui si identifica. Mosier, un duatleta all-american di 39 anni e triatleta Hall of Fame, ha fatto la storia iniziando la gara, una camminata di 50 chilometri che si tiene fuori San Diego, in California. Oltre ad essere un atleta di livello mondiale, Chris Mosier è il primo atleta trans sponsorizzato da Nike, ed è anche un aperto sostenitore degli atleti trans e della comunità LGBTQ.

Pochi giorni prima della sua storica prova olimpica, Mosier aveva denunciato sui suoi social la HB 1057, una legge transfobica proposta nel Dakota del Sud con l’obiettivo di criminalizzare gli operatori sanitari che offrono cure per la transizione di genere. “Non bisogna negare ai giovani del South Dakota il diritto a una vita felice”, aveva twittato il corridore.

Nella sua intervista con il Times, Mosier ha anche discusso del profondo interesse legislativo volto a impedire ai giovani atleti trans di competere nello sport con il genere con cui si identificano. “Non intendo tacere, perché ora più che mai ho bisogno di parlare. È molto importante per me parlare contro queste proposte e assicurarmi che le persone siano informate“. Secondo Outsports, almeno sei stati stanno prendendo attivamente in considerazione la legislazione che impedirebbe ai giovani atleti di competere negli sport come un genere diverso da quello che sono stati assegnati alla nascita.

Per quanto riguarda Chris Mosier, il corridore ha in programma di tornare ai Duathlon, puntando a creare il Team USA per il 2021. Tuttavia, indipendentemente dallo sport che sta praticando, l’obiettivo rimane lo stesso: “Per me, si tratta solo di fare un percorso per tutti gli atleti trans che vengono dopo di me”. E ha proseguito: “penso che sia più importante che mai per me essere visibile come un atleta trans in quanto i giovani transgender subiscono attacchi continui nel mondo dello sport. Hanno bisogno di vedermi per sapere che c’è un posto per loro nello sport, nonostante questi attacchi. Il tentativo di impedire alle giovani persone trans di partecipare allo sport è un attacco non solo agli atleti delle scuole superiori, ma a tutte le persone transgender e ledono i nostri diritti umani fondamentali”.

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