La notizia giunge dal quotidiano Repubblica, cronaca di Torino dell’1 dicembre scorso, anche se titolo e sottotitolo che vi compaiono sono completamenti fuorvianti.
Non è stata sconfitta la burocrazia e tantomeno il tribunale torinese accetta una rivoluzione.
Semplicemente il tribunale di Torino recepisce una sentenza della Cassazione e della Corte Costituzionale, che già altri 60 tribunali italiani, su 136, hanno recepito.
Allora la notizia vera qual’ è ?
A Torino gli avvocati referenti dell’ONIG ( Osservatorio Nazionale Identità di Genere), che trattavano casi del C.I.D.I.Ge.M (Centro Interprofessionale Disturbi Identità di Genere delle Molinette di Torino) seguivano procedure più lunghe e costose per le loro assistite.

Il Cidigem è nato nel marzo 2005 a Torino, è un centro di intervento clinico all’interno del quale opera una equipe di professionisti per la presa in carico dei pazienti che vogliono intraprendere il percorso di adeguamento medico chirurgico del sesso ai sensi della Legge 164/1982.
La struttura si occupa della diagnosi di transessualismo nei vari aspetti psicologici, psichiatrici ed endocrinologi; della cura mediante la terapia ormonale e, successivamente dell’intervento chirurgico.
Questi avvocati, specializzati nel trattare i casi di transessualismo non si erano accorti che la legge consente, da diversi anni, con una sola istanza di chiedere il cambiamento di sesso per via chirurgica e contemporaneamente anagrafica, quindi istruivano due istanze, con il raddoppio dei costi e tempi che si triplicavano.
Infatti, la giurisprudenza consentiva da tempo ai non operati di cambiare nome, mentre per chi voleva fare anche l’operazione erano necessari due provvedimenti: uno per l’intervento chirurgico e l’altro per i cambi nei documenti, poi a seguito di sentenze nate da una causa pilota, a Modena dell’avvocatessa Cathy La Torre, le cose sono cambiate.
Quindi, il merito di questa modalità più favorevole al mondo trans lo si deve certamente riconoscere all’avvocatessa Cathy La Torre.

Oggi, il dubbio che nasce è che, la mancata applicazione della procedura unica, non fosse imputabile ad un orientamento attribuito al tribunale di Torino, bensì forse si trattava di un interesse degli avvocati a tenerla per le lunghe per aumentare gli onorari.
Oggi, il dubbio che nasce è che, la mancata applicazione della procedura unica, non fosse imputabile ad un orientamento attribuito al tribunale di Torino, bensì forse si trattava di un interesse degli avvocati a tenerla per le lunghe per aumentare gli onorari.
Se così fosse, è evidente che le Trans sono state vittime di speculazione e patrocinio infedele ai loro bisogni, che hanno dovuto dare la precedenza a quelli dei loro legali.
Ora la battaglia potrebbe trasferirsi all’interno dell’ONIG e dell’ordine forense e tornare nell’aula di un tribunale, dove l’infedele patrocinio potrebbe costare caro a qualcuno.
Attenzione, si può cambiare sesso, ma si deve cambiare mestiere quando non si sa fare il proprio !