Virginia Oldoini nota come contessa di Castiglione fu una delle amanti di Napoleone III.
La contessa di Castiglione cominciò a dare segni di pazzia quando la sua straordinaria bellezza cominciò a svanire, forse perché non si era mai interessata d’altro che del suo aspetto fisico.

BELLEZZA E FOLLIA
Infatti, non aveva interessi, non aveva amici e non era religiosa.
Non a caso, quando aveva vent’anni ed era al culmine della bellezza e della giovinezza, il marito, Francesco Verasis Asinari conte di Castiglione, di cui non si era mai curata, aveva predetto che il suo miglior amico, lo specchio, un giorno si sarebbe trasformato nel suo peggior nemico.


Virginia con il notevole patrimonio accumulato grazie alle relazioni con uomini ricchi e potenti, con cui si era consolata dopo essere stata lasciata da Napoleone III, aveva comperato un appartamento a Parigi, nella prestigiosa Place Vendome.
Da li aveva continuato nelle sue trame politiche, incontrando diplomatici, scrivendo lettere a uomini di stato e attribuendosi una influenza internazionale ben maggiore di quella realmente posseduta; tuttavia la predizione del marito si avverò con letale precisione.


Il più acerrimo nemico della contessa di Castiglione, come lei sosteneva, non era l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, ma il tempo.

BELLEZZA E FOLLIA: Francesco Giuseppe
Quando il figlio Giorgio, che Virginia aveva avuto all’età di 16 anni, divenne un giovanotto, temendo che fosse la prova vivente dell’avanzare dell’età, lo faceva vestire come un valletto e sedere con i servi nella parte posteriore della sua carrozza.
Poi si ruppe un dente e qualche tempo dopo, per un incidente domestico, le dovette essere parzialmente amputato un dito del piede: la sua bellezza non era più perfetta e cominciò ad odiare tutto e tutti; con il passare degli anni divenne sempre più stravagante.

BELLEZZA E FOLLIA: Giorgio
Quando compì 40 anni fece dipingere di nero pareti e soffitti, chiuse le imposte, girò contro il muro tutti gli specchi e smise di curarsi del proprio aspetto.
Talvolta riceveva vecchi amici, solo uomini perché odiava le donne, che però erano costretti a prendere il tè in sua compagnia completamente al buio.
A volte indossava qualche abito da ballo, ricordi di quando era al culmine della bellezza e del ruolo avuto nella politica europea, esclamando: “Sono io che ho fatto l’Italia!” o “Sono io che ho salvato il papa!”.
La sua bellezza svaniva e la sua stravaganza aumentava: i suoi magnifici capelli castani erano diventati bianchi ed il suo splendido seno poiché abbondante era divenuto cadente; Il suo seno era stato così bello che fu la prima nobildonna dell’ottocento a non indossare il corpetto.


L’unica compagnia di Virginia erano i suoi cani e trascorreva intere giornate a scrivere folli lettere a pochi amici; in una di esse scrisse: “Quanto più vedo gli uomini, tanto più amo i cani”.
Usciva di casa solo a notte fonda, quando per strada non c’era nessuno che potesse riconoscerla.
Portava a spasso i cani come un fantasma notturno avvolto in lunghe vesti nere.
Infine, la follia si impossessò definitivamente di lei: Virginia impedì ai servi di entrare nelle sue stanze, dove sedeva sola in mezzo ai rifiuti ed ai topi, immersa nei ricordi della passata bellezza.

A 62 anni, quando i servi, dopo una settimana in cui non erano riusciti ad entrare nelle sue stanze, decisero di sfondare la porta, trovarono il suo corpo in decomposizione e rosicchiato dai topi.
Le sue ultime volontà prevedevano che due dei suoi cani, morti da tempo ed imbalsamati, fossero ornati con preziosi collari e posti a guardia della sua salma durante la veglia funebre.
Poi, prima della chiusura della bara dovevano essere posti sotto i suoi piedi come cuscini.

BELLEZZA E FOLLIA
Inoltre, voleva essere inumata indossando la sottoveste, che aveva portato il giorno in cui per la prima volta era andata a letto con l’imperatore Napoleone III, che aveva sempre conservato in una teca come un trofeo inalienabile da mostrare a ricordo della storia.
La sua richiesta di portare al collo una famosa collana di perle bianche e nere di ben nove fili e di avere ai polsi due preziosissimi braccialetti non fu rispettata, perché i suoi gioielli vennero venduti per pagare i non pochi creditori.
Furono messi all’asta, a cui parteciparono molti interessati, e fruttarono due milioni di franchi.
E’ ignota la sorte che ebbero i due cani imbalsamati ed al suo funerale partecipò una sola persona: uno sconosciuto che presenziò per pura curiosità.
La contessa di Castiglione era morta il 28 novembre 1899 a Parigi, nella sua casa di Rue Cambon 14, dove si era trasferita dopo essere stata sfrattata nel 1893 dal prestigioso appartamento di
Place Vendome.


La famosa vestaglia da camera con la quale fece l’unità d’Italia è conservata al museo di Sarzana,
mentre la quasi totalità delle sue lettere venne bruciata dalla polizia segreta francese.
Nel 2011 il comune di La Spezia le ha intitolato una via “Largo Virginia Oldoini”, ma il suo corpo rimane a Parigi, nel cimitero del Père Lachaise.

BELLEZZA E FOLLIA
Un po’ poco, per una donna che contribuì effettivamente a scrivere una pagina della storia d’Italia e fu l’amante anche di
Vittorio Emanuele II, dei fratelli Doria, dell’onnipotente banchiere Rothschild e di Costantino Nigra.
Dell’effimero della bellezza non rimane che questo!