Damron Address Book, la prima guida gay d'America, da cartacea diventa interattiva!Damron Address Book, così si chiama la più celebre e longeva guida gay d’America. Oggi si chiamerebbe Lonely Planet gay, una volta si sarebbe definita ‘Beadeker‘ ossia oggetto misterioso da tutti nominato anche se nessuno sa bene di cosa si tratti…ma sicuramente è un mito!

Nata nella Silicon Valley quando ancora nessuno osava pronunciare il suo nome, è un misto cartaceo di nomi, indirizzi e simboli. Bob Damron, l’ideatore di questa guida, partì da Castro nel 1965, quando l’omosessualità era reato in tutti gli Stati americani, tranne l’Illinois. Mappò l’America, puritana e omofoba, per rendere più facile la vita dei suoi simili. Il Damron Address Book quindi insegnava dove poter bere una birra in Pennsylvania senza essere picchiato. Oppure quale dei dodici locali di Los Angeles era da preferire…e così via. Per farlo quindi Damron viaggiò in 200 città e 37 Stati americani, prendendo nota sulle sue agendine che poi si trasformarono in piccole guide. Erano famose per le loro piccole dimensioni, perfette da tenere nella tasca di una camicia, e l’aspetto anonimo e impeccabile. Nel tempo poi i lettori telefonavano e scrivevano eventuali consigli e modifiche, rendendo la guida sempre al passo con i tempi.

Spesso però finiva nelle mani sbagliate e infatti la polizia la utilizzava per le sue incursioni. Per limitare ciò i luoghi non avevano descrizioni ma solo nome, indirizzo e una sigla, facendo sembrare la guida un codice dell’omosessualità americana. Le sigle, o meglio le abbreviazioni, erano ad esempio una ‘B‘ che significava ‘Black‘, ‘BA‘ per ‘Bare Ass‘ ovvero nudismo, ‘C‘ se servono caffè e ‘W‘ per Western Types ossia un pò cowboy. Inoltre un asterisco segnalava i posti particolarmente frequentati.

Damron Address Book, la prima guida gay d'America, da cartacea diventa interattiva!Dopo la morte di Bob Damron nel 1991 per Aids, il suo Address Book viene ancora pubblicato. Da sempre quindi si è trattato di un modo del tutto analogico, che da inizio anno però è diventato un progetto multimediale. A febbraio infatti, i due ricercatori Amanda Regan e Eric Gonzaba, hanno cominciato a mettere online tutte le edizioni della guida. Hanno quindi trasformato quella gigantesca massa di informazioni in una mappa interattiva in cui vedere, città per citta, anno per anno, quali e quanti locali, negozi e aree di cruising ci fossero. Il progetto è stato terminato in agosto, quando tutti i dati sono stati digitalizzati definitivamente. Questo quindi ha portato alla creazione di un’omografia urbanistica del Novecento americano, in particola dal 1965 al 1980. Scorrendo la mappa quindi si possono vedere luoghi ormai defunti e altri ancora in funzione come la discotechina Badlands a San Francisco. Ovviamente alcuni hanno cambiato nome, come il Pendulum bar, l’unico locale per gay afroamericani nel Castro, che oggi si chaiam Mainstream Toad Hall.

Mapping the Gay Guides, la guida digitale, in un certo senso, è anche una specie di risarcimento morale-digitale a tutti i luoghi fisici che hanno fatto la storia e la vita della comunità LGBT+ in America.

Cosa aspetti? Clicca qui per consultarla!

 

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