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Forse i transfobici non sanno che esistono in natura gli animali trans*

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È risaputo, sono la scienza e la natura a dirlo. Esiste un’ampia, anzi enorme diversità sessuale e che questa può variare nel corso del tempo.

Certo qui il discorso da scientifico e biologico corre sul filo sottile del politico e sociale, ma a noi interessa solo evidenziare, senza creare alcuna polemica con chi la pensa diversamente, che in natura, proprio accanto a noi, esistono sessualità mutevoli, lontane anni luce da ideologizzazioni, specie che se ne vivono beatamente facendosi i fatti loro e questo è esaltante. Non tanto perché i Terf abbiano bisogno di essere smentiti, ma è un dato di fatto che la specie umana è solo un puntino nell’universo, il mondo animale è ricchissimo di specie che tendono a superare il binarismo biologico.

Il primo esempio super è l’ippocampo, il cavalluccio marino, il maschio fa da madre e si porta i piccoli in una sacca ventrale. Molti uomini in gravidanza si chiamano col sorriso papà cavalluccio marino. Il mondo marino, una sorta di placenta universale contiene al suo interno parecchie specie mutevoli, dal pesce pagliaccio in cui i pesci nascono maschi all’interno di una comunità gestita da femmine e se necessario si trasformano in femmine essi stessi attraverso il fenomeno dell’ermafroditismo sequenziale. Oppure le meravigliose stelle marine, uno delle migliaia di specie in cui è possibile osservare comportamenti omosessuali, possono scindersi in due parti e ciascuna delle due può generare prole di sesso differente. Sono organismi pansessuali per eccellenza. Il sesso per loro è del tutto ininfluente e si riproducono in maniera “fantascientifica” attraverso una specie di escrescenza che si allunga verso il partner.

Le ostriche sono sorprendenti: nel periodo di riproduzione il maschio diffonde grandi quantità di sperma, poi, inspiegabilmente, cambia sesso per produrre le uova. E poi le meduse: alcune possono avere contemporaneamente caratteri maschili e femminili (l’ermafroditismo simultaneo). Altre cambiano sesso nel corso dell’esistenza per ottimizzare le possibilità di riprodursi. Altre ancora non necessitano di accoppiarsi e si riproducono in modo asessuale.

E poi l’Ariolimax, lumaca dal pene lungo (come tutti i gasteropodi hanno attributi sia maschili che femminili contemporaneamente, è paragonabile all’intersessualità): una lumaca che raggiunge una lunghezza di 20 cm e che ha un pene lungo quasi quanto il corpo: queste lumache si accoppiano per ore e il pene può rimanere incastrato dentro l’altra lumaca che per liberarsi lo stacca a morsi rendendo femmina l’esemplare prima dotato di pene.

E tra i rettili non è da meno: i draghi di Komodo sono capaci di partenogenesi, un metodo di riproduzione asessuata che permette la produzione di uova feconde senza un maschio. O il dragone della foresta di Boyd che cambia sesso dopo la nascita: alcune femmine dopo aver ultimato la produzione delle uova iniziano a sviluppare caratteristiche maschili.

E gli uccelli? Non dubitate. Pure loro. Ad esempio l’uccello combattente che vanta quattro sessi o il rampicante verde che ha una caratteristica nota come ginandromorfismo bilaterale, possiede cioè sia attributi maschili che femminili, divisi esattamente a metà o l’albanella di palude unico rapace capace di “mimetismo femminile“. E pare che pure tra i mammiferi ci sia qualcuno di decisamente non binario: la iena: le femmine sono l’unico mammifero noto che utilizza una struttura simile al pene per copulare, urinare e partorire, in realtà è un clitoride più grande e retrattile, accanto a labbra che ricordano testicoli.

font immagine: https://breathetogetheryoga.com/nature/why-you-might-call-banana-slug-your-spirit-animal/