A volte le donne sanno essere davvero scatenate. Tutto iniziò così, in una fredda notte di marzo. “Figaaaaaa! Figaaaaaaa!” Flavia si affacciò alla finestra del suo appartamento, per capire chi fosse l’oca che starnazzava in mezzo alla strada, bloccando il traffico. Vide subito il tettino a scacchi della macchina di Michela, inconfondibile. “Levati di lì che blocchi tutto il traffico, arrivo subito!“.
Si mise su le calze a rete nera e scelse le scarpe coi tacchi altissimi che aveva preso al sexy shop l’anno prima. Quando riuscì ad arrivare in macchina, le sue amiche erano già impazienti, infreddolite ma con uno sguardo inequivocabile.
Flavia salì in macchina zitta zitta sapendo che non c’è molta differenza fra la festa della donna e la Notte del Giudizio. Le sue amiche, veloci come la banda di criminali, si misero al loro posto e non appena Michela girò la chiave del motore, partì fortissimo della musica tecno.

Arrivarono all’aperitivo appena in tempo, ma dopo un po’ la voglia di levarsi da quel posto era diventata insopportabile, perché quelle che non si erano portati dietro i loro toyboy, avevano dato la caccia ai maschi migliori, lasciando solo i disperati in cerca di lingerie sexy.
Andiamo a ballare che è meglio!” Disse Michela, ricevendo solo qualche debole protesta. Al limite si sarebbero fermate a bere qualcosa in qualche pub sperando che la fauna fosse migliore. Dopo un’ora avevano bevuto abbastanza da ripartire, e Michela pigiò sull’acceleratore, sgommando.
Ma dove vai?” disse Ilenia, che era una tipa che nelle discoteche ci faceva il solco coi tacchi. Avevano preso una direzione senza senso, perché stavano sfrecciando direttamente verso il nulla della campagna, con Michela che seguiva le indicazioni di un navigatore che sembrava completamente impazzito.

Sta zitta!” le rispose. Michela aveva uno sguardo diabolico e Ilenia si spaventò tantissimo. La macchina prese una strada di campagna tutta buche, con gli ammortizzatori che faticavano moltissimo, ma tutte quelle vibrazioni, almeno in Flavia, facevano lo stesso effetto dell’altalena, che si ricordava benissimo.
In mezzo al nulla, Michela spense l’autoradio, scese di macchina e ordinò alle altre di fare altrettanto. Fuori era umido, ma dalla rigorosità del suo cappottino rosso, Michela era la leader delle donne ed obbedirono tutte.
La vedete quella casa?” chiese. “Bene, lì ci sta un amico mio, ma sotto sotto, per me, oltre al manico, ha anche le voglie. Adesso gli facciamo Arancia Meccanica a sorpresa!”

Tirò fuori dal baule della macchina un borsone pesante ed impartì ordini precisi. Ilenia che era quella che si era lamentata, si trovò ad andare a bussare direttamente a casa di uno sconosciuto, con la storia strappa lacrime della macchina in panne e a vedersi aprire la porta da uno che sembrava uscito da un film sui nerd.
Aveva una vocina titubante e tremolante, ma sembrava davvero ingenuo e la fece entrare, per chiamare il carro attrezzi. Ilenia che per la serata si era messa stivaloni neri e leggings in tinta, chiamò il “meccanico” e poi a disagio cercò di mettersi a fare due chiacchiere.
L’idea era quella di sedurlo e visto che aveva addosso il necessario, ovverosia mutandine e un top chiaramente autoportante, era la più adatta, anche perché ai suoi bei capelli biondi e agli occhioni da cerbiatta non sarebbe resistito neanche un santo.

Si aprì il cappotto, mettendo in mostra la mercanzia e aspettò una reazione del ragazzo, ma il risultato fu abbastanza scarso, perché si limitò a togliersi gli occhiali e poi rimetterli. Forse Michela non aveva ragione e quello ora era troppo educato oppure preferiva al 100% la compagnia maschile.
Nella mezz’ora di tempo che Ilenia aveva per gestire la situazione, non riuscì a cavare il ragno dal buco, nonostante tutti i tentativi, come aggiustare il top, ritoccare il rossetto e persino tirarsi i capezzoli per farli indurire.

Il ragazzo tergiversava e cambiava discorso, ma a un certo punto Ilenia ebbe un colpo di genio. “Come ve li fate i pompini fra gay?“. Lui rimase basito, quasi paralizzato, perché non si aspettava questa uscita e allora Ilenia, rapida grazie ad una lunga esperienza nel settore, fece un balzo dalla sua sedia fino ad accovacciarsi davanti a quella del suo ospite e velocissima gli aprì la patta.
Sapeva perfettamente che le altre stavano seguendo la diretta sul cellulare e che prima che le cose precipitassero, sarebbero arrivate a suonare il campanello, ma nel dubbio, oltre aprire la patta, gli calò le mutande.
Bel lavoro!” esclamò Ilenia trovandosi davanti un notevole pezzo di carne, che anche se moscio era promettente. Lui farfugliò qualche cosa, ma non fece in tempo a ribellarsi che Ilenia, un po’ per sfida è un po’ per abitudine, si era già infilata in bocca tutto quanto e si stava dando da fare per vedere di riuscire a tirarlo su sul serio.

Non passò neanche un minuto che si sentì bussare forte alla porta e a malincuore Ilenia lascio il lavoro a metà, notando con piacere che c’era stato un notevole a rigonfiamento grazie al suo intervento professionale. Come una gazzella fece scattare la serratura.
Entrarono tutte, meno Michela, che evidentemente voleva godersi un po’ di più lo scherzo al suo amico. Flavia fu la prima a entrare nella parte. Il suo cappottino cadde giù, mostrando uno stacco di coscia invidiabile, mentre con le mani rapide si alzava la gonna e calava le mutandine. “Questo è il demonio!” urlò impazzita, additando la sua fica bagnata e depilata.

La “vittima” rimase paralizzata sulla poltroncina, mentre le quattro ragazze assatanate gli gridavano: “Spogliati!” a turno. Alla fine, vistosi in minoranza e un po’ titubante, obbedì.
Aveva davvero un bel fisico, a parte gli occhiali troppo pesanti. “E quello?!” Tania, che era rimasta in disparte si fece avanti afferrando con le sue unghie laccate il cazzo del ragazzo che se ne era rimasto mezzo moscio. Lo strinse talmente forte da farlo diventare viola, ma subito dopo gli dette un bacio sulla cappella ed iniziò a leccargli le palle. Diego rimase allibito dall’audacia delle donne e iniziò a gemere di piacere.
Flavia ne approfittò subito. Si mise a quattro zampe e si tenne larghe le chiappe. La situazione stava degenerando, avevano bevuto e se Michela non si sbrigava ad entrare, sarebbe finita in  una gang bang.

Le altre iniziarono a trastullare il suo cazzo, che volente o nolente cominciò a raddrizzarsi, mostrando di essere davvero notevole. Ilenia si mise i suoi boxer come se fosse un cappellino da chef, ed aprì il frigo. “Dove è il burro, che alla mia amica ci piace che ce lo mettono nel culo!”.
“Ma che burro!” Entrò Michela trionfante. Si era già spogliata fuori ed aveva addosso la lingerie sexy da cui pendeva uno strapon spaventoso, nero e turgido. In mano aveva una boccetta di lubrificante. Con passi decisi sui tacchi, arrivò da Flavia e versò una spruzzata di prodotto sul suo culetto.

Lasciò cadere il borsone aperto. Doveva aver fatto la gioia di qualche sexy shop, perché c’era di tutto. Dildo e vibratori, palline e gagball. Ogni cosa. “Prendete, care!” disse rivolto alle altre donne che erano già nude e stavano spompinado di brutto il ragazzo.
Diego, se fai il bravo, questo è per te!” Disse Michela tenendo con la mano lo strapon lungo quanto il suo avambraccio, che oscillò oscenamente. Diego impallidì. Sicuramente aveva riconosciuto la sua amica, ma non riuscì a balbettare nulla a parte “No! Il culo no!“.

Le sue aguzzine lo spinsero contro Flavia ed appuntarono la cappella ormai turgida e coperta di saliva sul suo buchetto rosa, facendola entrare di colpo. La ragazza squirtò immediatamente, infradiciando il pavimento, ma Michela era già pronta da dietro. “Il culo sì!”.
Diego venne poco dopo, riempendo la sua amica Michela di sperma bollente.
Dopotutto, era stata una festa delle donne davvero inusuale, e Diego non si era dispiaciuto neanche un po’ di sottostare al gioco delle sue sexy aguzzine.

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