Dagli anni 70 ai giorni nostri

Fino a poco tempo fa, temi come il cambio di sesso, la transessualità e il travestitismo erano argomenti evitati dal grande schermo. Già il raccontare storie con protagoniste persone omosessuali è una barriera che si è esplicitamente infranta solo a partire dagli anni ’70, con film come “Cabaret” o “Punto Zero“.
Da fine anni 90, primi anni 2000, invece, finalmente Hollywood ha alzato il sipario sulla diversità di genere, con il film “Boys Don’t Cry“, basato su un reale fatto di cronaca, che narra le vicessitudini del giovane Brandon Teena, nato biologicamente femmina. Grazie a questo film Hilary Swank si aggiudicò il Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico e l’Oscar come migliore attrice, e, soprattutto, il pubblico iniziò ad interessarsi e ad empatizzare con i difficili percorsi di vita ed i pregiudizi che le persone trans affrontano ogni giorno.

Se la condizione transgender, da molti registi è stata prevalentemente affrontata con toni piuttosto cupi e negativi, come nel caso del regista spagnolo Pedro Almodovar con “Tutto su mia madre“, negli ultimi anni si sta registrando un’inversione di tendenza: film come Breakfast on Pluto eTransamerica hanno uno stile narrativo che rispecchia una nuova visione sui protagonisti all’interno della società, più leggera e scanzonata, ma non per questo ridotta a macchietta. Molto apprezzato è per esempio il film del 2015 “3 generations – Una famiglia quasi perfetta“, dove una perfetta Elle Fanning, interpreta una sedicenne che non si ritrova nel suo corpo ed è quindi determinata a diventare maschio. Poi ci sono pellicole come Una Donna Fantastica e il pluripremiato “The Danish Girl“, dove si racconta del primo transgender della storia, che pur narrando di eventi drammatici, riescono ad emozionare gli spettatori facendoli empatizzare con i protagonisti in modo particolare.

Per quanto riguarda l’Italia, pian piano qualcosa inizia a smuoversi anche da noi: “Arianna“, del regista Carlo Lavagna, racconta la storia di un ermafrodita, ed è stato ben accolto dalla critica quando è stato proiettato alla Festival del Cinema di Venezia. Anche il canale televisivo Real Time si è occupato di dare voce alle persone trans, con la mini serie-documentario Vite Divergenti: storie di un altro genere che offre uno sguardo sincero e lucido sulla realtà trans italiana.
Capitolo a parte meritano infine le serie tv, che sono il fenomeno del momento e sanno come attirare l’attenzione degli spettatori, tenendola viva fino alla fine. Non dovendo sottostare agli “incassi di botteghino”, a differenza del cinema, hanno una offerta vastissima di contenuti e non lasciano scontenti proprio nessuno. Tra le più note che affrontano tematiche transgender e di travestitismo, citiamo la notissima e premiatissima “Transparent“, e la amatissima “Orange is the new black?“, dove una delle protagoniste che interpreta la detenuta Sophia, l’attrice trans Laverne Cox, ha conquistato due anni fa la copertina del Time, segno che davvero i tempi, stanno cambiando ed essere trans non è più visto come uno spauracchio dalla società. Riguardo la copertina conquistata, la Cox ha affermato di essere una grande sostenitrice dei diritti Lgbt in America e che “mi batto da anni affinché le grandi testate si occupino di noi trans, e non lo facciano mostrandoci come animali da circo“.

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