A Roma, una ragazza è stata cacciata di casa dai genitori perché transgender. Purtroppo, l’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie che riguarda giovani trans rifiutati dalla famiglia e costrette a vivere per strada, senza aiuti.
Fortunatamente, la ragazza ha trovato ospitalità da un’amica di Cristina Leo, portavoce di COLT Coordinamento Lazio Trans, ma è solo una sistemazione provvisoria, nei prossimi giorni infatti dovrà lasciare l’abitazione.

Nelle ultime ore un appello social è stato diffuso da Cristina Leo e centinaia di persone si sono mobilitate per trovarle una nuova sistemazione e qualcosa sembra essere saltato fuori, nel privato. Anche le istituzioni si erano interessate al caso ma purtroppo circuito pubblico c’è carenza di strutture adeguate. “Il problema è che i servizi di accoglienza del comune sono percorribili, ma ci si va poi a trovare in contesti che non sono assolutamente adatti a quelli auspicabili per una ragazza transessuale cacciata di casa” – spiega Cristina Leo – “La maggior parte delle volte le persone che usufruiscono di questi servizi hanno problemi molto gravi (come ad esempio la tossicodipendenza), mentre invece chi si trova in mezzo a una strada come Laura perché transgender, ha bisogno di un ambiente protetto”.

A Roma, in realtà, esiste la Casa Famiglia Refuge LGBT, ma i posti sono limitati e ovviamente non riesce a soddisfare tutte le domande fatte nella capitale. “Le persone cisgender non hanno difficoltà ad avere un aiuto nel caso vengano messe alla porta dai genitori e per loro è facile arrivare ad essere accolte anche in strutture gestite da enti religiosi. Diversa è la questione per le persone transgender, spesso vittime di pregiudizi“- conclude Cristina Leo. Questa vicenda ha evidenziato ancora una volta come a Roma, ma non solo, manchino strutture adeguate a ospitare ragazzi in difficoltà, che accolgano a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.