città lgbtq

quali sono le città lgbtq?

amsterdam, stoccolma,londra,berlino e san francisco le città lgbtq

città lgbtq

Riportiamo integralmente la bella intervista della giornalista Barbara Ardù di Repubblica a Raffaella Temporiti, Hr director di Accenture Italia, azienda che fa parte di Open for Business (la coalizione di 26 aziende multinazionali impegnate a promuovere i diritti Lgbt in tutto il mondo). Ha raccontato a Repubblica.it cosa significa portar avanti i diritti delle persone Lgbt e quali sono i vantaggi economici.

Intervista a Raffaella Temporiti, le città lgbtq
Ci sono città più aperte e dove fare businnes è più facile, altre più chiuse all’innovazione e alle diversità. E c’è un Report che esce annualmente che le certifica anche dal punto dell’accoglienza che riservano agli omosessuali.
Nell’ultimo, quello del 2018, viene fuori come l’inclusione della comunità Lgbt coincida ovunque con l’acquisizione di livelli più elevati di innovazione, maggiori competenze e una migliore qualità della vita. Questi, a loro volta, contribuiscono a migliorare la performance economica e l’aumento del Pil pro capite.
Tra le città più aperte ci sono Amsterdam, Berlino, San Francisco, Londra e Stoccolma.

Milano e Roma,insieme a Tel Aviv, Hong Kong, Johannesburg e Shanghai rappresentano una via di mezzo. Sono aperte, ma non troppo. Tra le più chiuse si contano al contrario Nairobi, Dakar, Kiev, Istanbul e Mosca. Sono 121 le metropoli prese in considerazione in base al loro grado di inclusività, competitività economica e progresso. Ventitrè i parametri economici e sociali utilizzati (consultabili qui).

Come si crea un’azienda dove le differenze di orientamento sessuale non influiscono sull’ambiente di lavoro?
Le politiche Lgbt friendly di Accenture sono declinate in modo trasversale su tutta l’organizzazione sia internamente, con momenti di confronto e networking organizzati ad hoc, sia esternamente, con il coinvolgimento dei clienti nelle iniziative di sensibilizzazione. L’azienda fonda il suo successo sul valore delle sue persone, che in Italia sono oltre 13mila, e delle loro singole peculiarità.
Il team di Inclusion & Diversity crea programmi di formazione, incontro, ascolto, volti a migliorare e monitorare l’ambiente di lavoro. Si tratta di online training, disponibili sempre e per tutti i dipendenti e sono mirati ad accrescere la consapevolezza sui vari aspetti della diversità.

Londra: città lgbtq
Cosa ha di più un’azienda dove le persone sono integrate e non c’è differenza tra neri, bianchi e omosessuali? C’è più produttività, più innovazione?

La diversità dei talenti è tenuta in forte considerazione proprio perché chi vive e lavora in un contesto inclusivo riesce ad esprimere a pieno il proprio potenziale. Basta leggere il Report 2018 “Open For Business: strengthening the economic case”, dove viene evidenziato come l’inclusione della community Lgbt coincida ovunque con l’acquisizione di livelli più elevati di innovazione, maggiori competenze e una migliore qualità della vita. Questi, a loro volta, contribuiscono a migliorare la performance economica e l’aumento del Pil pro capite. Allo stesso modo, le aziende che adottano un approccio inclusivo hanno maggiori probabilità di migliorare le proprie performance finanziarie.

Da chi dipende l’inserimento di questi lavoratori in azienda? Capo del personale e chi altro?
L’azienda non ha né il diritto né l’interesse a indagare l’identità sessuale dei candidati che desiderano entrare in Accenture o di chi già ci lavora. L’ingresso di una persona Lgbt non è monitorato e di conseguenza non dipende da nessuno. L’azienda offre semplicemente alle persone Lgbt le medesime opportunità che offre a tutti i candidati, senza che questo incida in modo negativo o positivo sulla valutazione dei recruiter. Essi seguono appositi training per saper identificare e superare eventuali pregiudizi inconsci.

Quello che accade dopo è che le persone, Lgbt e non, hanno la possibilità di iscriversi al network Lgbt Ally, una rete aperta a tutti i dipendenti Lgbt e alleati della community”. Qui gli iscritti si propongono come catalizzatori e ambasciatori dell’inclusione all’interno dell’organizzazione. Possono quindi contribuire a definire strategie e iniziative da implementare trasversalmente a tutta l’organizzazione.


Conta la linea tracciata dall’amministratore delegato?
Certamente, è fondamentale che l’AD indichi la direzione e, insieme a team specifici guidati da esponenti della leadership e dedicati in azienda alla valorizzazione della diversità, sostenga i programmi dedicati all’inclusione. Accenture ha un amministratore delegato globale, Pierre Nanterme, e uno italiano, Fabio Benasso, che credono fortemente nella necessità di creare un luogo di lavoro il più inclusivo possibile. Sono entrambi forti sostenitori di queste politiche aziendali che, oltre a consentire a ciascuno di vivere e lavorare in un ambiente inclusivo, sono capaci di valorizzare tutte le differenze, consentendo anche all’azienda, attraverso il confronto di punti di vista sempre diversi tra loro, di essere più flessibile e sempre pronta a interpretare e anticipare le esigenze del mercato e dei clienti.

Evviva le citta Lgbtq!