Dopo oltre 39 ore di discussione, è stata approvata in Emilia-Romagna la legge anti omotransfobia, contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Il provvedimento ha ottenuto il SI da PD, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Misto (33 voti a favore) e il NO da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia (10 voti contrari).

Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che ha dichiarato: “la dignità delle persone non si ferma con l’ostruzionismo. L’Emilia-Romagna fa un passo avanti importante sul terreno dei diritti, affermando il diritto alla piena autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere. Fissiamo un principio che mai deve essere messo in discussione, e cioè che ogni persona vale in quanto tale, per ciò che è”.

La legge regionale contro l’omotransfobia contrasterà la violenza contro le persone della comunità LGBTQIA e andrà a sostenere anche economicamente le associazioni del settore, dando aiuto a chi ne diventa vittima. Non solo, prevede anche un percorso di sensibilizzazione e formazione culturale che coinvolgerà le scuole, gli alunni e gli insegnanti.
Stefano Caliandro, del Pd, ha parlato di “percorso condiviso e aperto: un disegno ambizioso, un primo importante passo, una scelta importante per tutto il centrosinistra. La lotta alle discriminazioni è una partita sempre aperta, c’è ancora molto da fare ed è nostro dovere garantire la libertà delle persone”.

Non sono tutte rose e fiori: è stato infatti inserito un articolo sulla questione dell’utero in affitto, che non ha riscosso l’approvazione di tutti e in cui si legge: “la Regione non concede contributi ad associazioni che nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità”.

Il dibattito sull’utero in affitto per le persone LGBT ha un percorso travagliato ed era in atto dal 2014: oltre ad avere contrari, ovviamente, i partiti di centrodestra, si era arenato in commissione Parità della Regione il 10 aprile scorso, a causa di un emendamento presentato dall’ala cattolica del Pd. Questo, di fatto, aveva spaccato il gruppo dei democratici e la maggioranza, facendo infuriare la comunità Lgbti.
Infine, sull’articolo 12 si sono espresse, tra gli altri, Silvia Prodi (Misto) che ha parlato di “riferimento vessatorio” e Silvia Piccinini (M5s): “questo articolo è un bavaglio per le associazioni. C’era bisogno di questa legge, da qui indietro non si torna”.

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