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Essere trans in Montenegro

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La Commissione europea nella sua ultima relazione sul Montenegro legata alla sua adesione all’UE, ha rilevato un sostanziale stallo delle riforme in materia di tutela dei diritti delle persone LGBT+, sollecitando le autorità montenegrine a sviluppare nuove leggi attinenti all’identità di genere. Il Montenegro è uno dei nove paesi europei che prevedono ancora la sterilizzazione per le persone transgender che desiderano ottenere la rettifica anagrafica del sesso.

Jovan Džoli Ulićević, presidente dell’associazione Spektra di Podgorica, è una delle poche persone transgender in Montenegro a essersi sottoposte alla sterilizzazione. “È importante sottolineare che si tratta di una sterilizzazione imposta. Quindi, lo stato ci obbliga a sottoporci alla sterilizzazione per poter ottenere documenti che corrispondano alla nostra identità di genere. Così si viola il diritto delle persone transgender al rispetto della vita privata e familiare, come anche il diritto all’autodeterminazione di genere e ad una vita dignitosa” dice. “Questa norma ci costringe a scegliere tra violenza di stato e violenza sociale, perché chi ha un documento che non corrisponde alla sua identità inevitabilmente incorre in situazioni in cui, esibendo quel documento in banca, in posta o in qualsiasi istituzione diventa vittima di violenza. Già solo il fatto che una persona sia costretta a sottoporsi alla sterilizzazione incide sulla sua salute e il benessere complessivo. La vita di chi è stato privato della libertà di disporre del proprio corpo ne risente fortemente”.

E’ bene sottolineare che in Montenegro l’obbligo di sottoporsi all’intervento di sterilizzazione per poter essere giuridicamente riconosciuti è previsto solo per le persone transgender. Manca una volontà politica, questo è principale ostacolo all’approvazione di una nuova legge sul riconoscimento giuridico dell’identità di genere. Ulićević racconta che per il cambio di genere sui documenti è obbligatorio un intervento chirurgico per il cambio di sesso, anche se si tratta, nella pratica, di un’interpretazione della Legge sui registri delle nascite, poco definita a questo proposito, dal momento che la legge prescrive solo che è possibile cambiare il codice identificativo personale (JMBG) in varie situazioni, tra le quali c’è “il cambio di genere”.

Spiega ancora Ulićević: “Se una persona transgender decidesse di sporgere denuncia contro il Montenegro, vincerebbe di sicuro la causa, appellandosi anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ci si auspica una nuova legge approvata dal parlamento anche se negli ultimi anni il Montenegro ha fatto ben poco per la tutela dei diritti delle persone transgender, l’intera comunità LGBT+ è diventata oggetto di strumentalizzazioni nell’ambito del processo di adesione all’UE. La comunità queer montenegrina ritiene inaccettabile qualsiasi tentativo di sfruttare la persone LGBT+ a fini politici. La lotta queer è strettamente legata alla lotta di classe, all’anticolonialismo e a tutte le altre forme di lotta contro l’oppressione. È stato creato un gruppo di lavoro creato dal ministero con il compito di proporre un progetto di legge soddisfacente, ma spetterà al governo e al parlamento approvarlo con l’augurio di ottenere una normativa che metta fine alla pratica inumana della sterilizzazione e di garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali”.

“La nuova legge – secondo le parole del ministero dei Diritti umani e delle Minoranze – ridurrà gli ostacoli amministrativi all’esercizio dei diritti delle persone transgender. L’obiettivo è quello di facilitare al massimo la procedura di rettifica anagrafica del sesso. Le persone che desiderano cambiare sesso non saranno più obbligate a motivare la loro richiesta”.

L’auspicio del ministero è che, adottando questa legge, “il Montenegro dia prova della sua dedizione al rispetto dei diritti delle persone LGBT+ e alla creazione di una società inclusiva in cui ognuno abbia il diritto di essere ciò che è, a prescindere dalla propria identità di genere”. Nel 2023 il ministero, in collaborazione con alcune organizzazioni non governative, ha attivato varie campagne di promozione e tutela dei diritti LGBT+ e attività, con uno stanziamento considerevole di fondi, tra cui spicca il Montenegro Pride 2023.  Ma nel paese è ancora presente un linguaggio d’odio e discriminazione nei confronti delle persone LGBT+. Lo conferma anche la Commissione europea nella sua relazione, sottolineando i numerosi episodi di incitamento all’odio (ben 76) che hanno portato all’avvio di un procedimento penale. Nella relazione viene evidenziata la necessità di impegnarsi effettivamente nel combattere ogni forma di discriminazione ricorrendo a meccanismi di tutela legale. Una recente ricerca ha rilevato che in Montenegro oltre il 40% delle persone LGBT+ ritiene di essere sottoposto ad una minaccia esistenziale, mentre il 77% teme di poter diventare vittima di emarginazione o discriminazione rivelando il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

FONTE IMMAGINE: https://www.eastjournal.net/archives/14076

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