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Basta code separate: a Padova e Milano un po’ di civiltà

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L’8 e il 9 giugno prossimi si voterà per le elezioni europee e alcuni timidi segnali di civiltà si stanno facendo largo nel nostro paese: l’amministrazione comunale della città di Padova ha indicato ai presidenti dei seggi che nel prossimo weekend dovranno gestire i flussi per il voto con un’unica coda destinata a uomini e donne. Già nei giorni scorsi era stata Milano a dare indicazioni in tal senso a scrutatori e presidenti e per il momento sono le due uniche città italiane che adotteranno tali disposizioni.

Dopo le ultime riunioni queste indicazioni sono state trasmesse a tutti quelli che gestiranno le operazioni per il voto con l’evidente scopo di ridurre ogni difficoltà e disagio alle persone in transizione che si presenteranno ai seggi per votare, persone che sui propri documenti hanno con molta probabilità indicati nomi e genere a cui non appartengono ma anche semplicemente differenti nell’aspetto.

Francesca Benciolini, assessora ai servizi demografici, spiega: “Oggi, in modo completamente anacronistico, vale ancora la legge per cui sulla tessera elettorale di una donna sposata c’è il cognome del marito e sempre la stessa legge determina che gli elenchi siano divisi in uomini e donne, ma in realtà basterebbe fare in ordine alfabetico. Molte persone in transizione hanno segnalato questa problematica, dicendo di non voler andare a votare perché si sentono a disagio”.

Certo, per i presidenti di seggio non si tratta di un obbligo, ma è un’indicazione ben precisa e scritta anche sui manuali consegnati nei giorni scorsi.

Ricordiamo che a Bologna meno di due anni fa, Cathy La Torre, avvocata e attivista nella battaglia per i diritti della comunità LGTB chiese di verbalizzare che “la divisione delle file di elettori in maschi e femmine è altamente lesiva della privacy e della riservatezza delle persone in transizione di genere, la cui identità di genere è un dato personale particolare e necessita di essere trattato secondo quanto previsto dall’articolo 9 del regolamento 206/2018”. Quella volta lo scrutatore fu costretto a chiamare le forze dell’ordine asserendo che l’avvocata ha ostacolato le operazioni di voto.

Una discriminazione che, nonostante le petizioni e le richieste rinnovate negli anni, è ancora legata a una legge vecchissima (55 anni) che prevede la divisione ai seggi di uomini e donne. L’articolo 5 del decreto del presidente della Repubblica stabilisce che le liste elettorali siano suddivise per genere e i registri elettorali risultano di conseguenza separati. Sono tante le persone trans che sentono di aver subito discriminazioni, derisione o provato disagio.

Ricordiamo poi che alcuni mesi fa, in occasione del Super tuesday, primarie presidenziali, a Los Angeles è stato aperto il Connie Norman Transgender Empowerment Center al cui interno c’è il primo seggio elettorale degli Stati Uniti per le persone transgender e non binarie, luogo in cui qualunque persona può votare e dove i membri della comunità Lgbtq+ sono al riparo da abusi e discriminazioni e soprattutto potranno esercitare pienamente i propri diritti di cittadini americani, al riparo dalle molestie verbali.

Quindi ben vengano i piccoli gesti di civiltà e sensibilità di Padova e Milano. Sono possibili e auspicabili, senza troppo clamore né problematiche, in uno stato libero e democratico che rispetta i propri cittadini.

FONTE IMMAGINE: https://www.comune.segrate.mi.it/novita/notizie/dettaglio/Elezioni-Politiche-25-settembre-2022-indicazioni-per-i-cittadini-iscritti-allAIRE

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