Genova, 10 marzo 2017, dal nostro inviato al Porto Antico.

Siamo tornati per la terza volta a Genova, nel giro di un paio di mesi, e la città si conferma come punto di riferimento nazionale per il mondo transgender.
L’occasione è stata data dal convegno/incontro sul “cambio di identità”, che è stato organizzato presso la comunità San Benedetto Al Porto, del compianto Don Gallo.
La notizia dell’evento era stata annunciata nei giorni scorsi, dal nostro sito, che ne aveva dato alcune anticipazioni ed elencato organizzatori e protagonisti.

Da sinistra Rossella Bianchi (Associazione Princesa, Genova), Regina Satariano, Marianna Pederzolli (Presidente Commissione Pari Opportunità Comune Di Genova)

L’evento non ha certamente deluso gli organizzatori, che hanno visto la presenza di un folto pubblico, dal quale è uscita una numerosa richiesta di adesioni.
La mattinata è trascorsa nella illustrazione dei programmi, con riferimento alle strategie ed alle scelte di minuta operatività, che devono essere poste in essere per ottenere il cambio dell’identità di genere.
I media locali hanno raccolto con grande interesse l’intera problematica, che è stata inoltre esposta con interviste ai singoli relatori, di cui a parte mandiamo on-line le nostre dirette.
La mattatrice della giornata non poteva che essere l’avvocata Cathy La Torre, visto l’argomento prettamente giuridico ed i successi da Lei ottenuti nelle aule dei tribunali.

Da sinistra Dott. Massimo Lavaggi, Nadira Queiroz, Dott.ssa Chiara Dalle Luche, Alinny Batista, Avvocata Cathy La Torre, Regina Satariano, Rossella Bianchi, Clara Pibiri, Domenico Chionetti (Comunità San Benedetto Al Porto, Genova)

Certamente va riconosciuto il merito della Comunità San Benedetto Al Porto, per essere stata ancora una volta, in prima linea a sostenere ogni concetto di “diritto” ed ogni eliminazione di “discriminazione”.
Sulla Comunità si deve ricordare quando essa sia vicina ad ogni categoria a rischio di emarginazione e come operi per il recupero di ogni disagio.
L’espetto terapeutico trova riscontro tra quanti essa accoglie, per problemi legati alla droga, all’alcol, al gioco, alla disforia di genere, all’immigrazione, al reinserimento dopo un periodo detentivo e/o in alternativa alla pena.
Di San Benedetto Al Porto si potrebbe parlare come di una “officina dell’anima”.
Tutte le esposizioni date, sullo specifico tema del cambio di identità, hanno concordato su toni ottimistici in merito alla possibilità dell’ottenimento.

Marianna Pederzolli (Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Genova)

L’aria in Italia è veramente cambiata, ma non bisogna abbassare la guardia ed affidarsi a persone competenti, che certamente non mancavano al tavolo della conferenza stampa.
Il nostro inviato speciale ha sviscerato, insieme all’avvocata La Torre, la problematica relativa al mondo dello sport, che tutt’ora è rigidamente diviso in gare tra atleti identificati dal sesso biologico, anche se almeno un episodio ha dato un riscontro diverso.
Nel settore sportivo c’è comunque molto da chiarire e normare, a tal proposito.
Un altro tema, che scaturisce dal cambio di identità, è quello del turismo nei paesi di stretta osservanza mussulmana, ma non solo, perché ci sono anche altri paesi che possono riservare amare sorprese.
In caso di ricovero ospedaliero, o di altre situazioni particolari, la persona transgender che ha ottenuto il cambio di identità, senza l’intervento chirurgico ed ha quindi mantenuto la struttura biologica d’origine, rischia di incorrere in un disconoscimento dell’identità legale, con conseguenze immediate non certamente felici.

Da sinistra: gli psicologi Dott.ssa Chiara Dalle Luche ed il Dott. Massimo Lavaggi; Regina Satariano e Nadira Queiroz

Il suggerimento che nasce, al momento, è quello di evitare le vacanze in questi paesi che applicano nel proprio diritto la legge coranica e di porre attenzione dove si va.
E’ noto che ciò che è consentito nel paese di origine, non potrebbe esserlo in quello di destinazione ed allora bisogna avere l’intelligenza di adeguarsi o, almeno, avere la consapevolezza del rischio, che si potrebbe correre.
La Comunità di San Benedetto Al Porto gestisce, tra le sue molteplici attività, una tipica trattoria genovese in zona portuale, dove molti convitati hanno trovato nel pranzo, a base di pesce fresco, un’ulteriore momento di socialità e confronto.
L’incontro si è concluso nel pomeriggio con la raccolta delle adesioni e dei dati anagrafici di coloro, che impazienti, hanno dato inizio immediatamente al loro cambio di identità.