Il cristianesimo fece del suo meglio per inculcare la castità e la continenza ai suoi fedeli.
La prostituzione era così fortemente intrecciata con la religione, che non solo riuscì a sopravvivere, ma veniva deliberatamente mescolata agli indecenti culti di certi santi.


Era sempre Priapo che gli ignoranti veneravano sotto il nome di san Guignolet o di san Grelichon.


Ed era sempre la prostituzione che, agli albori del cristianesimo, poneva le donne sterili in comunicazione diretta con queste sante statue.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: culto di Venere
Non solo in Grecia, tuttavia, il culto di Venere era così preminente e come quello di Priapo veniva venerato sotto altri nomi. Essa era Mylitta ed Astoret, Astarte ed Afrodite e persino Semiramide.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Milytta
Erodoto ci ha lasciato un resoconto in cui le donne babilonesi erano tenute a prostituirsi una volta nella vita a Mylitta. Le donne, quando erano entrate nel tempio, non potevano lasciarlo fino a che non avessero pagato il tributo. Il che, nel caso di donne giovani e belle non richiedeva molto tempo. Nel caso delle più vecchie e brutte invece richiedeva talvolta qualche anno.


Nelle lamentazioni di Geremia, si possono trovare altre allusioni ai costumi di queste donne.


Strabone, tre secoli dopo Erodoto, racconta all’incirca le stesse cose. Al tempo di Alessandro Magno pare quindi che la morale fosse ancora peggiore.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Strabone
Gli storici contemporanei affermano che nessun popolo mai fu più corrotto dei babilonesi.
Durante i loro banchetti le donne abbandonavano ogni freno di modestia, e persino le classi superiori non erano gran che migliori delle più basse prostitute.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Alessandro Magno
In Armenia, Venere era adorata sotto il nome di Anaiti, in un tempio speciale costruito come quello dedicato a Mylitta in Babilonia.


Nei recinti del tempio vi erano numerosissime persone completamente consacrate al suo culto.
Soltanto agli stranieri era consentito entrare nel recinto sacro alla ricerca di avventure amorose.
Le ragazze che si sacrificavano così sugli altari della dea non erano considerate indegne di trovare un marito: ciò che avevano fatto era stato compiuto esclusivamente in nome della religione.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Afrodite
All’atto pratico erano proprio quelle che avevano avuto rapporti con un maggior numero di stranieri che venivano considerate più degne dello stato matrimoniale.
Per i fenici Venere divenne Astarte, e aveva templi a Tiro, Sidone, Eliopoli, ed in altre città.
Essa era notevolmente diversa da Venere propriamente detta in quanto le venivano attribuiti contemporaneamente due sessi, quello di Adone (maschile) oltre che al proprio (femminile).


Questo fatto consentiva alle donne di vestirsi da uomo, ed agli uomini di vestirsi da donna nelle feste dedicate al suo culto: si può affermare che Astarte fu la prima dea transgender.
Non è privo d’interesse il notare che laggiù questo costume persiste ancora oggi.


Nella festa del Purim, che gli ebrei celebrano in onore di Ester, uomini e donne spesso usavano indossare gli uni gli abiti delle altre, ed in alcuni paesi si comportano ancora così.
Nel giorno chiamato “Martedì grasso” che si celebra attorno all’epoca del Purim, ancora ai primi del ‘900 questa usanza era corrente a Parigi.
Ester è probabilmente una corruzione derivata da Astarte, e l’interessante finzione della Bibbia può forse considerarsi ispirata dalla devozione alla dea fenicia.
I fenici erano grandi viaggiatori e costruirono molti templi ad Astarte nell’isola di Cipro.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Astarte
Sebbene all’inizio le donne indignate rifiutassero di prostituirsi in onore della dea, alla fine furono convinte, ed avevano l’abitudine di passeggiare lungo le rive dell’isola, pronte a vendersi a tutti gli stranieri che vi approdavano; questa usanza restò in vigore fino al secondo secolo dopo Cristo.
La Venere ermafrodita era dotata di barba e di tutti gli attributi maschili sotto gli abiti femminili, ed il suo culto includeva i più segreti misteri.
Questi si svolgevano nei boschi che circondavano il suo tempio ad Amatunte, ed uno degli uccelli di questo bosco, la cutrettola, le era dedicato.

Va tuttavia notato che la Venere con la barba rappresentava la dea celeste in quanto distinta da quella popolare dello stesso nome; l’una essendo la personificazione di un potere generativo generale, l’altra soltanto del desiderio animale o concupiscenza.
Sia come sia, resta il fatto che praticamente tutta l’Asia minore adottò il culto di Venere, che deificava gli appetiti sessuali, sebbene spesso vi unisse il culto di Adone.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Adonai
Adone è forse la stessa persona di
Adonai (il nome attribuito dagli ebrei a Dio) e personifica il maschio, senza il quale la femmina resta senza il frutto.
Gli antichi trasformarono in simbolo pressoché tutto in natura; le feste funebri celebrate in onore di Adone, che era stato ucciso da un cinghiale e così appassionatamente pianto da Venere, volevano in realtà significare che l’esaurimento delle forze fisiche, provocato dall’abuso, può essere riparato soltanto da un periodo di assoluto riposo.

Le feste di Adone erano molto popolari ed abitualmente attiravano una immensa folla.
Alle donne si chiedeva di sacrificare i loro capelli e la loro virtù, e vi era un gran piangere e flagellarsi con corde; poi, a questo faceva seguito una gioia immensa, che annunciava la resurrezione di Adone: cioè, naturalmente, la resurrezione del desiderio.
Sotto il portico del tempio i sacerdoti esponevano allora una statua priapica (dotata di un enorme pene) del dio, e seguivano le abituali scene di prostituzione.
Naturalmente bisognava pagare ogni cosa, dato che i sacerdoti di Venere, come quelli di tutte le altre religioni, raramente lavorano soltanto per “amore”.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Astoret
Quale che fosse il nome dato alla dea, e dovunque essa fosse venerata, pare che la prostituzione sacra costituisse la cerimonia principale; nessun particolare veniva modificato, eccetto naturalmente quelle cose che differiscono da un popolo all’altro.
Strabone dà lunghi resoconti di alcuni di questi templi, come quelli di Zela e di Comane che, dice, erano stati prodigiosamente arricchiti dal denaro guadagnato ad opera delle prostitute sacre.
Durante le feste, le vicinanze del tempio sembravano un vasto campo popolato da uomini di ogni nazione, che offrivano una bizzarra mescolanza di lingue e di vesti.

La stessa cosa accadeva a Susa, a Ectabana in Media, e tra i Parti, che erano per quanto riguarda la sensualità, i pupilli ed i seguaci dei persiani.
Persino le Amazzoni acconsentirono a rinunciare in parte alla loro proclamata castità attraverso l’introduzione del culto di Venere, che esse chiamavano, tuttavia, “la casta Artemide”.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Artemide
I Lidi, tra i quali il culto raggiunse i più alti fastigi della devozione, fecero conoscere Venere ai persiani dopo esserne stati sottomessi e conquistati.
Nelle armate lidie si trovavano danzatori e musicisti, addestrati alle arti della erotiche.
La musica divenne una specie di sprone alle orge che seguivano i grandi banchetti, cui i ricchi ed i potenti indulgevano, e che non risparmiavano durante questi spettacoli né il sesso né l’età.

CASTITÀ E PROSTITUZIONE: Semiramide