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Chi segna vince, il nuovo film di Taika Waititi ispirato da Jaiyah Saelua pioniera trans del calcio

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Jaiyah Saelua è la calciatrice transessuale che ha trasformato la squadra di calcio delle Samoa Americane da beffa a modello: trentacinquenne, stella del football americano samoano. La sua storia era già stata immortalata in un documentario uscito nel 2014 diretto da Mike Brett e Steve Jamison, entrambi produttori anche del film di Taika Waititi in cui recitano varie star di Hollywood. Il film narra la storia della squadra di calcio delle Samoa Americane che tentano una storica qualificazione alla Coppa del Mondo 2014 e dell’allenatore olandese-americano Thomas Rongen, nel film interpretato da Michael Fassbender, che l’ha guidata nell’impresa. Nella versione di Taita Waititi, diventa centrale il percorso di Jaiyah Saelua, interpretata dall’attrice non binaria Kaimana.

“Nel documentario sono stata presentata come uno tra gli elementi che hanno contribuito a strutturare la squadra, e questo è tutto” racconta la calciatrice. “Nella versione di Taika, invece, vengo vista come una protagonista; non io, ma Kaimana nel ruolo di me stessa, ed è stato toccante… Ha dato alla mia storia un’enorme rilevanza, attribuendomi un valore che non avevo mai avuto” dichiara Jaiyah Saelua. Il film esplora anche la cultura samoana americana dei cosiddetti fa’afafine (in italiano significa “come una donna”, ovvero ruoli di genere fluidi parte integrante della cultura samoana tradizionale). Saelua si identifica in questa comunità ed è entusiasta di vedere rappresentata sullo schermo l’identità fa’afafine: “Testimonia al pubblico una realtà del Pacifico e che è normale essere così” afferma Saelua, “Gli addetti alla produzione a volte mi contattavano per chiedere un contributo sul piano culturale sull’identità delle fa’afafine samoane e persino su quello sportivo. Mi hanno coinvolta durante la creazione del film, ma è stato solo nel 2019, quando sono stata invitata sul set mentre stavano girando alle Hawaii, che mi sono resa conto di essere al centro di un progetto molto più grande di quanto avessi inizialmente previsto. Provengo da un Paese in cui è del tutto normale e da noi non esiste stigma o tabù legato all’identità di fa’afafine: molte fa’afafine hanno ruoli di leadership nelle nostre comunità. Non è un problema, né qualcosa da celebrare nella nostra cultura. Per noi, il fatto che ci siano fa’afafine in posizioni di comando è semplicemente normale”.

Una qualificazione al secondo turno che ha cambiato la vita di Taika fin dal 2011, quando Rongen ha preso in mano la squadra: è stata riconosciuta ufficialmente come la prima persona transgender al mondo a giocare in un torneo autorizzato dalla FIFA. Dopo il riconoscimento e l’uscita del documentario nel 2014, Taika ha fatto un tour promozionale in tutto il mondo, partecipando a molti festival cinematografici. Poi, Gianni Infantino, presidente della FIFA, l’ha riconosciuta ufficialmente come una leggenda del calcio con una piccola cerimonia al termine della Coppa del Mondo femminile. La Saelua è stata inoltre l’unica donna trans, tra gli 800 delegati invitati in tutto il mondo, a partecipare alla convention del calcio femminile della FIFA. È apparsa sulla copertina della rivista FIFA nel numero di settembre 2016 e invitata a fare parte della giuria che sceglie il FIFA Diversity Award per sei anni consecutivi.

“Il fatto che il pubblico possa vedere le persone trans sullo schermo ha il potere di creare alleati o, per lo meno, simpatizzanti con le nostre esperienze. Credo sia importante” continua Saelue. “Sono una donna trans impegnata a giocare in una squadra maschile. Mi allineo a entrambe le narrazioni: quella conservatrice di estrema destra, secondo cui le donne trans dovrebbero giocare negli sport maschili, e quella trans, queer, arcobaleno, di essere inclusiva e visibile nella società. So che sarebbe stata una storia completamente diversa se fossi stata una donna trans a giocare nella nostra squadra nazionale femminile”.

FONTE IMMAGINE: https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2024/01/10/chi-segna-vince-film#00

Numa