“Ho vinto la laurea del mondo reale”

Una storia veramente toccante quella di Bambola Star, celebre icona transessuale brasiliana, punto di riferimento per tutta la comunità lgbtq, richiestissima come ospite e madrina agli eventi più importanti che si svolgono in Italia e all’estero. Andiamo a conoscere più da vicino la sua incredibile storia.

Ciao Bambola, è un onore poterti intervistare. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Ciao e grazie a voi. Vivo a Reggio Emilia ma provengo dal Brasile, da Município Tarauacá Acre, un villaggio situato nel cuore della foresta Amazzonica. Le mie origini sono indigene, esattamente vengo dalla terra indígena Igarapé do Caucho e la mia tribù è di Indios Kaxinawá. Mamma e papà li ho persi da piccola, ma lì vivono ancora tre miei fratelli.

Che origini particolari. Come è stata la tua infanzia lì?
Fin dall’infanzia, mi sono sempre sentita una bambina, pur avendo un corpo maschile. A 11 anni ho deciso di lasciare la foresta e di cercare altrove il mio destino. E’ stata una decisione sofferta ma sentivo che dovevo percorrere quella strada, non mi era possibile esprimerla vivendo al villaggio.
Lì non avevo l’opportunità di studiare, non c’era la scuola ed ero analfabeta.
Dal momento della mia partenza ho girato il Brasile, cercando stabilità, fino ad arrivare nella metropoli di Rio de Janeiro.

E lì che cosa hai fatto?
Li ho vissuto per diverso tempo sotto i ponti, per strada, con altri bambini come me, eravamo “meninos de rua”, per lo più orfani o provenienti da famiglie devastate da condizioni di vita inacettabili delle Favelas. E’ stato un periodo molto duro.
Per fortuna, un giorno, ho conosciuto una trans che mi ha preso sotto la sua ala protettrice e mi ha dato una mano ad elevarmi ad una condizione di vita migliore.

E in Italia quando sei arrivata?
Sono venuta in Italia, precisamente a Roma, quando avevo circa 16-17 anni. Roma è una città meravigliosa, che amo tutt’ora tantissimo.
Nella capitale sono stata notata da un regista, con lui ho girato il mio primo film e da lì la mia vita è cambiata; ho conosciuto tanta gente e mi sono fatta una immagine e un nome. Grazie anche al mio buon carattere ho poi ricevuto tantissimi inviti per partecipare a concorsi, eventi, compleanni.

Si può dire che tu sia un punto riferimento per il mondo trans, sei molto stimata.
Nonostante la vita mi abbia messa a dura prova e non sia molto studiata, dico sempre di aver vinto la “laurea della vita reale”, data dal mondo. Sono una persona che ce l’ha fatta.
Nella mia semplicità credo di avere portato molta positività alla comunità lgbtq. Per questo la mia presenza è molto richiesta.

A proposito della tua presenza a tanti eventi, che qualità deve avere per te una vera Miss per vincere un concorso?
Dal mio punto di vista, una Miss prima di tutto deve avere cultura, consapevolezza, portare rispetto al prossimo e dare il meglio di sé alla società, per far vedere che le trans non sono un peso ma persone professionali e intelligenti. Deve dar una visibilità buona delle trans al resto del mondo, per ottenere più rispetto e dignità.
Poi, deve sapere mettere in luce la femminilità e la delicatezza propria di una donna, qualità indispensabili.

Avendo tu visto davvero tanti concorsi, che cosa ti piace di più e cosa di meno, di questi eventi?
La cosa che mi piace di più è vedere tante trans realizzare un sogno. Un sogno che tutte noi portiamo dentro, ovvero quello di esibire la nostra bellezza in pubblico, dimostrare che anche una trans può fare concorsi e sfilare in passerella come le miss etero.
Quello che non mi piace invece è vedere che tante organizzatrici di concorsi sono poco unite e si fanno “la guerra”. Spesso vedo molta disorganizzazione, quando invece bisogna cercare di dare il meglio per gli ospiti e per gli artisti che si esibiscono ai concorsi. In generale, serve più riconoscenza per le persone che si spendono per dare visibilità ai concorsi che organizzano.

Serve quindi più coesione.
Si, serve coesione: è importante dare al mondo un’immagine unita del mondo trans, che già viene visto con diffidenza dalla società “normale”.

Si sente che l’essere uniti ti sta molto a cuore. Forse senti questa esigenza perchè ti manca la famiglia?
Sai, è successa una cosa molto bella, 5 mesi fa: ho scoperto che i miei tre fratelli sono ancora vivi e vivono ancora al villaggio, e in tutti questi anni non avevano mai smesso di cercarmi.

E’ fantastico! Come hanno fatto a trovarti?
Grazie ai social network e internet. In Brasile sono famosissima, nella città vicina al villaggio dove vivevo, mi seguivano e apprezzavano tramite il web. Un giorno alcune persone di là mi hanno contattata e abbiamo iniziato a parlare. Quando ho saputo da dove provenivano, ho mandato loro ad informarsi se al villaggio esisteva ancora qualcuno della mia famiglia. Se ne è interessato un professore che insegnava alla scuola locale; così ha trovato i miei fratelli e c’è stato il ricongiungimento.

Commovente, sembra la storia di un film. Cosa hai provato?
E’ stata una gioia meravigliosa ritrovarli e soprattutto essere accettata e riconosciuta come sorella-donna dai miei fratelli. Al villaggio sono molto tradizionalisti e non tutte le famiglie accettano le trans. Ora sono felice ma per me è anche difficile perchè voglio occuparmi di loro, senza dimenticare però che ho una vita in Italia.

Una situazione delicata.
Si. E’ dura gestire queste due culture così diverse, una indigena del mio popolo indios e una italiana. Ma devono imparare a convivere.

Che progetti hai per il presente e il futuro?
Onestamente il mio futuro è già “fatto”. Ora devo convivere con quello che voglio fare, ovvero del bene al mio popoplo indios.
Per ora voglio stare ancora in Italia, per aiutarli economicamente il più possibile, ma la vecchiaia la voglio passare al mio villaggio, con la mia famiglia. Voglio tornare nella foresta perchè alla fine è li la mia vita, dove sono nata. Voglio fare del mio meglio per la mia foresta e vivere una vita semplice e tranquilla,come sono io, magari in una piantagione o pescando pesci nei fiumi.

Non ti peserà lasciare l’Italia, un giorno?
Certamente. Amo l’Italia e gli italiani. E’ un paese che mi ha dato tantissimo e sono molto riconoscente, ma la mia natura è quella. Pur avendo vissuto negli agi fino ad oggi, non credo sarà un problema tornare alle mie origini. Bisogna seguire il proprio cuore.

 

 

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