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Buon Primo Maggio a tutt*

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La Festa del lavoro o dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti paesi del mondo, per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori, originariamente nate per la riduzione dell’orario lavorativo. Non tutti sanno infatti che questa festa nasce dalle manifestazioni per i diritti degli operai negli Usa. Nel 1866, fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge relativa alle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l’anno dopo, il 1º maggio 1867. La conquista delle otto ore lavorative, iniziata il 1º maggio 1867 soltanto nello stato dell’Illinois, ebbe una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense. Il 1º Maggio 1886, in occasione del 19º anniversario dell’entrata in vigore della legge dell’Illinois sulle otto ore lavorative, fu deciso dalla Federation of Organized Trades and Labour Unions come il giorno di scadenza limite per estendere questa legge in tutto il territorio americano, pena l’astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza.

In quel giorno, anche Chicago partecipò allo sciopero generale, in particolare la fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia sparò sui manifestanti, uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione a Haymarket Square dove si teneva il mercato delle macchine agricole. Gli scontri andarono avanti alcuni giorni e una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina. La polizia sparò ancora sui manifestanti: ancora oggi non si conosce il numero delle vittime, tanto meno chi abbia lanciato la bomba.

Il 20 agosto 1887 il tribunale condannò a morte August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte. L’11 novembre 1887, i condannati furono tutti impiccati a Chicago.

Successivamente Grover Cleveland presidente degli Stati Uniti d’America considerò che il 1º maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago. Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo.

Perché raccontiamo tutto questo?

Perché per dare dignità alle persone, siano etero, gay, transessuali il primo passaggio fondamentale è il Lavoro.

Tutto passa per il lavoro, lo dimostrano anche i recenti sondaggi effettuati nella comunità lgbt+ americana. Certo, è un problema complesso che riunisce tante tipologie di persone ma inevitabilmente per vivere è necessario il lavoro.

Poi, anche volendosi limitare all’aspetto psicologico, che ora sicuramente interessano anche la ricerca del lavoro stesso, per chi già è occupato, il non potersi dichiarare, porta inevitabilmente un impatto negativo sul lavoro, sulla qualità del lavoro e sulle stesse prestazioni lavorative.

Tenete presente che i lavoratori LGBT in Italia sono circa un milione, numeri di non poco conto.

 C’è ancora molta paura nel dichiarsi a colleghi e datori di lavoro, paura di subire scherno, molestie, discriminazioni dirette con una diversità di trattamento rispetto ai colleghi e indiretta quando le politiche aziendali creano svantaggio.

Uno studio di alcuni anni fa riportava che 25% degli intervistati provava disagio. Considerando che un ambiente più aperto e non discriminatorio avrebbe consentito all’88% del campione di dare qualcosa in più a lavoro, aumentandone il rendimento. Lo studio evidenziava anche la perdita economica di un’azienda che non adotta politiche anti discriminazione citando che tra i lavoratori LGBT non dichiarati, il 21% non si fidava del proprio capo, il 52% di questi avvertiva la precarietà o immobilità della propria carriera e solo il 48% era soddisfatto.

Una ricerca internazionale del 2018 ha indicato che il 58% dei lavoratori LGBT+ ritiene poco conveniente fare coming out a lavoro per paura di essere discriminati e il 60% teme una reazione negativa da parte dei colleghi dopo il coming out, il 42% teme di peggiorare la situazione lavorativa, il 33% teme addirittura possa incidere su eventuali promozioni.

In Italia pare che il 34% dei lavoratori alla loro prima esperienza lavorativa decida di non fare coming out. Gravano anche precedenti esperienze traumatizzanti, ambiente di lavoro poco incline o tendenzialmente omofobico (insulti e offese e battute sono all’ordine del giorno nei posti di lavoro) impediscono al 44% dei lavoratori di fare coming out. In generale, solo il 55% è esplicitamente dichiarata con tutti. In moltissimi preferiscono evitare e mantenere il riserbo. La paura di essere scoperti, comunque, ha comunque un impatto, spesso negativo, sulle prestazioni lavorative.

Pensate ora a quante persone, non solo hanno paura delle implicazioni psicologiche, ma non hanno nemmeno la possibilità di godere di una vita come tutte le altre, pensate a tutte le persone in transizione, a chi non ha i documenti in regola, a chi si sente in pericolo, bistrattato, costretto in qualche modo a vivere di nascosto, a chi è costretto a lavori in cui viene sfruttato, sottopagato, in cui non ha garanzie e tutele e non ha possibilità di chiederle, soprattutto a un governo come quello che è in carica in Italia. E avrete un quadro allarmante per il quale è difficile pensare di festeggiare, perchè c’è ancora molto lavoro da fare sul lavoro, perché l’accettazione e la visibilità passano necessariamente per la dignità lavorativa e sulla qualità della vita che il lavoro implica.

Ci auguriamo che si possa procedere al meglio, nel rispetto, nell’inclusività, nel progresso. Perchè qualunque sia la nostra identità siamo inevitabilmente tutti lavoratori. Buona Festa del Lavoro a Tutt*.

FONTE IMMAGINE: https://www.crushsite.it/it/incontri/2024/concerto-del-primo-maggio.html

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