Al termine della proiezione, della prima assoluta del film documentario “Il Seme della Bellezza” di Stefania Zambrano, si è tenuto un ampio dibattito e confronto di idee sui contenuti dell’opera.
Sono intervenuti protagonisti e collaboratori del film, personaggi della cultura partenopea, quali il prof.
Paolo Valerio ed un addetto ai lavori come il regista Stefano Incerti, che ha già guidato Stefania Zambrano nella propria opera cinematografica “LA PARRUCCHIERA”.
Naturalmente, il dibattito è partito da un pubblico attento alle problematiche evidenziate nel film, dal quale è emerso, come una necessità, il bisogno della divulgazione dell’opera nelle scuole superiori, dove ragazzi maturi sentono la necessità di sapere.
L’Assessore Simona Marino, delegata alle pari opportunità del Comune di Napoli, a nome dell’Istituzione ha ringraziato Stefania Zambrano per avere prodotto un’opera senza retorica, piena di emozione e sofferenza.
Ha sottolineato come, le sue esperienze personali hanno consentito di constatare che i rapporti sono strumentali , mentre nel mondo trans non è così, loro sono persone vere:
“questo è un film vero, nessuno recita; hanno messo in gioco la loro vita senza pudori”.
Certamente il film deve girare nelle scuole; il mondo non conosce l’esperienza della trasformazione, che è nota solo a chi conosce la vita della notte, mentre di giorno ogni cosa si dissolve.

 

IL DIBATTITO "Il seme della bellezza"
Paolo Cippolletta, regista e Simona Marino, Assessore delegato alle pari opportunità del Comune di Napoli


Il regista
Stefano Incerti ha evidenziato come l’opera non sia considerabile un documentario, ma un vero e proprio film, nel quale Stefania Zambrano ha messo in mostra qualità difficilmente riscontrabili in un esordiente.
Certamente, l’acuto della conduttrice Stefania Zambrano è stato quello di spingere i protagonisti a confessare:
“il film è forte e potente senza il tono pietistico del taglio giornalistico”, dunque “Brava Stefania !”.
Il regista Paolo Cipolletta ha voluto sostenere il titolo, ritenendo che Il Seme della Bellezzaè pertinente ai contenuti soprattutto attraverso una valutazione filosofica dei valori.
Questo certamente per dare una risposta a chi aveva chiesto se non era più opportuno titolare il film
“Il Seme della sofferenza”.
Inoltre, pur sostenendo la diffusione del film, ha messo in guardia sul particolare momento che sta attraversando la nazione, nel quale spira una forte aria, “olezzo”, di reazione.
Regina Satariano è intervenuta in un crescendo di valutazioni che si sono estese all’esterno del film, ma sempre partendo da esso.
Il documento filmato tratta esperienze molto diverse con personaggi anagraficamente distanti tra loro, che diventano testimoni di epoche diverse, anche se con risultati a volte simili.
“La prostituzione è una costrizione nel momento che non c’è alternativa”.
Regina ha richiamato alle proprie responsabilità il modo Trans, che non ha comportamenti omogenei; ci sono regioni che legiferano sul problema, altre che nulla fanno.
Le cose non cambiano se ci aspettiamo che altri le facciano per noi.
Oggi mi arrabbio quando vedo che le ragazze transessuali pensano solo al lavoro.
Quello che mi rattrista è che si arrivi a certe condizioni perché manca un aiuto proprio dal nostro mondo; non ci sono solo lustrini e pailette, c’è anche tanta, troppa sofferenza, la
rimozione della quale non possiamo delegare ad altri.
Le regioni Toscana ed Emilia Romagna, su spinte locali, hanno legiferato, ma la regione Campania dov’è ?
Non si può vivere solo di speranze; la Legge 164 è stata fortemente voluta e non è piovuta dal cielo; il cambio anagrafico è stato ottenuto.
“ O pretendiamo che ci accettino di notte e si dimentichino di noi di giorno ?”
“Noi abbiamo una guerra all’interno del nostro movimento
(Trans)” perché ci sono diverse sensibilità.

 

Dibattito alla prima del docufilm "Il seme della bellezza"
Regina Satariano, Stefania Zambrano e Stefano Incerti, regista


Dunque una Satariano combattiva, che ha vestito in pieno i suoi panni di rappresentante del Consultorio di Torre del Lago, senza peli sulla lingua o reticenze tattiche.
Il prof.
Paolo Valerio richiama Regina sul tema del dolore e della disperazione.
Il professore cita i percorsi di aiuto che a Posillipo seguono 140/150 famiglie con ragazzi che hanno problemi di identità di genere e ritiene che le nuove generazioni vedranno in modo meno drammatico questa tematica.
Cita suoi allievi, nelle cui famiglie si dice:
“Gay si, Trans no”, perché è la femminilizzazione del maschio quella che viene rifiutata violentemente.
Ora che l’omosessualità non è più considerata una malattia mentale, occorre maggiore consapevolezza per i propri diritti e non si può più rimanere nascosti.
Paolo Valerio mette in campo numeri e statistiche a sostegno di affermazioni provate, con un approccio ai problemi esclusivamente in chiave scientifica.
La
Presidentessa ATN Ileana Capurro sostiene e ringrazia per l’opera prodotta dalla Zambrano, che vede, come “nell’elogio della follia”, uno strumento che ha saputo rompere il muro della vergogna e dell’ipocrisia.
Chiude il dibatto l’autrice, raccontando la difficoltà – sollecitata dal pubblico- a reperire le testimonianze, dopo di che, un ultimo ringraziamento a
Piccole Magazzine Tv, senza il quale il film non si sarebbe potuto girare.
Dal pubblico si alza un’ultima voce, che vogliamo riportare fedelmente, perché è una sintesi dell’opera:
”LE TRANS SI SONO RACCONTATE NEGLI OCCHI DI UN’ALTRA TRANS”.
Cala il sipario, ma non finisce qui, in attesa di vedere
“Il seme della bellezza” sui grandi circuiti,
e, magari riadattato anche in una versione per le scuole superiori.

Dibattito alla prima del docufilm "Il seme della bellezza"
Paolo Cippolletta, Regina Satariano, Ileana Capurro (Presidente ATN) e Stefania Zambrano