Un importante passo avanti sulla strada dei diritti

La Presidente Bachelet, da quando era stata eletta nel 2014, aveva promesso una serie di riforme di stampo liberale per il Paese, questo nonostante il Cile sia noto per essere storicamente uno dei paesi più conservatori dell’America Latina.
A proposito dei matrimoni, per esempio, l’attuale legge in vigore nel Paese, li definisce come “un’unione tra un uomo e una donna”, mentre la nuova proposta vuole sostituire questa definizione con una più generica “unione tra due persone”. Ricordiamo inoltre che fino al 1999 l’omosessualità era considerata illegale in Cile. Inoltre, solo nel 2012 era stata approvata una legge contro i reati d’odio che includeva anche l’omofobia e, restando fedele alle promesse fatte, nel 2015 l’amministrazione Bachelet aveva legalizzato le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
Ora, questo nuovo disegno di legge prevede, oltre all’unione civile riconosciuta, anche la possibilità per le coppie gay di adottare dei figli. Un passo importante, sancito ulteriormente dalle parole della Presidente Bachalet che, durante la cerimonia per la firma della proposta di legge, tenutasi al Palacio de La Moneda, ha affermato che “non è né etico né giusto imporre limiti artificiali all’amore“. Queste parole hanno fatto scaturire i consensi degli attivisti per i diritti della comunità LGBTq, presenti all’evento, che rimarcano quanto questo sia “il primo fondamentale passo verso la fine della discriminazione sul matrimonio nei confronti delle coppie dello stesso sesso“.
La proposta di rendere possibile anche l’adozione alle coppie omosessuali non è invece vista di buon occhio dai suoi avversari politici. In particolare, l’ex Presidente conservatore del Cile Sebastián Piñera (in carica da 2010 al 2014), si è detto contrario in quanto vede questa mossa della Bachelet come potenzialmente vincente per accappararsi gli elettori progressisti in vista delle prossime elezioni di marzo, quando scadrà il suo mandato.